“Ora che te ne vai e mi lasci sempre meno sola, forse in qualche nota resterà qualcosa che per ora se ne va”…

Ha chiuso così, sulle note di Un Giorno Disumano, la due giorni romana del suo Hitstory Tour 2016 Gianna Nannini. E al suo pubblico, che le ha regalato il sold out entrambe le sere, resterà molto di più di “qualcosa”: resterà la vitalità dell’unica vera rocker italiana; resterà la passione per il suo lavoro e la sua incredibile capacità vocale; resterà la sua resistenza e la voglia sfrenata di mettere sul palco tutta se stessa.

 

Foto: Gilda Luzzi
Foto: Gilda Luzzi

Resterà a ciascuno, soprattutto, l’essere parte fondamentale del suo show, cantare insieme, ballare insieme, urlare insieme, sudare insieme, emozionarsi insieme. La location è quella del teatro della musica di Roma, l’Auditorium, dove l’acustica rende giustizia agli artisti, dove si possono cogliere le sfumature della voce e della musica ma dove l’arte si ascolta seduti in comode poltrone rosse, in giacca e cravatta e abito da sera. Con Gianna il teatro diventa un’altra cosa, il teatro vive e pulsa perché il suo pubblico – bambini accompagnati da giovani genitori, adolescenti, giovani coppie, cinquantenni scatenate e arzilli pensionati –  si trovano tutti sotto il palco a saltare e cantare, lasciando ampi posti liberi in platea e galleria e infischiandosene delle ripetute raccomandazioni della security.

E Gianna li sostiene e li accompagna dentro la sua storia, una storia artistica e personale, che è anche la loro. Canta pezzi mitici, quelli che hanno avuto più successo ma anche quelli che le piacciono di più, America, brano con cui ha aperto il concerto, Sei nell’Anima, Fotoromanza, Meravigliosa Creatura, Profumo, I maschi, Latin Lover, Ragazzo dell’Europa, Hey Bionda, Io, Avventuriera, Notti senza Cuore, Oh marinaio cantata col suo accompagnamento al pianoforte in un’atmosfera di grande suggestione emotiva.

Poi le nuove produzioni come Amica mia nata dalla collaborazione con Tiziano Ferro, Vita Nuova, Tears di cui è autrice che parla di incomprensione e di solitudine e Mama in cui la potenza degli archi del sestetto Red Rock Strings crea sublimi sensazioni. E poi, ancora, le sue versioni travolgenti di grandi successi come Ciao amore ciao, Dio è Morto, L’immensità, Amandoti e la nuova versione rock di Notte Italiane che trasforma definitivamente la sala Santa Cecilia in uno stadio di calcio.

Foto: Gilda Luzzi
Foto: Gilda Luzzi

Trenta brani, quasi tre ore di concerto, con Gianna che non si risparmia, sostenuta da una band formata da professionisti di ottimo livello, Davide Tagliapietra e Thomas Festa alle chitarre, Moritz Muller alla batteria, Daniel Weber al basso, Will Medini alle tastiere. Alla fine tutti insieme a ringraziare, gli artisti il loro pubblico, il pubblico Gianna e i suoi musicisti, in una totale fusione finale che è la consacrazione di uno spettacolo davvero indimenticabile.

Gilda Luzzi

 

Potrebbe interessarti anche questo

Il serpente e l’algoritmo: viaggio nel regno proibito della manipolazione moderna

“Siete pronti a sfruttare il potere che ha forgiato imperi?”. Con questa provocazione, quasi fosse l’inizio di un thriller psicologico, si apre “Manipolazione: cos’è, perché è un problema e come difendersi”, l’ultima fatica letteraria di Cass R. Sunstein, pseudonimo di…

Aumento del salario minimo: specchietto per le allodole

La preoccupante contraddizione del Lussemburgo. Stipendi molto alti, ma costo della vita tale da rendere sempre più lavoratori a rischio povertà. Alcuni politici e le parti sociali insistono per un considerevole aumento del salario minimo, ma il governo fa orecchie…

Stelle internazionali e ponti di umanità: il trionfo dei Radio Regenbogen Award

Un’esplosione di energia ha travolto il 10 aprile scorso l’Europa-Park Arena di Rust (Germania) in occasione della 26ª edizione dei Radio Regembogen Award. In un’atmosfera elettrizzante e davanti a una platea di 1.200 ospiti che ha registrato il tutto esaurito…

L’ascolto come viaggio: contro la dittatura della performance

Qual è la distanza tra il rumore del mondo esterno e la voce della nostra anima? Simone Cislaghi, filosofo e docente, affronta questa domanda nel suo ultimo lavoro “Partire. Il viaggio come metafora dell’esistenza” (Ugo Mursia editore, 2026). In questa…