Passione, belcanto, melodramma: l’Italia è il cuore pulsante dell’opera lirica. Questa conversazione con Taku Hayasaka nasce durante la sua partecipazione all’Opernwerkstatt di Waiblingen (in Germania, vicino a Stoccarda), il prestigioso laboratorio tedesco che negli anni ha ospitato e sostenuto anche numerosi cantanti italiani stipendiati e vincitori di borse di studio, diventando un trampolino di lancio per molti giovani artisti della penisola. In questo incontro, Hayasaka ci accompagna in un viaggio attraverso il repertorio italiano, svelando il suo rapporto con Verdi, Puccini, Rossini e l’arte di cantare in una lingua che esprime amore e dramma con forza unica

Molti grandi ruoli baritonali nascono in Italia. Come descriverebbe il suo legame con questa tradizione?
La mia voce di baritono lirico trova terreno ideale in compositori come Rossini, che ha uno stile molto cantabile. L’opera italiana offre una varietà immensa di ruoli per baritono, basso e persino tenore.

Nella foto: Maria Melts e Taku Hayasaka (©Peter Oppenländer)

Cosa prova quando canta in italiano?
Mi sento diverso rispetto al giapponese. La cultura italiana è più passionale: sulla scena posso esprimere emozioni e amori che nella vita privata non mostro. È affascinante interpretare personaggi così intensi.

Quali compositori italiani occupano un posto speciale nel suo repertorio?
Verdi certamente, ma i ruoli più impegnativi come Macbeth o Rigoletto li affronterò più avanti. Mi interessa anche Puccini: sogno di cantare Sharpless in Madama Butterfly, e Yamadori è un ruolo che potrei già affrontare.

C’è un ricordo legato a un’interpretazione italiana che la emoziona particolarmente?
Ogni volta che interpreto Rossini, sento una connessione profonda. Il suo stile lirico si adatta perfettamente alla mia voce.

Come prepara una nuova parte italiana?
Ascolto molte registrazioni per cogliere la musicalità, ma poi cerco la mia interpretazione personale. Leggo libri o guardo film collegati alla storia del personaggio. Così riesco a dare vita a emozioni autentiche.

L’opera italiana è famosa per il belcanto. Qual è la sfida più grande per un baritono lirico?
 Il controllo delle alte note e la capacità di mantenere leggerezza anche nei passaggi più drammatici. È una scuola che richiede disciplina e sensibilità.

Ha un legame personale con l’Italia al di là della musica?
Non sono stato a lungo in Italia, ma la sua cultura mi attrae. Ogni volta che interpreto un personaggio italiano mi sembra di viaggiare dentro quel mondo.

Che consiglio darebbe a chi vuole specializzarsi nel repertorio italiano?
Studiare molto, non solo tecnica ma anche lingua e storia. E non scoraggiarsi: spesso arrivano rifiuti, ma con perseveranza arriva la grande occasione.

C’è un ruolo italiano che sogna di interpretare in futuro?
Mi piacerebbe affrontare Verdi in opere come La Traviata o Don Carlo, ma senza fretta: preferisco crescere gradualmente per rispettare la mia voce.

Elisa Cutullè (Foto cover ©Peter Oppenländer)

Potrebbe interessarti anche questo

Comitato Lussemburgo per il NO al referendum costituzionale

Nasce anche nel Granducato di Lussemburgo il Comitato Lussemburgo per il NO al referendum costituzionale sulla Magistratura che si terrà in Italia tra il 22e 23 marzo. Il comitato denominato “Società civile per il NO nel referendum costituzionale” è composto…

Apertura e trasparenza: la Corte di giustizia dell’Unione europea modernizza la sua comunicazione digitale

La Corte ha lanciato tre importanti novità per una migliore informazione del pubblico e dei professionisti del diritto: un sito web ripensato, un motore di ricerca modernizzato e una nuova piattaforma audiovisiva al servizio dei cittadini europei Questa evoluzione si…

Terre rouge – Topographie du poète: un canto lirico alla memoria e al paesaggio vince al Max Ophüls Preis

All’ombra delle sale di Saarbrücken, dove dal 19 al 25 gennaio si è svolta la 47ª edizione del Filmfestival Max Ophüls Preis, ha attirato l’attenzione internazionale un lavoro insolito e profondamente poetico: Terre rouge – Topographie du poète, documentario di…

“Madonnas” tra l’Ilva e l’incomunicabilità: intervista alla regista Pola Kapuste

Presentato al Filmfestival Max Ophüls Preis di Saarbrücken, “Madonnas”(2025) un grido visivo che arriva da Taranto. Il film si muove su un confine sottile tra finzione e documentario, portando sullo schermo una realtà nuda e viscerale. Un ritratto familiare dove…