Due serate dedicate al nostro immenso compositore, ad una della quali abbiamo assistito ieri, 9 marzo, nella meravigliosa cornice della Philharmonie du Luxembourg per l’esecuzione del Requiem di Giuseppe Verdi, una composizione che fonde perfettamente la sinergia tra solisti coro e orchestra: l’ensemble strumentale composto dalla European Academic Orchestra e la Music Militare Grand-ducale, magistralmente diretti dal Maestro Antonio Grosu. Capo fila dell’organizzazione : il Choeur de Chambre de Luxembourg

L’intenso colore del coro: Choeur de Chambre de Luxembourg meraviglioso sia nei pianissimi che nei fortissimi, con la sua intonazione perfetta. Un vero piacere ascoltarlo, in particolare nella fuga finale del “Libera me Domine”, eseguita in maniera ineccepibile.
E, degne di nota, le voci gravi dei solisti: il basso Charles Dekeyser e il mezzo Lilia Istratii con due timbri scuri eleganti, avvolgenti e carichi di pathos e calore.
Verdi scrisse il Requiem per la commemorazione di un suo grande amico, nonché un altro genio che ha segnato con la sua arte il Risorgimento italiano, lo scrittore Alessandro Manzoni. Un pezzo sacro di rara bellezza, con una potenza inimmaginabile che porta la spiritualità umana a vette altissime. Un capolavoro con una grandiosa struttura musicale, una potenza espressiva, e un supremo trattamento delle masse vocali e strumentali.
Ma siamo al limite del paradosso se pensiamo che Giuseppe Verdi scrisse quest’opera meravigliosa nel 1874, quindi un Verdi più che maturo, che proprio in quegli anni, sembra essere lontano, se non proprio estraneo a qualsiasi tipo di fede cristiana, al punto che la stessa moglie, Giuseppina Strepponi, arrivó a definirlo: un convinto ateo.
Ma ancora oggi, quando si ascolta questo componimento, si viene pervasi da un’aurea di sacralità che non può lasciare indifferente neanche il più agnostico ascoltatore.

(Testo e foto) Marco Democratico e Davide Francesca

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