Maria-Silvia Ylarri, giovanissima missionaria dell’ordine Immaculée de Père Kolbe, sarà ospite delle consorelle italiane di Lussemburgo. Sarà possibile conoscerla da vicino in varie occasioni nei giorni 1, 11 e 12 maggio. Nel frattempo l’abbiamo intervistata. E ci ha parlato della sua vocazione, del suo rapporto con la Madonna, del suo apostolato con i giovani che si dice “felice di aiutarli a incontrare il Signore”  

Quando e come hai capito che era giunto il momento di seguire la tua vocazione?

Avevo 15 anni e frequentavo gli incontri per gli adolescenti con le missionarie di Olavarria. Da quel momento volevo essere una missionaria, sentendo la gioia delle missionarie, la figura di Maria e la consacrazione a lei e anche la “missionarietà”: il fatto di presentare Dio alle persone. Nell’ultimo anno di scuola ho chiesto al Signore di mostrarmi cosa voleva Lui perché mi sembrava che essere missionaria era quello che volevo io e non sapevo bene se era quello che voleva Lui. A metà anno ho partecipato con altri giovani a una missione e mi sono fidanzata con un ragazzo del gruppo missionario. Gli ho detto: non so se il Signore mi chiede di andare avanti con te insieme per tutta la vita. Ma dopo pochi mesi sentivo che non era quella la mia strada; seppure con tutta la bellezza di avere una famiglia io sentivo che avevo un cuore aperto per molte persone: il mio cuore si apriva sempre di più e voleva aprirsi a tutti. Non potevo il fine settimana non andare dalle missionarie e dopo alcuni mesi anche lui mi ha detto: “forse il mio compito era quello di mostrarti cos’è la famiglia”. Ho fatto la mia scelta e sono entrata dalle missionarie di Villa Ballester.

Un momento molto difficile e uno molto bello del tuo percorso di consacrazione a Dio?

Condivido un momento difficile che mi ha fatto capire la bellezza e la sfida della nostra vocazione missionaria. È stato quando sono andata nella comunità di Salta e, a Buenos Aires (distanza di 1500 km) sono morti mio nonno e il mio prozio (fratello di mio nonno). Io non sono riuscita ad andare ai funerali: io ho vissuto con lui ed era come il mio nonno; cinque giorni prima gli avevo scritto… È morto improvvisamente. Qui ho imparato che nella nostra vita missionaria è molto più difficile essere lontani quando le nostre persone care muoiono che quando nascono. Sono nati i miei nipotini e anche lì non sono andata. È difficile non riuscire ad accompagnare quei momenti non solo per la persona che nasce o muore, ma per i miei genitori, i miei fratelli, accompagnare la mia famiglia in quei momenti. In questi momenti che ho vissuto come difficili ho imparato e ho anche ringraziato il Signore. Perché a Salta ho accompagnato tante persone e famiglie che hanno perso una persona cara, degli amici… Ho pensato al mistero della nostra vocazione: forse non riusciamo ad accompagnare la nostra propria famiglia, ma ci offriamo per accompagnare tanti altri; è un mistero e la sfida della nostra vocazione.

I momenti belli sono tanti! Penso anche alla mia professione perpetua che ho desiderato per tanto tempo: non si sapeva se avessi potuto farla per via della pandemia. Alla fine, quando l’ho fatta ne ero molto felice! Un altro momento molto bello è stato quando sono andata ad abitare a Salta. È la mia prima missione, è in un luogo diverso da dove sono nata, è un’altra terra, cosi diversa anche se è sempre Argentina… Era tutto nuovo! È stato molto bello: questo desiderio di “missionarietà” che il Signore mi aveva messo nel cuore già quando avevo 15 anni ora si compiva. È stato bellissimo. Anche qui mi sono aperta di più e ho anche sviluppato i miei doni. Qui stiamo esprimendo la nostra missione in tanti modi. E questo è molto bello!

Cosa consigli alle donne che desiderano seguire questa strada?

Consiglio prima di tutto di pregare perché il Signore si mostra nella preghiera; e anche di fare l’accompagnamento spirituale per conoscersi e anche per discernere meglio quello che il Signore vuole, di affidarsi a lui e alla Madonna che mostreranno il cammino. Lì si sentiranno felici e la pace dentro al cuore è la conferma. Lo Spirito conferma attraverso  la pace. Preghiera, accompagnamento spirituale e l’unire i vari momenti speciali dove il Signore ha già parlato loro delle proprie vite.

Come ti piace descrivere (parlare) alla Madonna?

Mi piace descrivere la Madonna come compagna di cammino e come modello, come esempio di tutto: di vita, di silenzio, di accoglienza, nel seguire la volontà di Dio. Per me è come compagna di vita perché proprio la sento accanto a me, è vicina, mi guida e mi mostra il cammino verso il Signore, verso gli altri e questo anche mi dà tanta pace e fiducia.

Ci racconti brevemente del tuo apostolato con i giovani ?

Quello che da sempre mi è piaciuto è che mi sono fin da subito sentita utile con i giovani e gli adolescenti soprattutto perché desidero aiutarli a fare l’esperienza che ho fatto: trovare la propria felicità, trovare il proprio cammino, trovare la propria vocazione. Come io ho apprezzato e apprezzo cosa significa scoprire il proprio cammino desidero che tutti possano scoprirlo. A volte i tempi sono lunghi e non è facile. Una testimonianza: quando ho fatto la mia professione perpetua si è avvicinata una ragazza che di 25 anni e che da 16 anni è malata di lupus; soffre e ha subito  tanti interventi. Per me lei è stata sempre un esempio di forza e resilienza. Io l’ho sempre accompagnata e ascoltata quando aveva dubbi sulla fede e si chiedeva perché Dio faceva questo per lei. Nel giorno della mia professione perpetua lei ha voluto ringraziarmi davanti a tutti per averla ascoltata e accompagnata, soprattutto nei momenti più difficili. Anche se non l’ho fatto per ricevere “il grazie”, per me è stato bello sapere che veramente lei ha sentito questo. Perché a volte quando c’è il dolore sembra che uno fa poco, “solo” pregare o ascoltare la persona. Ho ringraziato il Signore di essere presenza di Dio e di Maria in mezzo agli uomini e donne di oggi.

La nostra missione a volte sembra semplice, ma è molto importante, è essere accanto alle persone nei momenti di gioia, di malattia, come Maria in silenzio nella semplicità: e questo fa molto bene. L’ho accompagnata anche nel suo percorso di studio all’università ed è riuscita a concludere gli studi online. Un’altra ragazza l’ho pure accompagnata e ascoltata. È andata a vivere a Buenos Aires e continuiamo a parlare via WhatsApp. Quando è nata la sua bimba mi ha ringraziato per quello che ho fatto per lei e mi ha chiesto di essere la sua madrina di Battesimo: questo è un bel segno di fiducia. Altre donne le ho aiutate a trovare lavoro, a conoscere i doni per esprimerli, penso a qualche mamma giovane che ha problemi con il marito… Cerco di essere presenza del Signore. È veramente bello toccare con mano il Signore nella loro vita e aiutare i giovani a incontrare il Signore  in loro. Ho parlato dell’accompagnamento personale. Un’altra espressione del nostro apostolato con i giovani sono i ritiri, weekend, giornate di studio, incontri formativi, percorso dell’ affidamento a Maria, l’approfondimento di questo cammino.

Maria Grazia Galati (ha partecipato Enrichetta Petterutti) 


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