Una conferenza molto interessante è stata organizzata dall’OGBL e dal relativo sindacato Educazione e Scienze (SEW) lo scorso mercoledì 4 febbraio alla Chambre des Salariés. Il progetto Alpha partirà il prossimo anno scolastico e permetterà ai genitori di scegliere se far studiare i propri figli in tedesco o in francese. Alla tavola rotonda si sono confrontati esponenti del Governo e addetti ai lavori. Il sindacato ha detto la sua. Un confronto ricco di punti di vista molto divergenti


A prendere la parola per prima è stata Pascale Engel de Abreu, ricercatrice all’Università di Lussemburgo (esperta di psicologia infantile e sviluppo cognitivo), la quale ha spiegato che i bimbi sono ”programmati” per apprendere tutte le lingue del mondo senza nessun problema, senza fatica. Ha poi aggiunto che la lingua non si impara per forza a scuola, a differenza dell’alfabetizzazione. I bimbi di origine portoghese o italiana avranno più facilità con un approccio francese, ma questo non significa che non impareranno comunque bene il tedesco in seguito. La Abreu vede positivamente questo progetto, comprende chi vuole fare una scelta alternativa al tedesco e consiglia comunque di non far mai abbandonare ai propri figli l’uso e la conoscenza della lingua materna. Le fa eco Suzana Cascao (ricercatrice al LISER). Lei, da portoghese sposata a un italiano, ha infatti ammesso che per i suoi figli, giunti in Lussemburgo da expat, l’integrazione linguistica non è stata facile. È stata poi la volta di Francine Vanolst (direttrice generale dell’insegnamento primario al Ministero dell’istruzione) che ha illustrato con entusiasmo il progetto pilota lanciato  nel 2022 in 3 scuole nel Sud del Paese e in una a La Rochette. Ha detto che i professori hanno operato in perfetta sinergia  con i genitori, i quali hanno seguito molto i consigli del corpo insegnante. Ha sottolineato la coesione fra le classi di lingue diverse,  i cui allievi interagiscono per numerose attività attraverso il lussemburghese. E che comunque la seconda lingua arriva dopo 4 anni, in tempo per apprenderla senza rischiare un divario con i compagni di scuola che avranno scelto precedentemente l’idioma alternativo. Incalzata da Gilles Bestgen (segretario centrale del SEW, sindacato Educazione e Scienze dell’OGBL), che ha moderato la tavola rotonda insieme a José Correia (giornalista e segretario centrale del Dipartimento Immigrati dell’OGBL),  la Valnost ha assicurato che il feedback dopo tre anni di progetto pilota (sotto l’osservazione di esperti lussemburghesi e stranieri) è stato sufficiente per partire sicuri con il nuovo sistema. Di tutt’altro parere è Joëlle Damé (insegnante e presidentessa SEW/OGBL), la quale è convinta che, una volta giunti alla scuola secondaria, i giovani che avranno scelto il francese alle elementari saranno svantaggiati perché non masticheranno bene come gli altri la lingua tedesca e lussemburghese.  Il suo scetticismo sul progetto Alpha è inoltre suffragato da una convinzione: non ci sono ancora risorse sufficienti e personale formato per sopperire alle necessità che inevitabilmente una “scuola binaria” richiederà nei prossimi anni. Soprattutto, mancando il personale ad hoc, ci saranno molti meno insegnanti di sostegno e a pagarne le conseguenze saranno i giovani con problemi di apprendimento. Per non parlare del materiale didattico molto scarso. “Il progetto è partito troppo presto, un feedback su tre anni è insufficiente e non si sarà pronti per il ciclo medie-superiori” ha tuonato la presidentessa del SEW.    A sostenere Alpha sono state invece tre considerazioni. La prima della Vanolst: “la scelta fra due lingue permetterà a molti genitori più vicini al francese di aiutare di più i figli a studiare”; la seconda della Abreu: “a volte una materia studiata in una lingua ostica la fa detestare e questo è un rischio sul rendimento che, scegliendo una lingua più consona, si può evitare”; la terza della Cascao: “meglio non dare un’importanza esagerata alla conoscenza perfetta di una lingua, meglio piuttosto saperne più di una anche se non benissimo poiché ciò che conta è la coesione attraverso un idioma  veicolare.  Per la Cascao “sarà inoltre importante lavorare molto sull’orientamento verso il ciclo secondario” e ha concluso dicendo che “comunque lo scopo è quello di crescere insieme e non di ghettizzare”. Qualcosa di positivo l’ha aggiunto anche Joëlle Damé, ammettendo che questo progetto permetterà almeno di combattere l’abbandono scolastico, sebbene non ha taciuto sul fatto che a suo avviso si è trattato di una scelta assolutamente politica. Interessante l’osservazione della Abreu, la quale ha dichiarato che il trilinguismo perfetto non esiste e che spesso si è strumentalizzata l’importanza della lingua lussemburghese a seconda dei contesti e delle convenienze. Ha dato poi ragione alla Damé sul fatto che la vera incognita è comunque la scuola secondaria. La dirigente del ministero ha poi ribattuto che Alpha nasce per venire incontro ai sempre più numerosi expat con lingua madre latina e ai bimbi che negli ultimi anni hanno dimostrato grossi problemi a studiare in tedesco alle elementari. Il dibattito è stato acceso e ha visto a confronto pareri diametralmente opposti. L’ha concluso una giovane studentessa di origine portoghese, con un intervento che ha colpito positivamente il pubblico, dicendo: “per me è stato difficile studiare in una scuola lussemburghese, ma ne sono venuta fuori. Di sicuro ciò che chiedo a nome di tutti i miei coetanei è di starci vicino, essere in ascolto, guidarci, consigliarci, farci sentire che ci seguite davvero”.

Per saperne di più: https://alpha.script.lu

Maria Grazia Galati

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