sanremo 2021

Il Festival di Sanremo ha portato a casa anche la quarta serata, negli standard di tempi biblici ai quali siamo ormai abituati e che non lasciano ben sperare per la finale di stasera (anche se Amadeus ha promesso in conferenza stampa che il vincitore verrà proclamato entro l’una e trenta!).

Gaudiano, con Polvere da Sparo, ha vinto la sezione delle nuove proposte. Al secondo posto Regina di Davide Shorty che però si è aggiudicato il premio Lucio Dalla.

Per i big ha votato la giuria della Sala Stampa che ha portato sul podio al terzo posto Willie Peyote Mai dire mai, al secondo Maneskin con Zitti e Buoni e al primo posto Colapesce e Dimartino con Musica leggerissima.

A questo punto la somma dei voti delle altre tre serate vede questa classifica generale: Ermal Meta, Willie Peyote. Arisa, Annalisa Maneskin, Irama, La Rappresentante di Lista, Colapesce e Dimartino, Malika Ayane, Noemi, Lo Stato Sociale, Orietta Berti, Extraliscio, Maz Gazzè, Fulminacci, Gaia, Francesca Michielin e Fedez, Madame, Fasma, Ghemon, Francesco Renga, Coma_Cose, Gio Evan, Bugo, Random, Aiello.

Oltre la gara canora, che nulla ha aggiunto a quanto già visto nelle puntate precedenti, le donne sul palco sono state protagoniste: Alessandra Amoroso e Matilde Gioli, hanno portato un monologo sui lavoratori dello spettacolo per chiedere diritti che non siano un colpo di fortuna ma un valore garantito, sulla note di Una notte in Italia di Ivano Fossati.

Protagonista Barbara Palombelli, presentatrice per una sera, rubata all’intrattenimento e alla politica, con il pasciapassare delle reti Mediaset. Il mezzo televisivo lo conosce e si vede. Ma quando si cimenta in un monologo Palombelli-centrico sull’evoluzione del mondo, raccontata dalla sua personale esperienza di figlia ribelle, studentessa modello e lavoratrice indefessa, incastrata tra le pieghe delle canzoni del Festival, non solo non ha suscita alcuna emozione per la sua narrazione monocorde, ma presta il fianco anche a critiche feroci, ad esempio per come sceglie di ricordare Luigi Tenco, lasciando trasparire una possibile roulette russa come gioco finalizzato all’eccitazione artistica.

palombelli

Ma siccome sul palco dell’Ariston il peggio non è mai morto, la palma (senza leoncino) della peggiore la assegniamo volentieri a Beatrice Venezi, direttrice d’orchestra che ha pubblicamente chiesto di chiamarla direttore.

Cara Beatrice, questa sua specifica in prima serata non ci è piaciuta affatto. Ci dovrebbe spiegare perché professioni più umili come operaia, lavandaia, parrucchiera, fornaia, lattaia eccetera eccetera possono essere declinate al femminile – e per fortuna! – mentre una direttrice d’orchestra si deve chiamare direttore, in barba a tante battaglie delle donne che ancora lottano per la parità di diritti e non certo solo a livello linguistico.

venezi

Direttrice non le piace? Perché non ama la rima baciata con Beatrice?

O, ben più grave, è di quella schiera di cultori della professione per cui declinare al femminile è riduttivo?

Quante battaglie sprecate se questo è il sentire di una donna intelligente come lei è… Se, invece, si aggrappa a quella parte di cultura linguistica italiana per la quale il termine “direttrice” è un po’ troppo legato in maniera esclusiva al mondo della scuola, le riportiamo una relazione dell’Accademia della Crusca secondo cui “uno sguardo alla storia del termine direttrice ci rivela che esso veniva usato tra Otto e Novecento per indicare funzioni dirigenziali non esclusivamente scolastiche”. Tuttavia, se avesse ancora problemi di identità linguistica, possiamo chiamarla direttora, che a dispetto di ogni logica sintattica, si colora di una declinazione al femminile che il mondo delle donne merita… a tutti i livelli.

Da Sanremo è tutto: ci pensi, direttora!

Gilda Luzzi

Potrebbe interessarti anche questo

Le persone che non vediamo

Mario Calabresi dialoga con Marco Missiroli al Teatro Parenti: storie di gentilezza, perdono e ascolto in un mondo che corre Il libro “Le voci degli altri” (Mondadori, 2026) lascia spazio ad una serie di racconti che danno voce a persone…

Legge sulla tassa di successione: una scelta politica che si può rivedere

La Chambre des Salarié,  tramite il suo periodico Econews di settembre, torna alla carica sul tema della tassa di successione ai grossi patrimoni. Un caso tanto straordinario quanto inatteso ha offerto allo Stato un margine di manovra di bilancio eccezionale…

Il Granduca Guillaume all’ONU: «Dobbiamo ricostruire la fiducia»

Nel suo primo discorso davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il Granduca Guillaume ha lanciato un appello a rafforzare la cooperazione internazionale in un mondo segnato da guerre, divisioni e crescente sfiducia. Il messaggio centrale è stato…

Conoscete Lorenzo Da Ponte?

Torna in scena a metà ottobre il gruppo Teatrolingua con un nuovo spettacolo in un teatro davvero eccezionale dedicato a una delle figure più affascinanti e rocambolesche del Settecento europeo: poeta, avventuriero, sacerdote mancato e librettista geniale, la cui vita…