Dal 1991, dopo la conquista dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, la regione caucasica conosce una successione di tensioni e conflitti fra l’Azerbaigian e l’Armenia. Dal 1998, in particolare, una guerra non dichiarata ha opposto i due Paesi per il controllo di un territorio, il Nagorno Karabakh o Artsakh, un territorio sotto sovranità azera, ma abitato in gran parte da Armeni

In base ad un accordo del 1997, conseguente ad un primo conflitto scoppiato nel gennaio 1992 la provincia aveva ottenuto con gli accordi di Bichkek del 1994 una larga autonomia ed era collegata all’ Armenia dal corridoio di Latchine, una striscia larga 5 km. che dopo un nuovo scontro nel 2020 l’Azerbaigian ha bloccato dal 12 dicembre 2022, dopo aver ripreso buona parte delle aree contese del Karabakh, che erano passate dal 1998 sotto controllo armeno. In realtà la tensione fra i due paesi è la conseguenza della logica staliniana che introduce negli anni ’30 del secolo scorso, in funzione anti panislamista e anti-panturchista, la frammentazione dei paesi del Caucaso e dell’Asia centrale con il concetto della” fabbricazione delle nazioni” secondo il principio di nazionalità (nationalnost).

Source: University of Texas, Perry Castaneda Library Map Collection – Courtesy of the Un. of Texas Libraries, The University of Texas at Austin

In particolare nel Caucaso verrà creato l’enclave del Nagorno Karabakh abitato da Armeni, ma circondato dal territorio azero, e – specularmente – il territorio autonomo del Naxçivan, situata fra Armenia e Iran, ma abitato da azeri. Popolato da antiche popolazioni persiane parlanti una lingua iraniana, il tât, l’Azerbaigian era stato “turchizzato” a partire dal XII-XIII secolo da turchi di ceppo oğhuz discesi nell’VIII secolo dal lago di Aral in Asia centrale e successivamente nomadizzanti nella Transoxiana. Convertitisi allo sciismo (alevi) e arrivati come Turkmeni nella regione, sotto Stalin diverranno gli “azeri” che già i russi indicavano come “Tartari” ma anche come “Turchi” o “Musulmani”. Un’altra branca degli Oğhuz si sposterà oltre il Caucaso e saltando gli altipiani iraniani si fisserà in Anatolia dando luogo alla dinastia osmanlide e all’Impero ottomano. Quanto agli armeni di professione cristiana ortodossa presenti anche in gran numero in Turchia e organizzati nella forma del millet armeno, dopo gli eccedi subiti dai Giovani turchi durante le complesse vicende della prima guerra mondiale, otterranno nel 1936 la creazione sotto Stalin di una Repubblica sovietica di Transcaucasia come repubblica di Armenia, accanto alla Georgia e appunto all’Azerbaigian.

Ma le potenzialità dei due Paesi sono profondamente diverse. L’Azerbaigian possiede una florida agricoltura (bacino di Minguetchaour) e dei ricchi giacimenti di gas e di petrolio di cui proprio la famiglia Nobel aveva cominciato lo sfruttamento nella seconda metà dell’800. Del resto la capitale Baku, fuoco in turco, trova la sua origine in giacimenti superficiali di gas che si incendiavano naturalmente in superficie. L’Armenia non possiede le stesse ricchezze minerali, anche se sono presenti giacimenti di molibdeno, oro e rame. Inoltre, l’Azerbaigian aveva potuto subito contare sull’interesse della Turchia che dopo la frantumazione dell’URSS immaginava di riprendere un gioco di influenza sui paesi turcofoni del Caucaso e dell’Asia centrale. Si deve del resto alla disponibilità degli efficaci droni turchi Bayraktar TB2 il relativamente facile successo dell’esercito turco su quello armeno nel conflitto del 2020. In effetti, la politica azera di ravvicinamento alla Turchia cominciata nel 1991 con il presidente Elçibey sembra avere conosciuto, con l’attuale presidente Ilham Heydar Aliev, un forte ritorno. Del resto, dopo la vittoria sull’Armenia l’obiettivo principale di Baku consiste nella apertura di un nuovo corridoio ferroviario e stradale fra il suo territorio e l’enclave azero di Naxçivan, che permetterebbe all’alleato turco anche uno sbocco diretto sul Mar Caspio.

Si tratta del corridoio di Meghri o Zanguezour, osteggiato dall’Armenia, che attraverso il territorio armeno costeggia per 35 km. la frontiera iraniana. Ma il progetto è anche osteggiato dall’Iran che vedrebbe ostacolato la sua unica via d’accesso verso il nord, nella direzione dell’Armenia e della Russia. Anche nel caso di Azerbaigian/Armenia l’invasione russa dell’Ucraina ha avuto di recente delle importanti conseguenze geo-politiche. Per l’Armenia riducendo il peso del supporto russo del Paese e permettendo agli Stati Uniti di riprendere le ambizioni di giocare un ruolo di mediatore nell’area, anche in virtù della presenza sul suolo americano di una forte comunità armena.  Per l’Azerbaigian, migliorando nettamente la posizione diplomatica del regime autoritario del presidente Aliev. Questo per l’interesse che le riserve di gas e di petrolio non solo on -shore ma anche off-shore azere nel Caspio, a Shah Deniz, Azeri, Gunesli e Shiraz presentano per dei paesi occidentali desiderosi di trovare un ersatz al gas e petrolio russo. Questo rafforzamento della posizione internazionale azera, oltre all’indebolimento del supporto russo all’Armenia, spiega anche le recenti incursioni in territorio armeno (settembre 2022) e il perdurante blocco del corridoio di Litchane che riducendo l’approvvigionamento del Nagorno-Karabakh comincia a richiamare l’attenzione internazionale.

Anche se con la guerra degli oleodotti, il TANAP (Trans Anatolian Pipeline) fra Baku e Ceyhan e il Southern Gas Corridor che dal giacimento di Shah Deniz prosegue nel TAP (Trans Adriatic Pipeline) adriatico sembrano attirare molto di più l’attenzione delle cancellerie europee rispetto al corridoio di Litchane e alle precarie condizioni di vita degli abitanti armeni del Nagorno-Karabakh.

Carlo degli Abbati

ARMENIA

L’Armenia con una popolazione di 2,79 milioni di ab. su una superficie di appena 29.743 km2 ha una densità abitativa di quasi 93 ab./km2. Il paese ha conosciuto dal 1993 un progresso costante dell’indice di sviluppo umano -HDI- (0,759 con una posizione di 85° sui 191 paesi censiti dal PNUD nel 2021), collocandosi fra i paesi a Alto Sviluppo Umano – HHDI. Presenta nel 2021 un PIL di 13,928 Miliardi di USD e un PIL pro-capite annuo di 12.454 USD (in PPA 2017) che scende in effettivo a 4.701 USD. L’attività principale del paese è il settore terziario con il 57,3% degli attivi, mentre un altro 20,9% è attivo nel settore industriale. L’agricoltura con il 21,8 % degli attivi è praticata principalmente nella valle dell’Arak’s, mentre l’allevamento di bovini e ovini costituisce una risorsa delle zone montane. E’ rilevante la produzione idroelettrica e termoelettrica oltre alla presenza di giacimenti di molibdeno, oro e rame. L’ aspettativa di vita alla nascita è in media di 72,04 anni, 66,5 anni per gli uomini e 73,3 per le donne, la fecondità è di 1,8 (2020) e la mortalità infantile, relativamente ridotta, è dell’9,7 per mille. Gli anni previsti di scolarità sono in media di 13,1 anni, ma la scolarità media effettiva scende a 11,3 anni, senza notevoli differenze di genere. Nella difficile congiuntura conosciuta dal paese anche a seguito dell’impegno militare contro l’Azerbaigian il debito estero del paese è salito nel 2020 a 13,094 Miliardi USD. Il Bilancio dello stato ammontava nel 2021 a 1.924.899 milioni di dram pari a 4638,31 milioni EURO. (1 EURO = 415 Dram ca.)  La spesa statale per l’istruzione è pari al 2,3% del PIL, la spesa per la sanità al 2,4 % del PIL, il numero di medici era di 4,9 ogni mille abitanti nel 2020.

AZERBAIGIAN

L’Azerbaigian con una popolazione di 11,312  milioni di ab. su una superficie di 86.570 se si esclude la zona contesa del Nagorno Karabakh ha una densità abitativa di quasi 131 ab./km2. Il paese ha conosciuto dal 1995 un progresso costante dell’indice di sviluppo umano -HDI-ma una regressione nel 2021 rispetto al valore massimo raggiunto nel 2019. L’indice attuale è 0,745 che colloca il paese nel gruppo ad Alto Sviluppo Umano- HHDI – con una posizione di 91° sui 191 paesi censiti dal PNUD nel 2021. Presenta nel 2021 un PIL di 54,622 Miliardi di USD e un PIL pro-capite annuo di 14.256 USD (in PPA 2017) che scende in effettivo a 5.398 USD. Nonostante la disponibilità di giacimenti di gas e petrolio, l’attività principale del paese è il settore terziario con il 49 % degli attivi, mentre estremamente alto è il numero degli occupati nel settore primario con il 36,3 % del totale. L’ aspettativa di vita alla nascita è in media di 69,35 anni, 65,64 anni per gli uomini e 73,28 per le donne, la fecondità è di 1,7 (2020) e la mortalità infantilè del 17,3 per mille. Gli anni previsti di scolarità sono in media di 13,49 anni, ma la scolarità media effettiva scende a 10,54 anni, 10,20 per le D 10,90 per gli U. Dopo l’impegno contro l’Armenia il debito estero del paese è salito nel 2020 a 15,8 Miliardi USD. Il Bilancio dello stato ammontava nel 2021 a 27.412,4 milioni di Manat 15.076,82 milioni EURO. (1 Manat = 0,55 EURO.)  La spesa statale per l’istruzione è pari al 2,7% del PIL, la spesa per la sanità al 1,3 % del PIL, il numero di medici era di 3,2 ogni mille abitanti nel 2021.

Bibliografia consigliata

  • Banine, I miei giorni nel Caucaso, Neri Pozza, Vicenza, 2020
  • Franz Werfel, I quaranta giorni del Mussa Dagh, Mondadori, 1935
  • Aldo Ferrari, Il Caucaso. Popoli e conflitti di una frontiera europea, Ed. Lavoro, 2005
  • Aldo Ferrari, L’Armenia perduta. Viaggio nella memoria di un popolo, Salerno editore, 2019

*Carlo degli Abbati insegna Diritto dell’Unione Europea al Dip. di Lingue e Culture Moderne dell’Università degli Studi di Genova. Già docente di Economia dello Sviluppo presso lo stesso Ateneo

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