Un comunicato stampa congiunto (ASTI asbl, CID Fraen an Gender, CLAE, Finkapé – Reseau Afro-Descendant Luxembourg, Time for Equality) per denunciare la situazione degli irregolari in Lussemburgo che, se denuciano sfruttamento e violenze, rischiano l’espulsione.

Nell’ambito della distribuzione di aiuti alimentari alle persone in situazione di soggiorno irregolare in Lussemburgo, il gruppo di assistenti sociali dello sportello informativo per migranti dell’ASTI è spesso confrontato con situazioni di abuso, sfruttamento e violenza nei confronti di persone in una situazione di vita fragilizzata.

A causa della loro situazione di soggiorno irregolare, sono molto poche le persone coinvolte che hanno il coraggio di parlare e di prendere l’iniziativa di rivolgersi agli organi competenti per denunciare la loro situazione di sfruttamento e violenza. Questo non è il caso di una giovane donna brasiliana che ha osato parlare

Infatti lei ha deciso di rivolgersi alla polizia per difendersi da un datore di lavoro violento e sfruttatore, dopo aver subito numerosi abusi. Non solo il suo datore di lavoro non la pagava secondo le condizioni stabilite dal codice del lavoro, ma è stata anche vittima di palpeggiamenti, molestie sessuali, violenze verbali e fisiche.

Dopo aver ricevuto il messaggio seguente: “Puoi pure andare dalla polizia, le conseguenze saranno peggiori per te che per me“, non si è fatta intimidire, fiduciosa che la giustizia l’avrebbe protetta.

Dopo quasi 5 ore di colloquio con la polizia e dopo la comunicazione apposita alla Direzione dell’Immigrazione, le è stato confiscato il passaporto e le è stato imposto un decreto di lasciare il territorio entro 30 giorni. Inoltre è tenuta a presentarsi al Dipartimento dell’Immigrazione il 1° luglio 2021 per organizzare il suo rimpatrio volontario. Come unico risultato della sua denuncia contro il datore di lavoro, quest’ultimo sarà semplicemente convocato per esporre la sua versione dei fatti.

Per le organizzazioni che hanno firmato questo comunicato stampa è chiaramente inaccettabile che le vittime di sfruttamento e aggressione siano dissuase dal presentare denuncia alla polizia, specialmente quando sono prive di  titolo di soggiorno. Quanto è successo lo mette in chiara  evidenza, infatti le conseguenze di una denuncia alla polizia sono peggiori per la vittima che per il datore di lavoro. Questa logica favorisce la violenza, lo sfruttamento e la tratta di esseri umani.

Questa donna è un’eccezione, perché la maggior parte delle vittime non ha il coraggio di parlare. Eppure sappiamo tutti che le persone in situazione di soggiorno irregolare, specialmente le donne, sono facile bersaglio di ogni tipo di sfruttamento e violenza. Il suo coraggio dovrebbe essere elogiato e incoraggiato, invece viene represso.

Sicuramente il Lussemburgo ha i mezzi legali per proteggere le vittime accertate della tratta di esseri umani, ma cosa succede alle vittime di sfruttamento e di violenze?

Deploriamo vivamente il fatto che la soluzione di respingere la vittima nel suo paese sia quella principale e che le conseguenze legali di una denuncia di molestie e violenze passino così in secondo piano!

Per questo abbiamo rivolto al ministro dell’Immigrazione e dell’Asilo Jean Asselborn la richiesta di sospendere il decreto di espulsione della vittima. Siamo anche intervenuti presso la ministra dell’Uguaglianza Taina Bofferding e il ministro della Sicurezza interna Henri Kox per chiedere loro di attivarsi quanto prima affinché sia avviata una procedura che permetta alle vittime in situazione di soggiorno irregolare di essere protette e affinché siano esaminate le denunce contro datori di lavoro senza scrupoli.

Le recentissime raccomandazioni dell’Agenzia dei diritti fondamentali dell’Unione europea (FRA) sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti sfruttati, pubblicate giovedì 24 giugno 2021[1] vanno chiaramente in questa direzione. Come sottolinea il direttore della FRA Michael O’Flaherty, “I paesi dell’UE devono raddoppiare i loro sforzi per proteggere i migranti irregolari dallo sfruttamento del lavoro, per indennizzare le vittime e per garantire che i datori di lavoro paghino tutti i salari dovuti, specialmente ora durante la pandemia“.[2]

Il Lussemburgo deve inviare un messaggio molto chiaro: le vittime vanno prese in considerazione, a prescindere dal loro statuto di soggiorno, in un vero spirito di solidarietà e di sostegno dei diritti fondamentali cui il nostro paese aderisce.

I firmatari

ASTI asbl

CID Fraen an Gender

CLAE

Finkapé – Reseau Afro-Descendant Luxembourg

Time for Equality

(Traduzione Antonio Dellagiacoma)


[1]     In inglese nella versione originale: https://fra.europa.eu/en/news/2021/step-rights-protection-exploited-migrant-workers

[2]     In inglese nella versione originale: https://fra.europa.eu/en/news/2021/step-rights-protection-exploited-migrant-workers

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