Con il suo sorriso contagioso e un’energia capace di accendere il buonumore, Pietro Basile è ormai una delle voci più riconoscibili della scena pop italo-tedesca. Dopo il travolgente successo di “Gianna”, che ha totalizzato oltre 38 milioni di stream, il cantautore torna con “Hey Macarena!”, un brano che celebra la gioia di vivere e l’importanza di restare autentici. Nato e cresciuto a Monaco di Baviera da genitori calabresi, Pietro è riuscito a trasformare la sua doppia identità in una forza artistica. La Germania gli ha dato rigore e professionalità, la Calabria calore e cuore. Due mondi che convivono nella sua voce e nei suoi testi, e che si incontrano in quella luce mediterranea che illumina ogni suo progetto

(c) Thilo Lehnert

In occasione dell’uscita del nuovo singolo, PassaParola Magazine ha incontrato Pietro Basile per parlare non solo di musica, ma anche delle sue radici calabresi, della sua famiglia e di quella piantagione di ulivi che, come lui stesso racconta, “porta pace e dà senso a tutto”.

Pietro, “Hey Macarena!” è un inno alla vita e alla positività. Ti aspettavi un successo così grande dopo quello di “Gianna”?
A dire la verità, no. È stata una sorpresa bellissima. Gianna è stato un sogno, e con Hey Macarena! ho potuto prolungarlo. Mi ha reso felice vedere che anche questo brano è stato accolto con entusiasmo sia in Germania che in Italia. È come rivivere lo stesso sogno un’altra volta, ma con una nuova energia.

Nel brano si sente tutta la tua doppia appartenenza. Cosa ti porti della Calabria quando scrivi o canti?
La Calabria è il mio cuore. È la mia infanzia, le estati con la famiglia, gli ulivi, il mare. Quando scrivo, porto dentro quel calore, quella semplicità. In Germania ho imparato la precisione, la disciplina, ma la mia parte italiana — e soprattutto calabrese — è quella che dà anima alle mie canzoni. Credo che la gente percepisca questa sincerità.

La tua famiglia possiede una piantagione di ulivi. Che significato ha per te quel luogo?
È un posto che mi dà pace. Ogni autunno torno in Calabria per raccogliere le olive insieme ai miei genitori. È un lavoro faticoso, ma ti riempie di senso: tocchi la terra, vedi cosa nascono dalle tue mani. È come se lì tutto tornasse al suo posto. Forse un giorno scriverò una canzone ispirata proprio a quella terra e a quei momenti.

A fine ottobre si è celebrata la Giornata nazionale delle passeggiate tra gli ulivi. Ti senti legato a questa iniziativa?
Moltissimo. Gli ulivi per me non sono solo alberi, ma simboli di radici, di forza e di famiglia. Mio padre mi ha insegnato a prendermene cura, a rispettarli. Ogni raccolta è anche un momento per stare insieme, per ricordare chi siamo. E poi, come dico sempre, ogni goccia d’olio racchiude il sudore e l’amore di chi l’ha raccolta.

Nel tuo percorso di artista bilingue, come riesci a conciliare la vita a Monaco con il richiamo del Sud?
Vivere tra due mondi è una fortuna. Monaco mi dà la struttura, la concentrazione per lavorare; la Calabria mi restituisce l’umanità, il calore, le emozioni vere. Quando torno giù e sento l’odore della terra, tutto cambia: ritrovo l’equilibrio. È come respirare un’altra aria, quella che mi fa scrivere con sincerità.

Hai definito Hey Macarena! “l’epitome della gioia di vivere”. Da dove nasce questa leggerezza?
Dal desiderio di far sorridere le persone. Viviamo in tempi in cui si parla spesso di problemi, di negatività. Io invece voglio trasmettere la parte luminosa della vita. La mia musica nasce per far star bene chi ascolta, per far ballare, ma anche per ricordare che dietro a tutto c’è un cuore che batte forte, come quello della mia terra.

Parli spesso del contatto con la natura. C’è un legame tra questo e la tua creatività?
Assolutamente sì. Quando sono tra gli ulivi, il tempo si ferma. È come una meditazione: ascolti il vento, senti il profumo dell’erba, e tutto si semplifica. Spesso le idee migliori mi vengono proprio lì, lontano dai rumori e dalle luci. La natura è la mia prima fonte d’ispirazione.

La Calabria ha dato al mondo molti artisti, ma anche tante storie di resilienza. Ti senti un po’ ambasciatore di quella terra?
Forse sì, ma senza volerlo. Io porto la Calabria nel cuore, e credo che in ogni mio brano ci sia un pezzetto di quella terra. Non voglio rappresentarla in modo idealizzato, ma reale: con il suo calore, la sua forza e anche la sua semplicità. Ogni volta che qualcuno mi scrive “mi fai pensare al Sud”, sento di aver fatto qualcosa di bello.

Come riesci a mantenere il legame con la tua famiglia nonostante una carriera così intensa?
Cerco di tornare il più spesso possibile. La mia famiglia è il mio punto fermo. Quando torno a casa, tutto si azzera: niente palchi, niente luci, solo noi e la terra. È lì che ricarico le energie e ritrovo il senso di ciò che faccio.

Hai già pensato a un progetto più personale, magari ispirato proprio alle tue radici?
In parte sì. Sto lavorando a un nuovo album che sarà un mix tra energia e cuore, con brani allegri ma anche ballate più profonde. Sicuramente dentro ci sarà anche un po’ di Calabria, anche se magari non in modo diretto. È una parte di me che non posso e non voglio lasciare fuori.

In un mondo sempre più veloce, cosa significa per te “ritornare alle radici”?
Significa ricordare da dove vieni. È la base di tutto. Senza le radici non c’è frutto, e la mia musica è proprio questo: un albero che cresce tra Monaco e la Calabria, ma che trova forza nel suo terreno d’origine. Ogni volta che torno tra gli ulivi, so che tutto ha ancora un senso.

E per concludere, qual è il messaggio che vuoi lasciare ai tuoi ascoltatori?
Che la felicità non è un luogo, ma un modo di guardare la vita. Che la semplicità è una forma di bellezza. E che, anche se il mondo corre, c’è sempre tempo per ballare — magari tra gli ulivi.

Elisa Cutullè

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