Arriva l’estate: ricominciano le espulsioni dei clandestini in Lussemburgo

 

L’ho presa in braccio ieri, quella bambina scricciolo – di appena due anni- coi riccioli biondi, gli occhi azzurri e 3 dentini in bocca.
Avevo il suo nome e quello di sua madre scritti su un post it. Xheniia ed Eunika. Xheniia, la madre e Eunika, la figlia.
Piangeva nonostante le cure delle assistenti sociali e si è calmata solo quando un’altra bambina (di 11 anni) le ha parlato la sua stessa lingua. Le ha parlato in albanese, perchè l’albanese e il serbo sono le due lingue ufficiali del Kosovo. E lei ha la sfortuna di essere kosovara e, soprattutto, di non avere i documenti in regola in Lussemburgo. Lei e naturalmente la sua famiglia. Arrivata qui da qualche mese, cercando cosa ? Una vita migliore ? semplicemente ? banalmente ? una vita migliore: sapendo che il Kosovo, nelle cronache, è considerato dagli analisti “uno Stato criminale”. Cioè non uno Stato tormentato dalla criminalità ma uno Stato gestito dalla criminalità organizzata.

La gente parte, scappa, fugge, si sposta, evade, sfugge, fila, se la dà a gambe, diserta, volta le spalle, se la svigna, prendere il largo, sgattaiola, corre via. Ma per il Lussemburgo è tornato uno Stato sicuro.
Suo papà, appena ha visto la polizia, è fuggito, sperando di poter fare qualcosa da « uomo libero ».
La mamma, invece, è stata inviata insieme alla piccola nel Centre de rétention di Findel (vicino l’aeroporto) dove ha avuto una crisi di nervi. Quindi, l’hanno spostata alla Clinique Saint Zithe, senza la bimba che, sofferente di epilessia, è stata portata alla Kannerklinik per controlli. Da sola. La mamma piantonata dalla polizia in clinica. La bimba controllata a vista dai medici.
Poi la bimba è stata riportata al Centre de rétention. Da sola. Ed è proprio li che l’ho incontrata ieri pomeriggio. Piangeva ma poi si è calmata grazie all’aiuto della ragazzina 11enne. Ha iniziato a giocare tranquilla ed io, dopo aver parlato con Elvira, la mamma della giovane undicenne, sono andata via.
La loro vita – appesa al filo del destino – è stata decisa oggi dal Ministère des Affaires étrangères che ha organizzato un volo per Pristina. Xheniia ed Eunika. Eunika e Xheniia sono state messe entrambe sopra quel volo. Con altra gente.
Tra Lussemburgo a Pristina sono meno di 2000 km. In macchina ci si impiegano 18 ore o poco più. In aereo non lo so. Da Lussemburgo non partono voli di linea per il Kosovo.
Ma i voli speciali si. Ed da oggi, probabilmente, il Lussemburgo ha cominciato ad allestire codesti voli per alleggerire le stanze del Centre (de rétention, ndr) e per liberare lo Stato dai “clandestini”.
Come fa la Francia e anche l’Italia. Punto.
Ed ora chiudete gli occhi. Mettetevi nei panni di Xheniia ed Eunika. L’aereo atterra. Il portellone si apre. E voi due, sole, sulla pista, dovete ricominciare a vivere.

Paola Cairo

 

 

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