Al Forte di Santa Tecla la mostra che celebra il re di Sanremo e le parole che ha lasciato nella lingua italiana. Fino al primo marzo, i locali storici del Forte di Santa Tecla ospitano una mostra che vale molto più di una semplice retrospettiva televisiva. È un viaggio nella memoria collettiva degli italiani, un percorso che attraversa tredici edizioni del Festival di Sanremo per raccontare l’uomo che, più di ogni altro, ha saputo incarnare e plasmare la televisione italiana: Pippo Baudo

Il percorso espositivo è ricco e multisensoriale. Una **timeline interattiva** guida il visitatore attraverso le tredici conduzioni di Baudo, arricchita da materiali d’archivio inediti, fotografie, oggetti di scena, costumi e premi. Ma non si tratta di una mostra da guardare soltanto: le sezioni immersive invitano il pubblico a mettersi alla prova, cimentandosi nel canto dei brani più epici della storia del Festival o — per i più temerari — nell’emozione di condurre il palco dell’Ariston, anche solo per qualche istante. Uno spazio visione dedicato propone il documentario del Tg1 curato da Leonardo Metalli, che ripercorre la vita e la carriera del grande presentatore siciliano. L’esposizione è realizzata dalla Direzione Comunicazione Rai con il supporto di Rai Pubblicità e Rai Com, ed è stata inaugurata martedì 24 febbraio dall’amministratore delegato Gianpaolo Rossi, alla presenza dei figli di Pippo Baudo, Tiziana e Alessandro, e della sua storica assistente Dina Minna.

“L’ho inventato io!”: il talent scout che ha cambiato la musica italiana

Simbolo assoluto della televisione italiana, Baudo ha attraversato decenni di Sanremo non solo come conduttore, ma come autore e direttore artistico, contribuendo in modo determinante all’evoluzione del Festival e alla scoperta di talenti destinati a diventare leggende.

La vocazione da talent scout è parte del DNA di Baudo fin dagli esordi. È il 1984 quando, tra le Nuove Proposte, debutta un giovanissimo Eros Ramazzotti con “Terra promessa”, dopo che Baudo lo aveva sentito cantare per la prima volta a Castrocaro. Il 1993 è l’anno di Laura Pausini, diciottenne, con la sua vittoria che Pippo stesso racconta così: *“Mi capitò tra le mani il brano La solitudine, mi ricordai di quella voce sentita a Castrocaro e pensai: questo brano può interpretarlo solo Laura.” Nel 1994 è il turno di Giorgia, proposta da Pippo Caruso: non vince quell’edizione, ma la sua esibizione è l’inizio di una carriera straordinaria. L’elenco è lungo e prestigioso: il Trio, Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Beppe Grillo, Andrea Bocelli, Anna Tatangelo, Paola Cortellesi. E come ha scritto Giorgia il 17 agosto del 2025, nel giorno della sua scomparsa: “Ci hai inventati tu! Pippo Baudo.”

Ma, incredibilmente, il lascito più straordinario e insolito di Pippo Baudo non è fatto di trofei o ascolti record. È fatto di parole. Sette, per la precisione: sette neologismi entrati ufficialmente nella lingua italiana, registrati nell’Enciclopedia Treccani dal 1986 e riconosciuti dall’Accademia della Crusca. Un caso rarissimo, forse unico, in cui lo stile di un conduttore televisivo si trasforma in linguaggio condiviso, in patrimonio lessicale di un intero Paese. Nati dalla penna di giornalisti e critici dello spettacolo, questi termini descrivono quella capacità unica di Baudo di far convivere l’alto e il basso, la cultura e l’intrattenimento, la leggerezza e il rigore, trasformando la televisione in un ritratto vivo dell’Italia.

1. Pippobaudismo — Il modo in cui Pippo Baudo ha interpretato il costume e la società italiana. Una parola che racchiude un’intera filosofia televisiva: popolare ma mai banale, accessibile ma mai superficiale.

2. Baudismo — Atteggiamento, comportamento, concezione dello spettacolo tipici di Pippo Baudo. Un termine che fotografa uno stile inconfondibile, replicato e mai eguagliato.

3. Baudiano — Di Pippo Baudo, proprio del suo stile e della sua maniera di condurre spettacoli televisivi. Come si dice “kafkiano” per Kafka o “felliniano” per Fellini: Baudo ha raggiunto quella rarissima soglia in cui un nome proprio diventa aggettivo di civiltà.

4. Pippobaudiano — Del conduttore televisivo Pippo Baudo. Variante più affettuosa e colloquiale di “baudiano”, che include il nome di battesimo come ulteriore firma di familiarità con il pubblico.

5. Baudeggiare — Fare il verso allo stile e al modo di condurre uno spettacolo proprio di Pippo Baudo. Il verbo che consacra definitivamente Baudo a fenomeno culturale: si può “baudeggiare” come si può “tamponare” o “fare la fila”. Non molti presentatori possono vantare un proprio verbo.

 6. Pippobaudista — Tipico degli spettacoli di Pippo Baudo. Descrive contenuti, scelte editoriali, atmosfere che richiamano il suo universo estetico e narrativo.

 7. Baudesco — Di Pippo Baudo, che ricorda il suo modo di condurre. La sfumatura ironica e scherzosa di questo termine non ne sminuisce il peso: anzi, ne certifica il radicamento nel linguaggio comune, là dove le parole più vive nascono spesso dal sorriso.

Sette parole. Sette modi di dire “Pippo Baudo” senza pronunciare il suo nome. Come ha scritto lui stesso e come la mostra al Forte di Santa Tecla celebra con ogni foto, ogni costume, ogni video d’archivio. La televisione italiana ha perso un gigante. Ma la lingua italiana ne conserva l’eco, intatta e viva, nei suoi dizionari. E forse è questo il tributo più inaspettato e più bello: non una targa, non un premio alla carriera, ma sette parole nuove regalate alla nostra bella lingua antica.

Gilda Luzzi

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