Affluenza da record, grande attenzione per la eco-sostenibilità, a partire dagli stessi allestimenti. Splendido anche il Fuori Salone. Il capoluogo milanese ha registrato cifre da record un successo mai visto prima: ma si tradurrà poi tutto in vero business o invece nel rischio di “scopiazzature”?

Tradizione, transizione ecologica e sostenibilità. Transizione digitale e tecnologica. Queste le parole-chiave del tema della edizione 2023 del Salone del Mobile di Milano. Ognuna di loro trova applicazione in molti pezzi di design. Impiego di materiali e forme che ne esaltano i concetti, lo slogan.  Molto esteso l’uso del legno, del bamboo, della carta, di materiali riciclabili.

Una edizione che, nonostante la forte ripresa della edizione 2022 per via della “reazione psico-sociale” alle restrizioni imposte dalla pandemia, ha ulteriormente incrementato la percentuale dei visitatori del 15% rispetto all’edizione scorsa. Se ci si concentra sul numero degli acquirenti esteri e degli operatori del settore, i numeri sono da capogiro. Si riscontra un incremento del ben 65%. Il dato relativo alla forte presenza di stranieri deve però essere letto in maniera critica. Occorre vedere, infatti, quanti di questi visitatori, fortemente interessati al design italiano, sottoscriveranno realmente contratti. Si è avuto l’impressione che molti di loro, scesi in gruppi a Milano, siano stati più interessati a cogliere piccoli e grandi segreti dei manufatti esposti, preziosa produzione della scuola italiana del design e del suo knowhow, per poterli riprodurli, se non addirittura imitarli piuttosto che a instaurare forme di partnership con le aziende italiane.

Occorre insistere su provvedimenti in grado di blindare lo stile italiano ed evitare ogni forma di contraffazione e tentativo di imitazione, senza rinunciare ad un allargamento del mercato. Resta indubbio che la rincorsa alla ricerca della novità e al conseguente rischio di plagio viene superata dalla capacità degli operatori italiani di portarsi sempre un passo avanti, collocandoli sullo scalino più alto del podio, difficilmente raggiungibile dai concorrenti. La tradizione italiana e la cosiddetta ‘’filiera corta’’ sarebbero fortemente radicate al passato e a forme nostalgiche della consapevolezza del primato italiano se non si affiancasse a queste, un necessario percorso verso l’innovazione tecnologica, purché graduale e sostenibile. Alcuna forma di deforestazione, ma recupero ed economia circolare per i manufatti in legno; impiego di materiali naturali per quelli metallici dalla vita nominale molto lunga per contenere residui e scarti di lavorazioni e, quando inevitabili, reimpiegati.

Si riusano le briccole della laguna di Venezia per costruire mobili indistruttibili perché naturalmente stagionati; barre in ottone per la produzione di rubinetti invece che la fusione per colatura delle parti metalliche dell’arredo e dei componenti d’arredo, ma aperti alla domotica per il risparmio di acqua potabile e all’uso personalizzato della rubinetteria. C’è un angolo verde in ogni allestimento: dal salone del design al padiglione Euroluce. I richiami alla natura sono citazioni ricorrenti. Carta, alberi, foglie, radici, legno rimpiazzano sempre più la plastica e i materiali artificiali, ormai ridotti a semplice comparsa.  Non si dimentichi, infine, lo straordinario interesse per il Fuori salone. Per una settimana la città si veste di eventi. In ogni suo angolo si assiste a mostre, esposizioni in ogni angolo del centro e della periferia milanese. Oltre agli eventi programmati, si assiste a un mutato senso del bello, della qualità della vita, della cultura. I negozi, e soprattutto i siti architettonici normalmente non accessibili e sconosciuti al pubblico, vengono resi fruibili e visitabili per un accresciuto coinvolgimento nel segno della cultura e della bellezza di quello che circonda. 

Giuseppe Giannini (architetto in Lussemburgo)

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