Un artista europeo nel senso più autentico: Nevio Passaro è tedesco, italiano e cittadino del mondo. Ha scalato le classifiche in Germania, ha collaborato con artisti italiani, ha vissuto a Berlino, e ora dalla Baviera guarda oltre i confini, con un progetto che mescola famiglia, gioco e professionalità musicale: “papa-pop”. Dopo il successo virale di “Gelato”, il secondo singolo “Motzi Mozzarella” promette di portare la stessa energia oltre ogni barriera linguistica

(c) Leon Hahn

Nevio, tu rappresenti perfettamente un’Europa che dialoga attraverso la musica. Ti
senti un artista “internazionale”?

Sì, ma non per strategia – per natura. Sono cresciuto con due culture dentro casa: mia madre italiana, mio padre tedesco. Ho sempre parlato due lingue, pensato in due modi diversi, e poi ho aggiunto l’inglese e il francese. È una ricchezza. Quando scrivo, non penso a quale lingua usare – la canzone me lo dice da sola.

Il tuo album del 2018, Berlino Reloaded, mostrava già questa dimensione internazionale. In che modo ha preparato il terreno per “papa-pop”?
Moltissimo. Quell’album è stato il primo che ho prodotto completamente da solo, nel mio studio a Berlino. È stato un esperimento di libertà. Ho potuto scegliere ogni suono, ogni dettaglio. Da lì ho capito che volevo mantenere quel controllo creativo, ma portarlo in una dimensione più umana, familiare. Papa-Pop è la continuazione naturale di quella libertà.

“Gelato” è diventato virale. Come spieghi questo successo?
Penso che la chiave sia la sincerità. È una canzone semplice, ma non banale. Ha un ritmo estivo, ma parla di un sentimento universale: la gioia di stare insieme. E poi c’è l’elemento linguistico: la parola “gelato” è italiana, ma conosciuta ovunque. È un ponte. Forse è per questo che funziona anche in paesi dove non capiscono tutto il testo.

Il progetto “Papa-Pop” sembra quasi un manifesto di un nuovo modo di fare musica.
Esatto. È musica pop, ma con un’anima familiare. Non voglio etichette: non è “musica per bambini”, è musica con i bambini. I miei figli partecipano alle idee, alle parole, e questo cambia tutto. È un laboratorio domestico che diventa universale. Per me la musica deve unire, non dividere per target o età.

Parli spesso di “lingue del cuore”. Cosa intendi?
Intendo che ogni lingua porta con sé un’emozione diversa. Il tedesco ha profondità e rigore, l’italiano sensualità e musicalità. Quando scrivo in tedesco, mi concentro sul significato; quando scrivo in italiano, sul suono. Ma il cuore resta lo stesso. È come dire “ti amo” o “ich liebe dich” – suona diverso, ma è la stessa verità.

Parliamo di “Motzi Mozzarella”. Che differenza c’è rispetto a “Gelato”?
È più ironico, forse più maturo nel suono. “Gelato” è estate, luce, colori. “Motzi Mozzarella” è più giocoso, ma con un fondo di riflessione. Parla di piccoli conflitti quotidiani – arrabbiarsi, fare i capricci – ma in modo tenero. Musicalmente ci sono più sintetizzatori, suoni elettronici, ma sempre con strumenti reali. Voglio che la musica resti viva, anche dal vivo.

Hai parlato di suonabilità live. Hai in mente un tour europeo?
Assolutamente sì. Ho già fatto alcuni concerti in Germania e sto pianificando nuove date anche fuori. Il bello del Papa-Pop è che funziona ovunque: a una scuola, in un teatro, o in un festival all’aperto. È un linguaggio universale.

Stai pensando anche a espandere il progetto oltre la musica?
Sì, mi piacerebbe realizzare un songbook, magari per cori, scuole o famiglie. Voglio che i bambini possano cantare queste canzoni anche senza di me. Sto parlando con una grande casa editrice per creare qualcosa che unisca musica, storie e immagini. Sarebbe un sogno vedere “Ciao ragazzi!” come libro o audiolibro.

Qual è la cosa più bella che ti ha insegnato questo progetto?
Che i bambini hanno sempre ragione. Sembra banale, ma è vero. Ti fanno vedere le cose come sono, senza filtri. Se sono felici, lo dicono; se sono arrabbiati, anche. Noi adulti complichiamo tutto. Loro no. Papa-Pop è anche questo: riscoprire la semplicità come forma d’arte.

E cosa direbbe il Nevio di oggi al Nevio dei tuoi inizi?
Gli direi: resta idealista, ma non dimenticare di divertirti. Io ho sempre seguito il cuore, a volte anche troppo. Ma oggi so che quella coerenza è la mia forza. Non mi sono mai
“venduto” artisticamente, e sono fiero di questo. La musica, se non è autentica, non serve.

Elisa Cutullè

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