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Qui, lontano dall’Italia, viviamo un momento di riflessione e proviano rammarico e tristezza per il panorama politico e sociale italiano… sarà forse per l’avvicinarsi del Primo Maggio, la cosidetta festa del lavoro. E già! La festa del lavoro, dove giovani e meno giovani si riuniscono nelle piazze del nostro Bel Paese a cantare e a festeggiare ancora una volta, “il morto”. Sì, proprio lui, il lavoro, quello “serio”, fatto di salari decenti e pagati regolarmente; quello indeterminato e non precario; quello che ti permette, come in altri Paesi evoluti, di vivere senza patemi e poter guardare al futuro – di se stessi e della propria famiglia –  in maniera orgogliosa degli sforzi fatti. Sì, proprio il lavoro che non c’è, quello che dovrebbe prospettare una pensione che possa dare la soddisfazione di godersi un tramonto dignitoso.

C’è una questione che diventa sempre più rumorosa, quella degli over 40 che in Italia non trovano lavoro perchè lo Stato incentiva fortemente l’assunzione dei “giovani”, che hanno sicuramente diritto. Ma la domanda è: se promuovi solo il lavoro giovanile e le aziende inseguono gli incentivi, allora i padri e madri di famiglia che non sono “giovani” che dovrebbero fare? Troppo vecchi per far usufruire alle aziende gli incentivi e troppo giovani per avere un sostegno pensionistico che, a questo punto, non avranno mai.

In Italia in questi anni si sono persi molti posti di lavoro anche per questa “formula”: licenzio un over e assumo un under, magari pagandolo di meno. Mentre, in altri Paesi Europei, si incentiva fortemente anche l’assunzione di over 40, seguendo la logica di aiutare chi ha una certa età e perde il lavoro, per evitare l’aumento della povertà delle famiglie.

Ci vorrebbe un’ idea che risolve come diceva Guccini in una sua canzone. Non parliamo solo di redditi o sostegni dello Stato, ma dei forti incentivi agli imprenditori che assumono gli over 40 in Italia, indicando e premiando le quote d’assunzione under/over.

Intanto noi meno giovani, che di coraggio dobbiamo averne sempre, abbiamo perfettamente compreso il senso della parola EMIGRAZIONE ed ecco che già, in lontananza, si sente la vecchia e melanconica colonna sonora, come in un film di felliniana memoria: Partono ‘e bastimente pe terre assaje luntane…” (dalla canzone Santa Lucia, ndr).

Sì, la solita buona e vecchia emigrazione, ritorna più che mai fra i cosidetti over. Tanto a chi importa se lasceremo le nostre famiglie, alla nostra età, per cercare semplicemente un lavoro dignitoso?

Ed allora crediamo che in questo momento il coraggio di festeggiare la Festa del Lavoro strida un po’ con la situazione italiana, perchè tutto ciò è una sconfitta per la Nazione……sarebbe come chiedere ad un francese di festeggiare la data della battaglia di Waterloo.

Festeggiare il  Primo Maggio?…devo riflettere!…

Francesco Mind Fiorentino

 

 

 

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