Omaggio a Refaat Alareer, Locasciulli, Tosca e Daniele Silvestri illuminano l’Ariston di Sanremo. La memoria, filo conduttore del Premio Tenco 2025, è diventata voce, gesto, testimonianza. Nella terza serata della rassegna dedicata alla canzone d’autore, il Teatro Ariston si è trasformato in un luogo di raccoglimento e di resistenza poetica, dove la musica ha dialogato con la storia, la parola e l’impegno civile

A incarnare più di tutti questo spirito è stato il Premio Yorum alla memoria di Refaat Alareer, poeta e attivista palestinese ucciso a Gaza nel 2023 insieme a parte della sua famiglia in un bombardamento israeliano. Professore di letteratura inglese all’Università Islamica di Gaza, fondatore del progetto We Are Not Numbers, Alareer aveva dedicato la vita a insegnare ai giovani che la scrittura può essere un atto di libertà, un modo per “illuminare l’oscurità, anche nelle ore più buie”, come recita la motivazione letta sul palco.

Il premio, istituito con Amnesty International Italia per sostenere gli artisti che nel mondo difendono i diritti umani e la libertà d’espressione, è stato ritirato dal cantautore e giornalista Nabil Bey Salameh (Radiodervish), alla presenza di Federico Lera di Amnesty. Un momento di profonda commozione, suggellato dalle parole di Edward Said evocate nella motivazione: “La narrazione è uno strumento di resistenza.” e dalla standing ovation del pubblico Sul palco anche il Grup Yorum, storico collettivo musicale turco da cui il premio prende il nome, che per la prima volta ha portato la sua musica militante sul palco sanremese.

La memoria, intesa come radice e futuro, è stata anche il cuore dei Premi Tenco alla carriera consegnati a Daniele Silvestri e Tosca, due voci simbolo della canzone d’autore contemporanea. Entrambi hanno offerto performance che hanno unito emozione e riflessione, portando al pubblico non solo la propria musica ma una visione del mondo in cui arte e responsabilità si intrecciano.

Per Daniele Silvestri, la motivazione del premio parla di un “grande armadio della memoria” in cui l’artista romano sa raccogliere tanto l’evocazione di figure storiche quanto i frammenti minimi del quotidiano, trasformandoli in racconto collettivo. La sua esibizione all’Ariston ha ricordato come la canzone possa essere lente critica e specchio del tempo, capace di dare senso anche agli oggetti più comuni – una Y10 bordeaux, una carta di credito – e di rileggerli come simboli di un’epoca.

Tosca, invece, il Tenco 2025 ha riconosciuto la capacità di custodire e reinventare la memoria delle musiche del mondo, in particolare del repertorio latinoamericano che ha segnato la cultura del Novecento. Nelle sue parole e nei suoi arrangiamenti vive l’eredità di Sergio Bardotti e di una canzone che non teme la contaminazione, ma ne fa veicolo di coerenza e libertà. “Tosca è memoria geografica del suo tempo” recita la motivazione e la sua voce, intensa e consapevole, lo ha dimostrato in pieno.

Accanto a loro, il Premio SIAE a Mimmo Locasciulli ha aggiunto un ulteriore tassello alla riflessione sulla continuità e la profondità della canzone d’autore italiana. Cinquant’anni dopo il deposito della sua Canzone di sera, Locasciulli riceve un riconoscimento che va oltre la ricorrenza biografica: è un tributo a un percorso coerente, intimo, capace di fondere poesia e quotidianità. Nella sua musica, fatta di piccoli gesti, sguardi obliqui e un linguaggio sempre misurato, c’è l’essenza stessa della canzone d’autore: quella tensione tra racconto e introspezione che non si piega al tempo né alle mode. La sua carriera, attraversata da una continua ricerca di suoni e di parole autentiche, è la prova che la delicatezza può essere una forma di resistenza.

Infine, il Premio Tenco all’Operatore Culturale a Tito Schipa jr, pioniere dell’opera rock e traduttore dell’opera omnia di Bob Dylan, ha completato un’edizione segnata dal valore della memoria come atto creativo e collettivo. Al Tenco 2025 la musica è tornata a essere esercizio di memoria viva: un modo per non dimenticare, ma soprattutto per capire chi siamo e da dove veniamo.

Gilda Luzzi

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