Poesia e musica si specchiano in Concerto in nero. Dieci voci di donne del Rinascimento (Graphe.it Edizioni, 2026). Giorgio Podestà racconta la fierezza di Agnese Visconti, i versi di Isabella di Morra e i pregiudizi che hanno cancellato il talento femminile. Un debito di memoria verso donne che hanno pagato con la vita, e un monito che parla ancora al presente. Ne parliamo con l’autore

Il capitolo dedicato a Isabella di Morra si chiude con le terzine del suo Canzoniere (“I fieri assalti di crudel Fortuna…”). In che modo la poesia e la letteratura rinascimentale hanno guidato la genesi delle sue ricostruzioni narrative?

Insieme alla musica, la poesia ha avuto nella stesura di Concerto in nero un ruolo fondamentale. Potrei dire che sono come due specchi che guardandosi, si fondano (e non potrebbe esserci altro destino) l’uno nell’altra.

La figura di Agnese Visconti si distingue per il suo spirito fiero e per l’aperta sfida alle convenzioni di potere della Milano dei Visconti e Mantova. Quali aspetti inediti della sua personalità ha voluto far emergere durante la fase di ricerca e stesura?

Agnese Visconti emerge fin da subito come una donna volitiva, decisa, determinata a tener testa all’ostilità che la circonda. Questi sono certamente i tratti più affascinanti della sua personalità. Personalità che non arretra. Non abbassa mai lo sguardo. Caduta la signoria del padre Bernabò, cambiate repentinamente le alleanze politiche e familiari, Agnese sa di essere in pericolo, ma resiste. Oppone il suo orgoglio. Le trame del marito per liberarsi definitivamente di lei, ormai pedina inutile e scomoda, daranno, però, i suoi frutti e la Visconti pagherà con la vita.

Nel testo emerge la dicotomia tra la musica laica “segreta” eseguita a corte e le composizioni fiorite nei conventi. In che modo la ricerca sulle compositrici ed esecutrici del passato ha modificato la sua prospettiva sulla storia della musica rinascimentale?

La storia della musica come del resto quella della letteratura è spesso e volentieri una summa di pregiudizi. Pregiudizi che hanno condannato all’oblio talenti straordinari. Artisti di cui non si ricorda più nemmeno il nome. Una riscrittura si rende, dunque, necessaria, senza cadere però nella faciloneria. Nel politicamente corretto. Il talento e solo il talento, lo ribadisco con forza, deve essere il suo punto di partenza e di arrivo. 

Il saggio suggerisce che leggere queste pagine sia un “debito da saldare” nei confronti di queste donne. Quale messaggio fondamentale spera che il lettore porti con sé dopo aver ripercorso queste dieci vicende umane ed artistiche?

La speranza è che queste storie solo apparentemente lontane nel tempo facciano da monito. Smuovano definitivamente le coscienze, risvegliandole da un letargo a dir poco inammissibile. Diversi secoli sono passati dalle tragiche vicende di Maria d’Avalos o Agnese Visconti, ma violenza e sopruso sono però ancora qui, con il loro inaccettabile carico di ingiustizia e brutalità. L’eco di quelle vite spezzate nel fiore degli anni non può non indignarci. A noi oggi il compito (e il dovere) di dire no con tutte le nostre forze!

Elisa Cutullè

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