Tra emozioni, balli e musica vera vince Ditonellapiaga con TonyPitony. Finalmente. Una parola sola che racconta tutto ciò che la serata cover di Sanremo 2026 è riuscita a dare al pubblico. Finalmente emozioni vere, finalmente spettacolo, finalmente quella scintilla che nelle serate precedenti sembrava sopita tra performance corrette ma prive di grandi picchi. E non è un caso che questa serata arrivi sempre dopo due serate soporifere: finalmente! Come se il festival stesso aspettasse quel momento per ritrovare finalmente la sua anima
E finalmente è arrivata Arisa con il coro del Teatro Regio di Parma, in una versione unica di Quello che le donne non dicono, e a ricordarci perché amiamo la musica. Una performance maestosa, commovente, capace di riempire il palco dell’Ariston di una grandiosità rara. Finalmente una voce che non ha bisogno di effetti speciali per lasciare il segno. Finalmente la musica classica e quella pop si sono abbracciate senza chiedere il permesso.
Ma la serata cover ci ha regalato anche un’altra sorpresa: finalmente Ditonellapiaga ha fatto ciò che pochi osano fare sul palco di Sanremo. Finalmente qualcuno ha trasformato una semplice cover in un vero e proprio musical, una messa in scena completa, teatrale, visionaria. Finalmente un’artista che non si accontenta di cantare bene, ma vuole raccontare qualcosa. E il pubblico, finalmente, se ne è accorto.
Poi c’è stato il momento che, finalmente, ha dimostrato che a Sanremo “succedono cose”. Le Bambole di Pezza hanno portato sul palco dell’Ariston Cristina D’Avena e i suoi Occhi di Gatto, trascinando il pubblico in una fusione incredibile di mondi apparentemente lontanissimi: il rock graffiante e ribelle della band al femminile da un lato, la dolcezza senza tempo delle sigle anime dall’altro. Finalmente una performance capace di far coesistere generazioni diverse nella stessa emozione, di far cantare insieme chi ha cinquant’anni (o anche di più)e chi ne ha quindici. Finalmente il palco dell’Ariston ha fatto quello che solo la grande musica sa fare: abbattere i confini, tutti.
E finalmente Michele Bravi e Fiorella Mannoia hanno fatto ciò che la grande musica sa fare nei momenti che contano: omaggiare chi ha scritto la storia, testimoniare cosa succede fuori. Con Domani è un altro giorno hanno reso omaggio a Ornella Vanoni in modo autentico, commosso, mai retorico. Finalmente un ricordo vero, costruito non di parole ma di note, di sguardi, di quella leggerezza malinconica che solo Ornella sa ispirare. Un tributo fatto con il cuore, finalmente, come a lei sarebbe piaciuto. Finalmente un grido forte contro la guerra: la spilla della Palestina indossata da Fiorella Mannoia è insieme invito a non dimenticare e impegno a lavorare per la pace.
Finalmente, dunque, insieme a tante altre interpretazioni bellissime, Sanremo ha ritrovato se stesso. E ora il cerchio si chiude: perché finalmente — ma proprio finalmente — siamo arrivati alla finale. Stasera si decide tutto. Stasera il “finalmente” smette di essere un’attesa e diventa un verdetto. Perché a Sanremo, si sa, non esiste niente di più bello del momento in cui finalmente il “finalmente” diventa “finale”. E poi… tutti a casa, finalmente!
Gilda Luzzi
