La prima Sana Slow Wine Fair, svoltasi dal 27 al 29 marzo a BolognaFiere, ha valorizzato il meglio della produzione artigiana e sostenibile italiana e internazionale. È solo l’alba di una svolta epocale nel mondo del vino

La rivoluzione virtuosa del vino in mostra alla  Sana Slow Wine Fair

Ne è scorso di vino nei bicchieri, da quando Carlo Petrini fonda nel 1982 la Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo a cui seguirà Arcigola nel 1986 e Slow Food nel 1989. All’epoca, il mondo del vino era ben altra cosa di adesso. Lo racconta, Petrini, alla plenaria di apertura della prima edizione di Sana Slow Wine Fair, del passaggio generazionale dei piccoli produttori che prima di essere tali erano viticultori e conferivano le uve ai commercianti di vino e di come questi ultimi, arrivati al mercato, aspettavano che le uve cominciassero a fermentare per obbligare i produttori a cederle per poche lire. E ricorda come le produzioni del tempo avessero risultati organolettici molto diversificati, ragion per cui una delle prime preoccupazioni dell’associazione fu la realizzazione di una guida dei vini che desse indicazioni sui livelli di qualità; operazione che aiutò molti piccoli vignaioli tutt’altro che conosciuti a diventare nel tempo i produttori delle eccellenze che conosciamo.

Oggi il vino è sempre più sotto i riflettori.  È diventato di moda e fa girare denaro. Sempre più VIP dello spettacolo e politici realizzano bottiglie firmate da enologi famosi; fioriscono agenzie di marketing che offrono servizi alle cantine per incrementare le vendite e informatizzare le relazioni con i clienti; il successo di alcuni Terroir ha portato alla monocultura a danno della biodiversità; l’orientamento al profitto si impone sui diritti dei lavoratori.

Niente di più lontano dalla filosofia che anima Slow Wine. “Il giorno in cui il vino esce dalla dimensione agricola per diventare un prodotto commodity di vendita, non è più vino, non è più un prodotto della terra” denuncia Petrini, che aggiunge: “uno degli elementi distintivi di un produttore di vino è innanzitutto avere un buon rapporto con la vigna. E se non è lui a lavorarci, deve comunque conoscere perfettamente le dinamiche produttive che si realizzano nei propri terreni”, inclusi l’impatto ambientale e il rapporto con i dipendenti e con la comunità rurale all’interno della quale la cantina è inserita. Gli fa eco don Luigi Ciotti, invitato d’onore ad aprire la manifestazione: “Produrre vino è arte, vi auguro di essere sempre più capaci di saldare insieme l’etica e l’estetica, il bene e il bello”.

(Foto: Carlo Petrini e Don Luigi Ciotti  – Slow Wine Fair Plenaria di apertura – Ph. Pasquale Minopoli https://media.slowfood.it/Slow-Wine-Fair-2022)

Insomma, ci vuole un nuovo paradigma: non basta più che il vino sia buono, occorre che sia un vino buono, pulito e giusto. Questa è la rivoluzione virtuosa che deve operare il settore vitivinicolo e idealmente propagarsi a tutto il comparto agricolo.

La nuova epoca del vino

Nel 2020 Slow Food redige il Manifesto per il vino buono, pulito e giusto che riassume in 10 punti i principi de seguire per riorientare lo sviluppo futuro della viticultura.

L’anno successivo, nel 2021, si costituisce la Slow Wine Coalition, un network mondiale di produttori, trasformatori, importatori, distributori, ristoratori, sommelier, giornalisti e semplici consumatori appassionati, che si impegna a contribuire a un passaggio epocale nel modo di produrre,  promuovere e valorizzare il vino, secondo gli enunciati del Manifesto: sostenibilità ambientale, custodia dell’integrità del paesaggio e della biodiversità, argine agli effetti dei cambiamenti climatici, crescita culturale sociale delle campagne.

542 le cantine presenti alla Sana Slow Wine Fair, di cui 250 biologiche certificate, da 20 Paesi del Mando, 2300 etichette in degustazione, più di 6000 i visitatori, per una manifestazione che più che una fiera commerciale è il primo incontro internazionale di questa grande comunità che vuole tornare in armonia con la natura, liberarsi dalla chimica, liberarsi dallo sfruttamento, liberarsi anche dall’omologazione delle valutazioni organolettiche omologanti, per produrre e bere finalmente i vini che piacciono ad ognuno.

Giovanna Agnello

Sana Slow Wine Fair è stata organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food, in partnership con FederBio e Confcommercio Ascom Bologna, con il supporto di Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dell’ICE, con il patrocinio della Regione EmiliaRomagna

Link per approfondimenti:

https://slowinefair.slowfood.it/

https://www.slowfood.it/slowine/ecco-il-manifesto-slow-food-del-vino-buono-pulito-e-giusto/

https://slowinecoalition.slowfood.it/#slowinecoalition

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