Padre Joseph Tanga Koti (centrafricano, della Società delle Missioni Africane) da poco più di un anno è in forza alla Missione Cattolica Italiana con sede a Lussemburgo -Bonnevoie. Prima di raggiungere il Granducato è stato segretario generale della Conferenza Episcopale Centrafricana e direttore accademico dell’Istituto Cattolico Missionario di Abidjan. Per anni ha insegnato Sacre Scritture. In questa bella intervista ci parla con entusiasmo degli italiani e delle italiane dei quali si occupa

Come nasce la tua attività nella comunità italiana di Lussemburgo?  

Con l’accordo dei miei superiori e dell’arcivescovo di Lussemburgo sono arrivato il 15 dicembre 2024 per un periodo sabbatico. Per un inserimento pastorale sono stato mandato nella comunità italiana che mi ha accolto con gioia e inserito nei servizi dei sacramenti, della catechesi e della vicinanza alle famiglie, soprattutto nei momenti più significativi della loro vita.

Padre Joseph Tanga Koti

Cosa trovi di particolare nella comunità italiana di Lussemburgo ?

La straordinaria ricchezza culturale e spirituale, la partecipazione numerosa alle celebrazione dell’Eucaristia, l’impegno di Padre Ehret, la comunità “formato famiglia”,  quasi tutti si conoscono, la pratica regolare delle confessione, l’apertura alle proposte di approfondimento spirituale, come per esempio il gruppo biblico, il grande numero di bambini e giovani che partecipano al catechismo a diversi livelli, il grande numero di adulti che partecipano al corso pre-matrimoniale, i tanti catechisti volontari. E ancora : l’impegno degli adulti che si preparano alla Cresima e/o al  matrimonio, il servizio di carità  tramite doni e cene di  beneficenza, l’animazione della Messa per opera del coro. Insomma : una comunità viva ! 

Quali sono le maggiori difficoltà e quali sono le più grandi soddisfazioni nel compiere il tuo operato?

Le più grandi soddisfazioni sono tante : l’inserimento in una comunità accogliente e fraterna; il fatto che dalla comunità italiana vado ad aiutare anche altre comunità, quando ce n’è bisogno; la collaborazione fraterna con gli altri sacerdoti; vedere le famiglie unite e impegnate ad approfondire la loro vita spirituale; vedere numerose persone che si preparano ai sacramenti; l’interesse degli adulti per il corso pre-matrimoniale e il matrimonio in chiesa; la visita agli ammalati; la devozione alla Madonna; vedere la fede diventare concreta, portatrice di speranza e di amore; condividere le sofferenze delle famiglie quando celebro i funerali, incontrare le persone e infondere in loro un po’ di speranza.  Ed infine : la condivisione della Parola di Dio nel gruppo biblico LOGOS. Con la grazia di Dio non vedo per il momento grosse difficoltà nel mio operato. Però, essendo la vita molto cara, alcune famiglie possono vivere sotto pressione, con problemi economici, familiari o sociali, e la fede rischia di venire trascurata.  

Come è cambiato oggi il modo di operare per un parroco rispetto al passato?

Essendo arrivato qui solo un anno fa, mi viene difficile rispondere. Posso dire che oggi il prete deve essere molto più vicino alla realtà sociale delle persone, oltre che una guida spirituale. Celebrare la Messa è sempre molto importante. Poi bisogna anche ascoltare, accompagnare, capire i bisogni dei giovani, degli anziani, dei migranti. La comunicazione digitale è diventata uno strumento importante: social media e gruppi WhatsApp permettono di restare in contatto e diffondere la Parola di Dio. Inoltre, oggi c’è una maggiore collaborazione con le realtà laiche e con le varie associazioni per rispondere ai bisogni concreti della gente.

Quali sono le categorie sociali più in difficoltà oggi e perché?

Notiamo molte difficoltà tra gli anziani soli, le famiglie in difficoltà economica e i giovani che faticano a trovare un lavoro stabile. Anche i migranti senza lavoro e le persone sole sono molto vulnerabili: hanno bisogno non solo di beni materiali, ma di un vero accompagnamento umano e spirituale.

Chi vuole aiutare come può farlo?

Chi vuole aiutare può farlo in diversi modi: insegnando il catechismo, sostenendo materialmente le persone in difficoltà, risponendo ai bisogni particolari della comunità, offrendo tempo e ascolto agli anziani e a persone che vivono da sole, partecipando alle attività parrocchiali di volontariato, condividendo le proprie competenze professionali per aiutare chi è in difficoltà a ricostruire la propria vita, partecipando alle spese della comunità con un contributo, anche modesto, sostenendo un progetto in Repubblica Centrafricana o altrove come impegno missionario. Insomma, ogni piccolo gesto di solidarietà, unito alla preghiera, costruisce una comunità più viva e accogliente per la più grande gloria di Dio.

Maria Grazia Galati

www.unitineldono.it

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