Non si può difendere il capitano Schettino. Non voglio difendere il capitano Schettino. Che la giustizia faccia il suo corso e lui paghi gli errori commessi.

Si è detto, morbosamente, di tutto su di lui. Che rappresenta l’Italia peggiore. Che è la metafora vivente dell’italietta che ama l’uniforme e il comando, ma che è incapace di assumersi le proprie responsabilità. Che ben rappresenta l’anima vigliacca e meschina che è parte integrante dell’identità del nostro Paese.

Vi è, certamente, molta verità in tutto questo, a cominciare dalle evidenti responsabilità personali nel naufragio della nave Concordia.

Ma che dire di quell’Italia sempre pronta a stracciarsi le vesti e a gridare allo scandalo di fronte agli errori altrui? Che Italia è quella sempre famelica e avida di colpe da identificare, di criminali da accusare, di capri espiatori da immolare? E’ il caso di dirlo: è un’Italia con con poca…Concordia.

Non si puo’ difendere Schettino. Non voglio difendere Schettino.

Ma l’Italia migliore non è neppure rappresentata da certa stampa isterica che non sa parlare d’altro e da certi giornalisti che, volendo aumentare l’audience delle proprie trasmissioni, confondono l’informazione col giudizio, l’analisi dei fatti con l’analisi del sangue a chi, in quel momento, si trova sul banco degli imputati.

Una eclatante ed evidente colpa – come quella di Schettino – diventa occasione per praticare lo sport più antico e preferito da una gran parte degli italiani: quello dell’accusa isterica o dell’autodenigrazione totale del Paese.

L’Italia eternamente bacchettona non è migliore dell’altra – e cioè quella di chi sbaglia – per il semplice fatto che ne è lo specchio fedele.

Si muove e si fa sentire solo quando c’è lo sbaglio o si manifesta la tragedia.

Ma sta (colpevolmente?) zitta quando si tratta di affrontare le cause che, di volta in volta, provocano lo sbaglio o la tragedia.

Superficiali e gaudenti fin che non succede niente.

Colpevolisti e piagnoni quando succede l’irreparabile.

 

Roberto Serra                             

 

Potrebbe interessarti anche questo

Da “tornanza” a “pro-Pal”, le nuove parole del 2025

Le parole dell’anno con i neologismi più recenti come tornanza, droga degli zombie, affidopoli, allucinazione dell’intelligenza artificiale, keybox, pro-Pal, ma anche la qualunque e occhi spaccanti. E un tributo a Sinner con ingiocabile. Cronaca, politica, tecnologia ed economia hanno avuto…

Rimanere aperti: come la cultura difende la democrazia in Europa

In tempi segnati da polarizzazione politica, pressione sulle istituzioni pubbliche e attacchi mirati alla libertà artistica, la domanda non è più se gli spazi culturali debbano prendere posizione, ma come possano rimanere aperti senza diventare fragili. La tavola rotonda “Offen…

Riccardo Cocciante: “Notre-Dame de Paris” è un atto d’amore

Lo scorso 4 gennaio, il Palais des Congrès di Parigi non è stato solo un teatro, ma il cuore pulsante di un’emozione che dura da oltre un quarto di secolo. La dernière francese dello spettacolo di Riccardo Cocciante e Luc…

Veronica Fusaro: una voce internazionale in cerca di connessioni globali

Con l’uscita di Looking for Connection, pubblicato lo scorso 24 ottobre, Veronica Fusaro conferma la sua vocazione internazionale e la capacità di parlare a pubblici molto diversi tra loro. Le sue nuove canzoni, sospese tra indie-pop, soul e vibrazioni globali,…