È vasto e fantasioso il repertorio che Olen Cesari ha portato sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma giovedì 27 novembre nella Sala Sinopoli.

cesari

Olen Cesari, nato a Durazzo, è un virtuoso del violino  ma anche un vero e proprio maestro della versatilità stilistica. Dotato di un talento raro che lo fa essere un piccolo genio precoce della musica, si avvicina allo strumento ad appena tre anni.  A soli 17 anni diventa il più giovane violinista diplomato nella storia del Conservatorio di Santa Cecilia ed inizia un’intensa attività concertistica nelle più prestigiose sale di concerto italiane ed europee. Cesari è oggi un istrionico compositore di musica jazz e pop, un affermato esecutore sui palchi di tutto il mondo ed anche produttore e arrangiatore di brani di successo. Nella sua biografia non c’è scritto però che razza di persona sia questo ragazzone dall’aria spensierata, che discorre col suo pubblico come fosse capitato in una piazza piena di amici che non vedeva l’ora di incontrare.


Il violinista nel suo concerto a Roma è stato accompagnato dalla International Clandestine Orchestra, cinque strepitosi professionisti provenienti da differenti parti del globo accompagnano Olen Cesari nel tour Unexpected, che sta facendo conoscere la sua prima  pubblicazione da solista.

Con Cesari nel corso della serata anche eccellenti ed insospettabili ospiti a sorpresa che hanno eseguito vari brani dialogando con il suo violino elettrico.

Un viaggio di quasi due ore attraverso il mondo percorrendo scenari musicali e geografici,  grazie ai brani più famosi della musica internazionale e qualche composizione autografa dello stesso Cesari, brani composti a dire dell’autore,  per raccontare alcuni paesi del mondo con un sentire più determinato e personale.

Il  concerto in forma di viaggio parte dall’Ungheria con la famosa “Danza Ungherese” di Brahms, per spostarsi successivamente in Argentina, a Napoli con la “Tarantella”, ai Caraibi, nell’Europa dell’Est, non dimenticando la natia Albania  ed approdando al patrimonio musicale arbëreshë.
Un patrimonio musicale di enorme ricchezza migrato nel meridione italiano già  a partire dal  XV secolo e a più ondate successive, che ha storicamente arricchito la musica popolare di tutto il Mezzogiorno,  preservando le proprie tradizioni e l’identità albanofona che rischierebbe altrimenti di andare smarrita.

Alle spalle della band si ammirano immagini proiettate con grande gusto ritmico ed  efficacia evocativa: i primi passi ballerini di pinguini appena nati, una quadriglia di granchi che si urtano giosamente, pesci turbinanti e branchi di tonni che danzano come onde sonore nella loro muta potenza. Una proiezione continua  che racconta con straordinaria potenza evocativa ogni spettacolo vivente che abita il fondo  marino.
Olen Cesari durante la serata ha voluto spiegare al suo pubblico questa particolare scelta visiva: il musicista albanese sostiene da tempo l’associazione Marevivo, che da quasi trent’anni si occupa della difesa del mare e dei fiumi, della conservazione della biodiversità, promuovendo educazione ambientale e sviluppo sostenibile.

Splendido l’intervento della cantante Lavinia Mancusi, astro nascente della musica popolare,  che regala una  bellissima interpretazione della tradizionale canzone napoletana Cicirinella.
Molti altri applausi per Alessandro Mannarino, quel cantautore romano di cui non si può proprio ignorare il talento narrativo e la capacità di  tenere dentro ogni parola cantata una concretezza raggrumata di tutte le serate pazze e gli amori disordinati che (quasi) ognuno di noi ha conosciuto.

La capacità di Olen Cesari di entrare con il suo violino nella psicologia musicale di continenti anche molto distanti musicalmente è senz’altro un’ esperienza raccomandabile. Un consiglio  per ogni viaggiatore della musica che voglia andare  in cerca di  allegra e vagabonda felicità.

Valentina Pettinelli

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