Il 26 aprile 2027 ricorrerà il novantesimo anniversario del bombardamento di Guernica, uno degli eventi più tragici e simbolici della guerra civile spagnola e, più in generale, della violenza bellica del Novecento contro le popolazioni civili. A pochi mesi da questa data, il professor Carlo degli Abbati propone una riflessione su quanto accadde in quella piccola cittadina basca il 26 aprile 1937, ricostruendo il contesto storico, le responsabilità politiche e militari dell’epoca, e il significato che quell’episodio ha assunto nella memoria collettiva, anche grazie al celebre dipinto di Picasso. Una riflessione che, come l’autore stesso sottolinea, non è soltanto un esercizio storiografico, ma un invito a non dimenticare, di fronte alle guerre che insanguinano ancora oggi il mondo
Guernica nel 1937 era una piccola cittadina, a 35 km. a nord-ovest di Bilbao nel paese basco spagnolo. Nel 1937 contava 3.700 abitanti cui si dovevano aggiungere numerosi rifugiati, dato che si situava in prossimità del fronte attivo della guerra civile spagnola.

Questa, iniziata come guerra civile localizzata nel 1936 aveva assunto presto un significato più alto come scontro ideologico fra un progetto rivoluzionario e uno controrivoluzionario , ma soprattutto nei suoi tre anni di durata dal 1936 al 1939 aveva dovuto assistere ad un massiccio intervento di eserciti stranieri nel conflitto, in cui si distinsero quello tedesco e quello italiano, per il sostegno che Hiller e Mussolini avevano dato ai nazionalisti insorti sotto la guida del Caudillo Francisco Franco contro la Repubblica istaurata il 14 aprile 1931. Nel campo opposto, combattevano i volontari delle Brigate Internazionali in cui si distinguevano 10.000 francesi, 5.000 tedeschi, 2.800 statunitensi, 2000 inglesi, 1000 canadesi. Ma anche 3.500 italiani inquadrati nella “Brigata Garibaldi”, fra cui i comunisti Togliatti, Longo, Vidali, il socialista Nenni, il repubblicano Pacciardi. L’anarchico Camillo Berberi e Carlo Rosselli, dirigente di Giustizia e Libertà, costituirono la separata “Colonna italiana Francisco Ascanio”. Alcuni italiani residenti all’estero partirono anche da varie parti d’Europa, tra cui anche da Lussemburgo. Ma, particolarmente rilevante nelle Brigate internazionali, fu anche la presenza degli ebrei. Nel Mausoleo di “Fossar de la Pedrera” a Barcellona, una fossa comune dei combattenti repubblicani voluta da Franco, porta una dedica.” Omaggio agli eroi tra i 7.000 ebrei volontari di tutti i paesi combattenti della Libertà in Spagna 1936-1939”. L’organizzatore delle squadre di guerriglieri che operavano dietro le linee nazionaliste fu in effetti un ebreo americano, Irving Goff, che doveva ispirare Ernest Hemingway e poi divenire la figura del protagonista del film “Per chi suona la campana” (for whom the Bell tools), magistralmente interpretato da Gary Cooper e Ingrid Bergman.
L’idea di attaccare Guernica con l’aviazione rientrava nelle difficoltà della avanzata per via di terra delle truppe franchiste verso Bilbao e i Paesi Baschi che tradizionalmente cattolici e storicamente carlisti, si si erano schierati dalla parte della Repubblica, per avere garantito uno spazio di auto-governo. Il generale Mola, responsabile dell’esercito franchista per il Nord della penisola aveva dichiarato nel marzo 1937. “Se la resa non sarà immediata, raserò al suolo Vizcaya, cominciando dalle industrie della guerra. Dispongo dei mezzi per farlo”. L’utilizzo della aviazione in realtà avrebbe avuto il compito non solo di accompagnare l’azione delle truppe, ma anche di terrorizzare la popolazione, riducendone le sue capacità di resistenza. L’esigenza franchista sposava anche perfettamente il desiderio del colonnello Wolfram Von Richtofen, capo di stato maggiore della legione tedesca Condor di provare le tecniche del bombardamento in picchiata e di saturazione, poi inserite nella guerra lampo, la Blitzkrieg, utilizzate durante la Seconda Guerra mondiale.
Il 26 aprile 1937, all’ora di mercato, verso mezzogiorno, cominciò l’attacco e la totale distruzione del piccolo paese basco del quale poi rimasero in piedi poco più di quattro rovine incendiate. La strage dei suoi abitanti fu completa. I velivoli tedeschi della Legione Condor vennero affiancati nell’attacco da velivoli italiani dell’Aviazione Legionaria. Mussolini aveva inviato in Spagna 763 aeroplani con 1.672 tonnellate di bombe. Guernica come obiettivo non era stato scelto per caso. Innanzi tutto, era la città sacra per i baschi, perché la famosa quercia situata davanti alla Casa de Juntas era ed è ancora simbolo delle libertà. Il presidente del governo basco, il lendakhari, insediato nell’ottobre 1936, Aguirre, proprio davanti all’albero sacro di Guernica aveva prestato il suo giuramento. In secondo luogo, in quel frangente difficile per le truppe franchiste occorreva piegare il morale della resistenza. Le foto di Guernica dopo il bombardamento circolarono e furono pubblicate. Seguì la decisone di Pablo Picasso di plasmare sulla tela quell’orrore e di esporlo nel padiglione della Repubblica Spagnola alla esposizione universale di Parigi del 1937. Certo, tutta la pubblicità data all’evento, il deliberato massacro di civili, non valse a cambiare le sorti della guerra, ma dette una consapevolezza al mondo di quanto di di orrendo sul piano umano stesse avvenendo in Spagna. La falce della guerra aveva colpito ovunque, gli uomini della Falange di José Antonio Primo de Rivera, come quelli delle Brigate Internazionali. La guerra civile avrà fatto in Spagna fra i 500.000 e i 600.000 morti, ma almeno 200.000 erano civili come il poeta Federico Garcia Lorca, ma anche come 7000 religiosi e tredici vescovi.
La guerra civile aveva cosi offerto quella “lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza”. Frase attribuita proprio per un paradosso della storia a Benito Mussolini. Ma che oggi di fronte alle mille Guernica in corso in Medio Oriente conserva tutta la sua tragica validità, anche per la rinnovata responsabilità, seppure non esclusiva, dei governi italiano e tedesco.
Carlo degli Abbati