Scatti suggestivi della grande fotoreporter siciliana in mostra a Milano, a Palazzo Reale, fino al 19 gennaio

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Cosa dire dopo ave visto una mostra fotografica di Letizia Battaglia ? Una mostra come questa (Letizia Battaglia – Storie di strada) che ti scuote, ti strapazza e, nello stesso tempo, ti strugge, sviscera la rabbia che hai dentro e la poesia che ti fa vedere oltre.

C’è tutta la fotografia della Battaglia in questa mostra, tutta la sua storia. Foto diverse tra loro per soggetti e significati. Letizia Battaglia ha cominciato tardi la sua professione di fotografa, intorno ai 40 anni, quando era già sposata e con tre figli. Ha cominciato in un’età in cui una donna, all’epoca (Anni ’ 70) doveva fare solo la moglie e la madre. Invece lei si è messa in gioco: si è separata, ha lasciato una vita agiata e, da Palermo, si è trasferita a Milano. Qui è cominciata la sua carriera di fotografa. Di questo periodo sono gli intensi ritratti di Pier Paolo Pasolini, da lei considerato come un “Maestro”. Dopo qualche anno è tornata a Palermo per collaborare col quotidiano L’Ora, proprio durante gli anni più intensi delle guerre di mafia.

Letizia Battaglia era sempre presente, con un tempismo perfetto: ed è così che sono nate le sue foto più famose. Gli omicidi di mafia che, in quegli anni, hanno segnato una parte tragica della storia d’ Italia, sono stati tutti immortalati dal suo obiettivo. Via via che si guardano le foto, scorre la storia, quella con S maiuscola: Piersanti Mattarella, Peppino Impastato… Falcone che assiste ai funerali, conscio di essere una delle prossime vittime… Letizia Battaglia è stata la testimone di questo dolore e ha cercato di rappresentarlo nella sua drammaticità quasi per esorcizzarlo, perché il suo amore per Palermo si manifesta anche attraverso questa realtà devastante.

Non ha fotografato mai “il bello” in quanto tale, ma lo ha fatto affiorare dalla realtà che ha ripreso: cruda, drammatica ma, proprio per questo, vera.

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Anche quando sposta la sua attenzione sul quotidiano, questo diventa grottesco, drammatico, surreale. Questi aspetti si notano nei ritratti dei bambini, in questa infanzia “violata”, nella quale anche il gioco simula la realtà: bambini che giocano puntando le pistole avute in dono il giorno della commemorazione dei Morti (in Sicilia i doni li portano i «  orti”, ossia, i parenti defunti); come se i genitori volessero insegnare ai figli che solo con la violenza si ottengono il rispetto e la giustizia. Bellissime le bambine: soprattutto quelle magroline, con la frangetta, nelle quali la fotografa si riconosce. Bambini che sono diventati “grandi” troppo velocemente e il cui sguardo innocente tradisce, spesso, la desolazione che li circonda.

Un’innocenza rubata: che fine avranno fatto, una volta entrati nel mondo degli adulti? Il colore che, talvolta, spicca tra il bianco e il nero è come se fosse il desiderio di farcela contro le avversità della vita. Molto belli sono anche i ritratti di Berlinguer, Guttuso e Sanguineti, dei quali la fotografa siciliana ha colto le loro espressioni più caratteristiche.

Letizia Battaglia si conferma una fotografa di prim’ordine, a 360 gradi,  che mette passione nei suoi scatti per rivelarci l’essenzialità della vita.

Anna Violante

 

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