Intervista a Marco Cappato, promotore del referendum popolare. La raccolta firme è possibile fino al 30 settembre. Possiamo farlo anche noi presso l’ufficio consolare di Lussemburgo-città

L’eutanasia può definirsi come “l’azione con cui si procura intenzionalmente e nel suo interesse la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia irreversibile”. Sebbene dalla proposta di legge presentata alla Camera da Loris Fortuna nel 1983 in Italia siano stati fatti i primi passi nel normare la libertà individuale di autodeterminazione in ambito sanitario con la previsione della “eutanasia passiva/omissiva” (l’interruzione di trattamenti medici necessari alla sopravvivenza – specialmente contro l’accanimento terapeutico), il quadro normativo sul “fine vita” resta ampiamente incompiuto. È partita una compagna referendaria al fine di aprire la strada legale per l’introduzione della “eutanasia attiva” nell’ordinamento italiano. Ne parliamo con Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Presidente di Eumans, movimento paneuropeo di iniziativa popolare, co-fondatore di Science for democracy e del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica, promotore della campagna referendaria EUTANASIA LEGALE.

Perché il referendum ora e qual è l’obiettivo?

Nonostante la nostra proposta di legge depositata nel 2013 e due richiami della Corte costituzionale, il Parlamento a oggi non è mai riuscito a discutere di eutanasia legale. Con le nostre “disobbedienze civili” abbiamo ottenuto nel 2017 la Legge 219 che riconosce il valore del testamento biologico e la possibilità di scelta dei pazienti di porre fine alle proprie sofferenze con l’interruzione delle terapie. Tuttavia, tutte le persone con patologie irreversibili, dolori intollerabili e impossibilitate ad assumere autonomamente un farmaco non hanno la possibilità di scegliere l’aiuto medico attivo per la morte volontaria, perché il nostro codice penale vieta l’omicidio del consenziente (art. 579). Il quesito referendario ha l’obiettivo di introdurre l’eutanasia legale tramite l’abrogazione parziale dell’art. 579, preservando le tutele per persone vulnerabili, minori di 18 anni, persone incapaci di intendere e volere o il cui consenso è stato estorto. Occorre introdurre nel nostro Paese il diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, per garantire un fine vita consapevole, controllato e sereno anche alle persone malate che necessitano di un aiuto esterno.

Perché chiedere la firma degli italiani all’estero?

Da una parte, spesso vivono in ordinamenti (per esempio Belgio, Spagna, Svizzera) dove l’eutanasia è regolata e legale. Conoscono la bontà di questa battaglia, potendo apprezzare direttamente che in una società dove l’eutanasia è legale non solo si continua a celebrare la vita in piena libertà, ma si offre anche la possibilità di porvi dignitosamente fine. Dall’al-tra parte, i nostri 5 milioni di cittadini all’estero, che conoscono con dispiacere la realtà dell’eutanasia clandestina transfrontaliera, hanno diritto di esprimere il loro desiderio di garantire ai loro cari e conoscenti ancora in Italia la dignità e la serenità proprie dell’essere liberi fino alla fine.

I residenti in Lussemburgo possono firmare presso la Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia (5-7, rue Marie-Adelaide). Da lunedì a venerdì (9-12.30, giovedì anche 14-16.30).

Intervista a cura di Stefano Tommei, rappresentante locale delegato dal comitato promotore del referendum (tommeistefano@gmail.com)

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