Precari italiani in Europa: un incontro a Bruxelles

Lo scorso 2 febbraio si è svolto a Bruxelles un incontro organizzato dal L.E.PR.I. – Laboratorio Europeo Precari Italiani, in occasione della presentazione del libro di Eleonora Voltolina “La Repubblica degli Stagisti”, nato dalle esperienze del suo omonimo popolare blog; è intervenuta anche Emilie Turunen, una delle più giovani Eurodeputate, autrice del rapporto di iniziativa parlamentare sulla promozione dell’accesso dei giovani al mercato del lavoro, rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti[1].

Il LEPRI, come gruppo dei precari italiani a Bruxelles, è stato creato nel 2010 in collaborazione con il Patronato INCA-CGIL del Belgio, con dei giovani e meno giovani, spesso con alta qualificazione e bassa o nulla retribuzione, che hanno deciso di lavorare insieme per promuovere i diritti dei precari, innanzitutto proponendosi come riferimento e punto di informazione e assistenza per tutti quelli che si trovano a vivere una situazione professionale e personale in termini di “precarietà”, che vuol dire in pratica la scarsità o proprio la mancanza totale di prospettive, al di là di promesse e di sogni. Questo succede in Italia come anche a Bruxelles, dove un gran numero di organizzazioni pubbliche e private di diversi paesi si avvale della collaborazione di un certo tipo di personale – tra borse di studio, dottorati, stage, tirocini, contratti a termine o a progetto o di ricerca, o persino “partite Iva” etc. – nelle condizioni più varie e riproducendo spesso le stesse condizioni al limite, o oltre il limite accettabile, che si trovano in Italia e non solo, e che alla fine, in pratica e in sostanza, si traducono in una sola parola: sfruttamento.

Il progetto LEPRI a sua volta si iscrive nel contesto dell’iniziativa “Giovani non più disposti a tutto” lanciata dalla CGIL nazionale, per la tutela dei giovani precari, proprio per la necessità di fare qualcosa di concreto e di forte contro una tendenza sempre più consolidata e si direbbe proprio sfacciata, approfittando della situazione del mercato del lavoro e della sempre più preparata, e feroce, concorrenza tra le persone per un “posto”, anche solo per pochi mesi, anche solo per pochi soldi o nessuno, ma almeno per “mettere il naso”, affacciarsi al mondo del lavoro dopo gli studi in cerca di una possibilità concreta, se si è una persona “normale” senza santi in paradiso e non si è disposti a qualunque cosa. “NON +”, appunto. E insomma, come e più che in Italia, anche in Belgio le figure professionali e le tipologie di contratto dei giovani lavoratori italiani sono molteplici – con contratti di diritto italiano, o di diritto belga, inglese, tedesco, o delle istituzioni europee… –, così come i dubbi, le insicurezze, i bisogni e le difficoltà che questi si trovano a dover gestire.

In una sala della storica “Fonderie” di Bruxelles si sono ritrovate quasi un centinaio di persone, con in prima fila i giovani precari con un’età media sui trent’anni, prima ad ascoltare ciò avevano da dire i promotori del progetto dell’INCA CGIL e l’eurodeputata, poi con la presentazione del libro come esperienza di raccolta di storie e di formulazione di proposte, e poi partecipando in prima persona, appoggiando in generale l’idea che da questa situazione si può provare ad uscire solo con l’impegno personale e la messa in comune di risorse, non rassegnandosi ad un isolamento o a “fare la guerra per proprio conto”, perché è proprio sull’individualismo, l’egoismo e la divisione dei lavoratori che può continuare a prosperare un sistema ingiusto e anche miope ed autodistruttivo. Specialmente se si compara con altri paesi, dove la situazione, pur se non ideale, offre migliori prospettive e trattamento a chi vuol fare uno stage ma perché sia effettivamente una porta d’ingresso al mercato del lavoro e di completamento e valorizzazione delle proprie competenze, e non un modo per farsi sfruttare come mano d’opera – o, nell’espressione di Voltolina, “cervello d’opera” – a poco o nullo prezzo: e non sono pochi i casi di giovani italiani che alla fine scelgono di emigrare, di andare a cercare, e trovare, qualcosa di più degno e più consono in paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Francia, la Germania o, appunto, il Belgio. Intorno al libro insomma, nel corso della serata non ci si è limitati allo sfogatoio di storie più o meno incredibili – ma vere! –, ma si è messo specialmente l’accento sul “C’è chi dice no” e sul “che fare”. Questa di Bruxelles, con ambizione di essere veramente europea, è già una prima interessante ed utile iniziativa: perché anche solo avere un riferimento per informazione e assistenza, pur non potendo fare miracoli, è già un primo importante passo avanti.

Il primo e decisivo fattore per risolvere un problema è prendere coscienza del problema stesso, e rendersi conto di non essere soli ad averlo, e quindi unire le forze per risolverlo.

Mario Gabrielli

Per maggiori informazioni e contatti:

– Giovani non più disposti a tutto: http://www.nonpiu.it

– Progetto Inca Cgil Belgio per la tutela dei giovani lavoratori precari in Europa http://www.osservatorioinca.org/index.php?p=text&cmd=details&tbl=sezioni_record&cat_id=12&id=649

– Pagina del LEPRI su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Lepri-Laboratorio-Europeo-Precari-Italiani/127860183948031

– Forum “Precari organizzati” del LEPRI http://precariorganizzati.attivoforum.com

– La Repubblica degli Stagisti: http://www.repubblicadeglistagisti.it


[1] http://www.europarl.europa.eu/sidesSearch/search.do?type=REPORT&language=IT&term=7&author=96703

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