Con la sua voce inconfondibile, testi sinceri e una sensibilità spiccata per i temi sociali, Daniel Schulz, noto come frontman della band OOMPH!, ha saputo imporsi anche con il suo progetto solista “Der Schulz”, creando uno stile unico e riconoscibile. A novembre tornerà nella vicina Saarland con un’esibizione speciale: “Here we go again!” – il 29 novembre Der Schulz suonerà insieme al Projekt JU, Jens Usner Unplugged e Vocal & Chords in un concerto di beneficenza a favore dei progetti sociali dell’AWO-Ortsverein Oberthal. Abbiamo parlato con Daniel della nascita e dell’evoluzione del suo legame con il Sud dell’Europa. Un dialogo su libertà, responsabilità e il coraggio di chiamare le cose col proprio nome

Der_Schulz_Trio – Foto :  Uwe Müller

Hai un legame particolare con la Spagna o con l’Italia che si riflette nella tua musica?
Sì, sono mezzo spagnolo – precisamente mezzo galiziano e mezzo tedesco. Mia madre proviene dalla Galizia, nel nord-ovest della Spagna. Ho trascorso lì molte estati, e quella mentalità, quella musica mi hanno influenzato profondamente.
Che si tratti di influenze celtiche del nord o di flamenco del sud – tutto confluisce, spesso inconsciamente, in alcune mie canzoni.

Il Cammino di Santiago ti ha influenzato musicalmente?
Assolutamente. L’ho percorso più volte, anche portando con me la chitarra. Lì si vive la musica come linguaggio universale: quando suoni la sera, o durante le pause, per altri pellegrini e per la gente del posto, senti la forza connettiva della musica. Ti riporta con i piedi per terra. La musica è pura energia che unisce, anche quando non si capiscono le parole.

E l’Italia?
Dai tempi del Covid viaggio spesso in Umbria, dove alcuni amici hanno una casa nella città fortificata di Nocera Umbra. Lì, la sera, ci si ritrova spontaneamente a suonare insieme.
Quella gioia di vivere mediterranea mi ispira tantissimo. Amo quella spontaneità, quella libertà di fare musica spontaneamente.

Quando scrivi, ti capita di immaginare paesaggi del Sud Europa?
A volte sì, soprattutto quelli che ho visitato. Ma più che il paesaggio, è la sensazione di libertà che mi ispira: essere in viaggio, senza routine, senza confini. Quell’energia si trasferisce direttamente nelle mie canzoni – spesso scrivo proprio mentre sono in cammino.

Che ruolo ha il viaggio in generale nella tua vita?
Dopo periodi intensi in studio ho bisogno di cambiare prospettiva. Quando sei in viaggio, la mente si riempie di nuovi stimoli – è come ricaricare le batterie. E da lì, o già durante il viaggio, le idee cominciano a fluire di nuovo.

Elisa Cutullè

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