khaled

L’artista più famoso d’Algeria e fra gli artisti più importanti di tutto il continente africano vive nel Granducato da quasi 20 anni. Ha diffuso il genere raï, che significa “opinione” o “punto di vista”. L’ha fatto per rafforzare il concetto della libertà di pensiero che ha sempre espresso con la sua musica.

Intervista a cura di Paolo Travelli

Ha scritto canzoni straordinarie come Didi, Aicha, C’est la vie, Baktha, ricevuto tantissimi premi internazionali e collaborato con grandissimi artisti tra i quali Mylene Farmer, U2, Alan Stivell, Compay Segundo, Enzo Avitabile. Se dovesse fare un bilancio della sua carriera, cosa ancora le manca per completare il suo enorme successo?

Per completare la missione della mia vita mi piacerebbe vedere il Maghreb unito. Oggi ci sono troppe persone che fuggono dal Nord Africa per cercare fortuna in Europa. Io ho cantato qualche anno fa a Lampedusa nell’evento O’Scia (2006) organizzato da Claudio Baglioni. Ho visto delle situazioni molto difficili. Spesso l’Italia è lasciata da sola a gestire questa migrazione di massa e avrebbe la necessità di un aiuto maggiore da parte dell’Europa. Mi ricordo la mia giovinezza a Orano, sentivo l’esigenza di partire e lo avrei fatto anche a nuoto, ma sono riuscito a resistere e ad arrivare in Francia quando ero già molto conosciuto nel mondo arabo. Se queste nazioni fossero unite e libere, una gran parte di problemi si potrebbe risolvere.

(L’intervista completa si trova sul numero di PassaParola Mag di settembre in edicola e presso gli abbonati)

 

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