Ospitiamo e volentieri pubblichiamo il ricordo di Rosa Brignone, presidentessa della asbl Time for Equality, che ci ha lasciato qualche giorno fa, da parte di Jessica Lopes

Nella foto Rosa Brignone

Rosa era la mia compagna di lotta. Una di quelle che contano davvero, di quelle di cui aspetti sempre il parere con fiducia e con un desiderio sincero di confronto. Impegnarsi per i diritti delle donne e delle persone minorizzate e precarizzate è una battaglia esigente. Esigente per le resistenze che incontriamo fuori, ma anche per l’esigenza che abbiamo verso noi stesse e tra di noi.

In quei momenti, Rosa era una boccata d’aria fresca. Mi ricordava perché era importante andare avanti, perché le nostre lotte avevano un senso profondo. Non perdeva mai l’occasione di creare spazi per dare visibilità a chi la società preferirebbe lasciare invisibile. Ha dato voce a cause fondamentali ma troppo spesso relegate in secondo piano: lo sfruttamento sessuale delle donne migranti, la tratta, il lavoro minorile… ma anche le storie di donne che resistono, di famiglie che si mobilitano per onorare le loro sorelle, madri, figlie uccise. Con Rosa, questi temi trovavano spazio, voce, dignità.

Io l’ammiro profondamente per la sua esperienza e per i suoi lunghi anni di impegno. Eppure, Rosa era quella che mi chiedeva il mio parere, che ripeteva quanto fosse importante per lei conoscere il mio punto di vista su questo o quell’argomento… Un gesto che testimoniava un rispetto sincero per tutte noi e che mi dava una forza che non so descrivere.

Porto con me tanti ricordi di lei. Come quella volta in cui una donna senza documenti rischiava l’espulsione dopo aver denunciato il suo aggressore. Ricordo con quanta prontezza Rosa si è attivata: discreta ma determinata, ha saputo mobilitare ogni risorsa per offrirle sostegno. E quando, dopo mesi di lotta, quella donna ha ottenuto la regolarizzazione, l’emozione sincera di Rosa era palpabile. Questo era ciò che più ammiravo in lei: una forza discreta, ma sempre attenta alle ingiustizie e pronta ad agire.

E poi c’è quel ricordo vivido di quando decise di portare in Lussemburgo la mostra di Stefania Prandi su le conseguenze dei femminicidi. Rosa non ci ha semplicemente regalato un altro progetto geniale sul territorio del Granducato: ha voluto che quella mostra entrasse in dialogo con la realtà locale, con ciò che accade qui. Mi ha invitata, insieme ad altre persone impegnate sul campo, a raccontare le storie delle donne di casa nostra, per mostrare che la violenza non è altrove, ma ci riguarda tutti e tutte. Questa intelligenza, questa capacità di creare legami tra temi, tra associazioni, tra progetti era senza dubbio uno dei suoi superpoteri.

La sua assenza lascia un vuoto immenso. Ma il suo impatto continuerà a vivere. Rosa resterà nelle mie lotte, nelle nostre lotte, come una presenza silenziosa ma potente che ci accompagna e ci sostiene.

Jessica Lopes

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