Ieri, presso la sede della Corte di giustizia dell’Unione europea, Vittorio Di Bucci ha prestato giuramento e ha assunto le funzioni di cancelliere della Corte. Eletto l’8 settembre 2026 da giudici e avvocati generali, resterà in carica sei anni. Succede ad Alfredo Calot Escobar che si era dimesso qualche mese fa

Per Di Bucci si è trattato di un passaggio all’interno della stessa istituzione. Il 5 giugno 2023 era stato eletto cancelliere del Tribunale dell’Unione europea e ha mantenuto quella carica fino a ieri (7 ottobre). È passato, quindi, dalla guida della cancelleria del secondo organo giurisdizionale dell’istituzione a quella della Corte di giustizia, il più alto organo giurisdizionale dell’UE, che ha il ruolo di garantire che il diritto dell’Unione sia interpretato e applicato allo stesso modo in tutti i Paesi membri.
Di Bucci è italiano: è nato ad Asti nel 1963 e si è laureato in giurisprudenza all’Università di Torino nel 1986. Ha poi conseguito un diploma post-universitario in diritto comunitario a Nancy II, in Francia. La sua carriera è legata fin dall’inizio alle istituzioni europee. Nel 1987 è entrato alla Corte come giurista linguista e poi, tra il 1988 e il 2000, è stato più volte referendario del giudice Federico Mancini. Ha lavorato per molti anni al Servizio giuridico della Commissione europea, occupandosi di aiuti di Stato, antidumping, concorrenza e diritto commerciale. È autore di pubblicazioni su procedure dinanzi ai giudici dell’Unione, aiuti di Stato e unione bancaria.
Il cancelliere è il responsabile ultimo della cancelleria. Questa garantisce il regolare svolgimento dei procedimenti e la corretta gestione dei fascicoli, tiene il registro ufficiale degli atti processuali e fornisce assistenza giuridica e tecnica ai membri della Corte. Per ricoprire la carica servono la cittadinanza di uno Stato membro, una solida formazione universitaria e una conoscenza approfondita del diritto dell’Unione. Sono richiesti almeno 15 anni di esperienza professionale, in buona parte in funzioni di alta responsabilità. Il mandato dura sei anni.
(Red)