I fiori e le problematiche della comunicazione

Nessuno è perfetto. Sembra quasi che nessuno sia in grado di rispondere a quello che la società si aspetta da noi: perfetti, belli, di successo. L’apparenza è importante e spesso lo è ancora di più l’immagine che viene proiettata all’esterno. Tutti i mezzi sono leciti e utili per raggiungere questo scopo e non si disdegna nemmeno la possibilità di aggrapparsi ad alternative per migliorare il proprio io.

Questo il pensiero di fondo dei clienti che si rivolgono a Veronica, fioraia/fiorista in nuce: le raccontano le proprie emozioni, i propri dubbi, i propri desideri per la vita a due, sperando e credendo al contempo, che le composizioni floreali da lei create possano essere il successo determinante del proprio rapporto.

In realtà non si tratta di “soluzioni miracolose” ma della semplice, ma anche rara, capacità di ascolto e di trasposizione di quanto ascoltato nel linguaggio dei fiori. Ma anche questo linguaggio non è chiaro e preciso: ci sono interpretazioni diverse, a volte anche completamente opposto di alcuni significati, per cui, come nella comunicazione “tradizionale” anche quella floreale richiede un contesto e un’interpretazione personale.

Sarà proprio il desiderio di mettere chiarezza nel marasma di significati che porterà Veronica a superare la sua paura più grande, quella di essere toccata, per aprirsi a Grant, conoscente d’infanzia dimenticato, ma anche a ritagliarsi una sua posizione nel mondo.

Una storia di delusioni, di abbandono, di invisibilità, ma anche di amicizia, fiducia nel prossimo e grande perdono. In un mondo in cui nessuno si ferma ad osservare un altro, l’avvicinamento alla natura riesce ad unire mondi e sentimenti.

Elisa Cutullè

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