Mario Calabresi dialoga con Marco Missiroli al Teatro Parenti: storie di gentilezza, perdono e ascolto in un mondo che corre

Il libro “Le voci degli altri” (Mondadori, 2026) lascia spazio ad una serie di racconti che danno voce a persone diverse con problematiche diverse. Sono tutte persone “dimenticate”, quasi “invisibili” agli occhi di chi abita una vita frenetica, egoista e materialista. Calabresi, come sempre, va alla ricerca dei veri valori della vita, come l’ empatia, la socialità, il riconoscersi nell’altro.
In questi racconti troviamo la nonna che è rimasta l’unica italiana in un palazzo della periferia milanese e che ha trovato accoglienza, gentilezza e generosità da parte delle famiglie straniere, sue vicine; la donna che, per anni, spende le sue energie per dare un nome a persone scomparse e riesce a dare una risposta a due sorelle che cercavano la verità sul proprio padre da anni; il ragazzo che è stato picchiato e accoltellato da cinque giovani per rubargli 50 euro e che, invece, è stato ‘’derubato’’ da una vita normale, inchiodato ora sulla sedia a rotelle, ma che ha perdonato e abbracciato i suoi aggressori.
E tante altre storie…Calabresi, ancora una volta, punta sull’accoglienza, sull’ascolto, sulla capacità di vedere ” oltre” nell’altro. Solo cercando l’ incontro e non lo scontro si può creare una società in cui tutti trovano il proprio posto, anche se ciò può apparire utopistico. Ci deve essere la capacità e la volontà, come dice Calabresi, di vedere la complessità delle cose, perché non è tutto bianco e nero, ma ci sono le sfumature. Bisogna mettersi nella vita delle persone, aiutare senza avere nulla in cambio, fare sentire la nostra presenza come vicinanza e non perché abbiamo bisogno di qualcosa. Saggezza delle parole.
Anna Violante