La ballerina e coreografa tedesca è tornata sul palco del Grand Théâtre de Luxembourg con “Palermo Palermo”, uno dei suoi lavori più brutali e poetici. La scelta del titolo non fu casuale: la coreografa tedesca lo creò nel 1989 dopo un periodo di residenza a Palermo, città che la colpì per la sua lacerata bellezza , per il contrasto tra barocco e degrado, tra vita pulsante e abbandono. Il debutto dello spettacolo avvenne nello stesso periodo della caduta del muro di Berlino, uno straordinario parallelismo tra due città che vissero in contemporanea l’avvio di trent’anni di cambiamenti. Per la città di Palermo fu l’inizio di una nuova primavera che segnava il passaggio dalle stragi di mafia alla riqualificazione urbana, con l’abbattimento di quei muri che avevano diviso centro storico, periferie e nuovi quartieri borghesi

Palermo Palermo è l’unica opera teatrale di Pina Bausch che rivendica direttamente, fin dal titolo, il dialogo con un dato territorio, con il suo passato e, quindi, con la sua attualità. Palermo Palermo è un collage complesso di scene senza una trama lineare ma dove immagini, ambienti sonori, tradizioni popolari , colori e raffinato movimento cuciono minuto dopo minuto un sontuoso abito che celebra le ossessioni ricorrenti nel teatro-danza di Bausch: solitudine, desiderio, violenza quotidiana, il rapporto uomo-donna, il peso della memoria.
In scena gli interpreti del Tanztheater Wuppertal attraversano una scenografia ingombrante e instabile – muri che crollano, macerie, acqua che invade il palco. Tutto sembra sul punto di crollare, eppure i corpi continuano a danzare, a cercare contatto, a ridere e a ferirsi. Il titolo è un’eco, una ripetizione che suona come un richiamo e un lamento.
Palermo diventa metafora universale: ogni città può essere splendida e distrutta, seducente e crudele ma nello stesso momento portatrice del seme della propria rinascita.
Il Grand Théâtre de Luxembourg ha una lunga relazione con Bausch e con il suo ensemble. Portare Palermo Palermo qui ha un senso particolare: il pezzo parla di identità ferite e ricostruzioni, temi che risuonano in una capitale europea crocevia di culture. La sala permette di cogliere la fisicità estrema del lavoro – i silenzi improvvisi, le esplosioni di movimento, la colonna sonora fatta di frammenti di musica popolare, opera e rumore ambientale. Lo spettacolo dura circa 2 ore e 45 , non è “comodo”: Bausch non cerca l’applauso facile. Chiede allo spettatore di restare dentro al disagio, di guardare le crepe e riconoscere qualcosa di familiare.

Morta nel 2009, Pina Bausch ha inventato il Tanztheater: un linguaggio ibrido tra danza, teatro e performance che ha influenzato generazioni di artisti. Palermo Palermo è considerato uno dei suoi capolavori “neri”, insieme a Café Müller e Kontakthof. Vederlo dal vivo oggi significa confrontarsi con un’opera che non ha perso durezza né attualità. Se andate a vederlo (22 e 23 maggio ore 19.30, ndr), lasciate da parte l’idea di “capire tutto”. Lasciatevi attraversare dalle immagini: alcune vi respingeranno, altre vi resteranno addosso per giorni. È così che funziona il teatro di Pina Bausch.
Davide Francesca
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