Un preteso attacco – mai verificato – ad un cacciatorpediniere americano nel Su kien Vinh Bac Bô, che noi chiamiamo Golfo del Tonchino, da parte di motosiluranti nordvietnamite che avrebbe avuto luogo il 2 agosto 1964, aveva permesso al presidente americano Lyndon B. Johnson di ottenere l’autorizzazione del Congresso a scatenare la guerra del Vietnam. Il pensiero ritorna all’incidente del Tonchino quando si misura tutta la pressione che gli Stati Uniti mettono sulla Cina a proposito della situazione di Taiwan

In realtà gli Stati Uniti hanno da qualche tempo mutato profondamente la loro posizione strategica nei confronti della Repubblica popolare di Cina dopo l’inizio, mezzo secolo fa, delle relazioni iniziate negli Anni ‘70 dal presidente Richard Nixon con i buoni uffici di Henry Kissinger.

Source: University of Texas, Perry Castaneda Library Map Collection – Courtesy of the Un. of Texas Libraries, The University of Texas at Austin

Prima, con la diplomazia del ping-pong e il riconoscimento della sola Repubblica popolare dal 1971 come rappresentante della Cina a spese di Taiwan, poi con un enorme aumento degli scambi commerciali, con la Cina nel ruolo di fabbrica del mondo e di acquirente principale dei titoli di stato americani, poi facendone riconoscere nel 2001 l’importanza mondiale con l’ammissione della Cina nel WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, in italiano OMC. Una lunga fase che diplomaticamente era quella dell’engagement, l’ingaggio commerciale della Cina per poterne controllare gli sviluppi. Poi di fronte alla constatazione che la Cina stava sorprendentemente crescendo oltre il ruolo attribuitole di fabbrica mondiale funzionale ai mercati di consumo occidentali, del Made by foreigners in China, per divenire una potenza commerciale concorrente, il passaggio al containement, all’attenzione verso la regione definita “Indo-Pacifico” con la presidenza di Barack Obama e la sua teorizzazione del “pivot to Asia”. Riorientamento verso il Pacifico della politica americana, con il distacco dell’iperpotenza dal Medio-Oriente e dal Medioceano (il Mediterraneo), affidando nel Mediterraneo orientale un ruolo fra gli altri all’Italia, sia detto fra parentesi purtroppo totalmente mancato. Si è cominciato con la creazione della base militare di Darwin in Australia e poi si è continuato con il rafforzamento di tutta una serie di basi militari, oltre che a Guam, in paesi in contrasto con la Cina per il controllo delle acque territoriali nel Mar Cinese Meridionale, come il Giappone, la Corea del Sud, le Filippine per costituire una collana di basi di accerchiamento della Cina verso Est. Di recente, dopo aver escluso la Francia da ogni accordo e dopo anche la sua esclusione da un importante contratto di fornitura di sommergibili all’Australia quasi negandone la presenza diplomatica nell’Indo-Pacifico, si è arrivati alla creazione di un’ intesa militare Australia-Gran Bretagna-USA in funzione anti-cinese (l’AUKUS) contraddistinta dalla fornitura all’Australia di sommergibili atomici di fabbricazione americana in sostituzione di quelli francesi, a combustibile tradizionale, che configura il primo atto dalla fine della Seconda guerra mondiale di disseminazione nucleare. Mentre politicamente il sostegno americano a Taiwan è ravvivato da tutta una serie di visite a Taipei di membri del Congresso e della Camera dei rappresentanti, il più celebre essendo quello di Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera dei rappresentanti nella passata legislatura.

Al di là della modesta superficie di poco più di 36.000 km.2 ci si può domandare perché l’isola di Taiwan attiri tanta attenzione strategica.

La storia ne fa un’isola scoperta dai portoghesi nel 1542, durante una spedizione verso il Giappone del navigatore Fernão Mendes Pinto che venendo dalla costa cinese ed ammirando le falesie della costa occidentale l’aveva battezzata “L’isola bella” ( Ilha formosa). In seguito colonizzata dagli olandesi, conquistata dai Manchou (dinastia Qing) nel 1683 e divenuta giapponese nel 1895 dopo la guerra sino-giapponese. Dopo la sconfitta giapponese nella Seconda Guerra mondiale, Formosa diviene nel 1949 l‘oggetto della ritirata dell’esercito del Kuo Ming Tang del gen. Chang Khai-shek dopo la vittoria sul continente dell’esercito di Mao Tse Tung e la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese. Proclamata Repubblica della Cina Nazionale, Taiwan resta a partito unico, appunto il Kuo-Ming Tang (KMT), sino al 1987 quando vengono legalizzate le opposizioni. La Cina Popolare d’altronde non ha mai riconosciuto la sovranità di Taiwan e considera l’isola come sua 23° provincia, una provincia ribelle, rifiutando ogni relazione diplomatica con i governi che riconoscono la sovranità di Taiwan. In realtà il successo economico della Cina Popolare ha considerevolmente ridotto il numero dei paesi che intrattengono delle relazioni diplomatiche con Taiwan. Sono in tutto tredici, e vi fa spicco lo Stato Vaticano, oltre ad alcuni stati del Centro-Sud America, dei Caraibi e del Pacifico.

Grazie anche ai forti investimenti effettuati nell’isola durante il periodo giapponese, Taiwan si è rapidamente trasformata nel quarto “dragone” asiatico assieme a Singapore, Hong-Kong e la Corea del Sud. Particolarmente importante è il suo sviluppo tecnologico e la sua importanza mondiale nella produzione delle micro-chips alla base del funzionamento di molti prodotti della tecnologia mondiale. Notissima nel mondo è la Taiwan Semi Conductor Manufacturing Company (TSCM), corporation fondamentale nella catena delle produzioni elettroniche mondiali.

Ora da un lato, gli Stati Uniti, timorosi di perdere con la vastità della crescita economica cinese il monopolio mondiale dell’innovazione hanno decretato la fine della mondializzazione in particolare sul mercato dei semi-conduttori, chiedendo a TSMC l’apertura di una filiale in Arizona, del resto favorita dall’apposito Chips Act americano del 2022. Dall’altro, l’imbricazione delle produzioni di alta tecnologia di Taiwan con l’economia della Cina Popolare è enorme. Al di là delle pretese storico-diplomatiche della Repubblica popolare sull’isola, si può ritenere che circa il 25% del PIL cinese dipenda dal Know-how taiwanese. Gli investimenti taiwanesi sul continente per la fabbricazione di prodotti di concezione taiwanese nella Repubblica Popolare si stimavano già nel 2009 a oltre 400 miliardi con oltre 20.000 imprese impegnate nella sola provincia del Guangdong. Nel 2020 le esportazioni di Taiwan verso la Cina popolare sono ammontate a 151,4 miliardi USD cioè a tre volte le esportazioni dirette verso gli USA e sette volte le esportazioni dirette verso la UE.

Se la concorrenza sino-americana nelle produzioni di alta tecnologia diventa attualmente fortissima, con il forte impegno americano di impedire alla Cina di colmare in questo campo il suo ritardo tecnologico, l’opposizione diviene sempre più evidente anche sul piano tradizionalmente strategico.

Source: University of Texas, Perry Castaneda Library Map Collection – Courtesy of the Un. of Texas Libraries, The University of Texas at Austin

Impedita dal containement marittimo americano di navigare liberamente verso est, cioè verso le coste americane sul Pacifico, la Cina popolare per la modestia delle risorse energetiche costituite quasi essenzialmente dal carbone abbisogna del gas e del petrolio di cui si rifornisce abbondantemente nel Golfo Persico, oltre che in Russia. Per raggiungere questi scali le petroliere e gasiere cinesi sono obbligate a navigare attraverso gli Stretti di Malacca, che, per essere stretti di nome e di fatto, potrebbero essere in futuro facilmente bloccati, provocando lo strangolamento energetico della Cina. La risposta cinese a questa eventualità deprecabile è stata il lancio della iniziativa OBOR -One Belt One Road (Yi Dai Yi Lu).  Un programma lanciato nel 2013 in Kazakhstan come “nuova via della Seta” (Sichou Zhi Lou) con un finanziamento annunciato dal primo Ministro Li Keqiang di 40 miliardi di USD. Questo ambizioso programma dovrebbe collegare alla Cina e alle sue infrastrutture tre continenti Asia, Europa ed Africa con cinque vie, una marittima, una ferroviaria, e tre continentali tutte attraversanti il Xinxiang cinese. La via marittima già percorsa da Fuzhou sino a Venezia e Genova attraverso Malacca e Canale di Suez e la via ferroviaria da Chongqing a Duisburg, già operativa con la diramazione lussemburghese su Dudelange.

Le tre vie continentali, originariamente concepite da Changan attraverso la Russia e l’Ucraina sino al Mediterraneo, hanno incontrato l’ostacolo della guerra in Europa e sono in corso di ristudio al fine di bypassare le zone di conflitto.

In definitiva Taiwan, in cui il partito che esprime la Presidente Tsai Ing-wen e il Primo Ministro, Su Tseng-chang, il DPP (Partito democratico Progressista), è fortemente indipendentista mentre il KMT è nazionalista pro-cinese, è presa in mezzo fra Cina popolare e Stati Uniti. Fra le ambizioni americane del controllo monopolistico dell’innovazione e del Pacifico e le ambizioni storiche della Cina popolare che vuole segnare a due secoli di distanza il riscatto dalla dominazione occidentale dopo l’umiliante Trattato di Nanchino del 1842 firmato dall’Impero britannico con la dinastia Qing dopo la prima guerra dell’oppio, con la riunificazione dell’isola al Continente considerata da Xi Jinping nel 2019 come “condizione indispensabile del grande rinnovamento del popolo cinese”.

E l’Europa? Anche l’Europa viene progressivamente trascinata verso l’Indo-Pacifico dagli impegni immaginati come sempre piu’ estesi oltre l’Europa della NATO, rinata e ampliata, domani non solo in funzione anti russa ma magari anche anti-cinese, mentre nel contempo si cerca da parte americana di trascinarla commercialmente nel boicottaggio nei confronti della Cina Popolare. E qui i margini di resistenza dell’Unione Europea alla pressione americana non ci sono al momento né chiari né specificamente noti. Ai cui leader si consiglia comunque una rilettura approfondita di Graham Allison e della sua “Trappola di Tucidide”. In lingua inglese. Dalla Guerra del Peloponneso al Teatro Indo-Pacifico. Con l’Europa che dovrebbe cercare di non apparire come la nuova Focide fra la vecchia Sparta e la nuova Atene. Magari ricorrendo allo sciopero di Lisistrata.

Carlo degli Abbati

Taiwan possiede una popolazione stimata nel 2021 di 23.375.314 di ab. su di una superficie di soli 36.193 km2. con una densità elevata di 645 ab./km2. Se fosse paese membro dell’ONU Taiwan rientrerebbe nelle statistiche del PNUD e per i suoi parametri socio-economici sarebbe certamente classificata nel Gruppo dei paesi a Molto Alto Sviluppo Umano (Very High Human Development) Secondo le statistiche piu’ recenti del FMI (0ttobre 2022), Taiwan presenta un PIL di 858,97 Miliardi di USD (2021) e un PIL pro-capite annuo di 74.070 USD (in PPA 2017) nel 2021, che sono in effettivo 36.830 USD. Il debito consolidato del paese raggiunge appena il 22,1 % del PIL (2021). Il saldo della bilancia commerciale per le partite correnti segna un +109,089 miliardi USD, 12,6% del PIL. Le riserve ammontavano nel 2021 a 573,198 miliardi USD. Questi dati situano Taiwan fra i primi quindici paesi del mondo in termini economici. Le attività principali sono il settore terziario (60%) e il settore secondario (35%). Il settore primario con l’agricoltura e la pesca comunque rappresenta ancora il 5% degli attivi e presenta una produzione principale di riso di eccezionale qualità inizialmente introdotto dai giapponesi per il loro consumo interno, mentre la pesca oceanica praticata con mezzi moderni alimenta un forte esportazione. L’inflazione è mantenuta entro il 2,2% annuo mentre la disoccupazione è a livello frizionale, 3,65% nel 2021. L’ aspettativa di vita alla nascita – dati 2018 – è in media di 77,5 anni per gli Uomini e di 80,4 anni per le Donne, la fecondità è di 1,0 (2019) e la mortalità infantile è di 3,8 per mille (2019). Con un sistema efficiente di scolarità effettiva Taiwan ha una popolazione studentesca stimata nel 2019 in 3.634.565. L’impegno del bilancio dello Stato per l’educazione supera il 20% e corrisponde al 4,5 % del PIL, la spesa per la ricerca è del 3,4%. Mentre per la spesa sanitaria i posti letto nel paese nel 2019 risultavano 7,1 ogni 1000 ab, e il numero di medici era di 2,4 ogni 1000 ab. Il bilancio dello stato in sostanziale leggera eccedenza (2.931.855 milioni di entrate in dollari di Taiwan contro 2.911.645 di spese, 1 EURO =32,60 dollari taiwanesi) corrispondeva nel 2019 a 89,314 Miliardi EURO.  A titolo di paragone le spese correnti del bilancio italiano nel 2023 superano i 634 miliardi per una popolazione che è circa tre volte quella taiwanese.

Bibliografia consigliata

  • Giacomo Gabellini, Taiwan. La provincia ribelle, LAD, 2022
  • Stefano Pelaggi, L’isola sospesa. Taiwan negli equilibri del mondo, LUISS Un. Press, 2022
  • Yije Zhuang, 24 heures dans la Chine ancienne, Payot, 2024
  • National Palace Museum, Taipei, Catalogue

*Carlo degli Abbati insegna Diritto dell’Unione Europea al Dip. di Lingue e Culture Moderne dell’Università degli Studi di Genova. Già docente di Economia dello Sviluppo presso lo stesso Ateneo e di Storia dei Paesi musulmani al Dip. di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento è stato funzionario responsabile del controllo della cooperazione europea allo sviluppo presso la Corte dei Conti Europea Lussemburgo

(Foto di cover: maryseblog66.blogspot.com)

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