“Storie di prima: prima dell’ultima guerra, prima del Concilio, prima di maggio ’68…In questi ultimi anni, abbiamo vissuto tutti un’accelerazione del cambiamento. Nella vita di ciascuno i suoi effetti sono incrociati con quelli dei viaggi, delle migrazioni.La sola costante è la nostra persona. Una sintesi può essere ricercata percorrendo il nostro passato individuale, ciascuno per sè, e raccontandolo agli altri” (Umberto Vidali)

 

Presentata ieri (giovedì 22 novembre, ndr) al circolo ricreativo e culturale “E. Curiel”,  l’autobiografia di Umberto VidaliLes Amarres Larguées (2012, edizioni Atramenta). Un racconto di emigrazione di un medico friulano che negli Anni ’50, poco dopo la laurea, si trasferisce in Belgio, poi in Lussemburgo, poi a Parigi per poi tornare definitivamente nel Granducato.

Una storia il cui filo rosso è l’impegno sociale intrecciato con quello professionale: prima come medico del lavoro tra i minatori di Charleroi, poi alla Ceca come responsabile degli studi sulle malattie professionali dei lavoratori del settore siderurgico, in Francia infine come fondatore dell’Agenzia che studia e fa conoscere con gli audiovisivi l’emarginazione dei portatori di handicap.

Un’esistenza di viaggi e curiosità, sempre vissuti con l’inseparabile moglie, al fianco degli ultimi. Una parabola, scritta con stile asciutto e senza fronzoli, che riporta l’autore in Lussemburgo per una riflessione su una vita dedicata alla medicina del lavoro e alla tutela dei più deboli.

Maurizio Cieri

 

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