A Montpellier, il Festival Arabesques racconta da vent’anni il mondo arabo e
mediterraneo attraverso la musica, la danza, il teatro, il cinema e le arti visive.
Un viaggio culturale senza frontiere, dove tradizione e contemporaneità si
incontrano e il Mediterraneo diventa uno spazio di dialogo, contaminazione e
creatività

Dal 2006, il Festival Arabesques, nato dall’associazione UNi’SONS, ha trasformato
Montpellier in uno dei luoghi europei privilegiati per conoscere le molteplici
espressioni delle culture arabe e mediterranee. Giunto nel 2026 alla sua 21ª
edizione, il festival continua a costruire ponti attraverso l’arte
, mettendo insieme
artisti affermati, giovani talenti e nuove forme di espressione.
Musica, danza, teatro, cinema, letteratura e arti visive compongono un programma
nel quale il patrimonio culturale dialoga con la creazione contemporanea. Un
percorso che non guarda al Mediterraneo come a una frontiera, ma come a una
grande piazza comune, attraversata nei secoli da persone, suoni, idee e culture.
Dall’8 al 20 settembre 2026, Montpellier è tornata così a essere un punto d’incontro
per artisti, pubblico e professionisti provenienti da diverse realtà mediterranee. Tra le
novità dell’edizione, l’Arabesques Music Forum, ospitato al Domaine d’O dal 18 al 20
settembre, ha riunito musicisti e professionisti del settore in tre giornate dedicate alla
musica e alla creazione contemporanea.

Tra gli appuntamenti, il 18 settembre, anche il concerto dei Too Fuse, duo egiziano di
musica elettronica
. Nato dall’incontro di due musicisti legati da oltre vent’anni di
esperienza, il gruppo intreccia musiche africane, influenze mediorientali, sonorità
mediterranee ed elettronica. Tra Alessandria e Il Cairo, la loro musica strumentale
diventa uno spazio aperto all’improvvisazione e alla contaminazione.
È proprio nella capacità di mettere in relazione mondi diversi che risiede il significato
più profondo di Arabesques.
Il festival non si limita a presentare il patrimonio
culturale arabo, ma ne racconta la vitalità, le trasformazioni e le nuove generazioni.
Il Mediterraneo emerge così non come una linea che divide, ma come un territorio
culturale condiviso, fatto di incontri e influenze reciproche. Un mare che, attraverso
l’arte, continua a unire ciò che le distanze geografiche sembrano separare.
E Arabesques, da vent’anni, ne fa uno dei suoi racconti più significativi.

Amelia Conte

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