Storia, curiosità, indirizzi e dritte di stagione per veri amanti della birra

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In questa stagione, nei mercatini lussemburghesi, vanno assaggiati i Gromperekichelcher (frittelle di patate, ndr), la Lënsenzopp (piatto a base di salsiccia, ndr) e i dolci speziati da accompagnare col vin brulé. Oppure con l’altra bevanda tipica, la birra di Natale. In realtà queste birre invernali non costituiscono uno stile brassicolo a sé stante e gli esperti restano alquanto vaghi nel definirle, limitandosi a chiosare sulla loro caratteristica nota speziata. Le leggende attorno alle origini delle birre di Natale ci portano al Medioevo nordeuropeo. In Inghilterra, ad esempio, si usava produrre la Lambswool, ossia “lana di agnello”, a causa della sua ricca schiuma. Questa bevanda deriva dal Wassail anglosassone, brassato con l’aggiunta di mele arrostite, zenzero e miele.

Nel 13° secolo una legge norvegese dichiarava di festeggiare lo Yule, il solstizio d’inverno, producendo una birra scura, aromatizzata, speziata e di elevato tenore alcolico, ossia la definizione esatta che si trova ancora oggi nell’autorevole Oxford Companion to Beer alla voce “birra di Natale”. La festa di Yule ha chiare origini pagane e fino al 19° secolo i contadini scandinavi hanno temuto la maledizione dei propri campi qualora avessero derogato all’usanza diventata legge. In Danimarca la birra di Natale si chiama Julebryg e si distingue per il gusto di liquirizia e le etichette colorate sulle bottiglie. Viene data… in pasto alla nazione nel “J-Day”, fissato legalmente al primo venerdì novembrino alle ore 20.59 in punto.

Tradizione e strategia di marketing ne hanno fatto un evento maggiore per i pub del regno, al punto che alcuni anni fa si è reso necessario spostarne la data originaria, ossia il secondo mercoledì di novembre, viste le troppe assenze lamentate dalle scuole e dalle aziende il giorno successivo. Il motivo tecnico e razionale dell’esistenza delle birre invernali lo si trova però nell’Ottocento lungo la frontiera tra Francia e Belgio. Una volta tanto il mondo abbaziale non c’entra nulla. Infatti, in queste zone, i piccoli birrifici avevano bisogno di svuotare le proprie riserve di malto e luppolo verso la fine dell’estate per fare spazio al raccolto autunnale. È la stessa necessità che contribuì alla nascita delle feste della birra in Germania, come l’Oktoberfest di Monaco. Tornando ai nostri vicini, i belgi iniziarono a brassare una birra con tutte le scorte residue di cereali, ormai vecchi e meno aromatici. Per coprire questo difetto aggiunsero delle spezie invernali capaci di reggere l’impatto con i grassi piatti stagionali. Pian piano, ogni mastro birraio si ingegnò a dare al proprio prodotto un gusto unico, che l’azienda avrebbe regalato ai dipendenti e ai suoi migliori clienti per Natale. Ben presto si creò un mercato per queste birre così particolari e la produzione fu aumentata per rispondere alla richiesta commerciale.

Anche in Lussemburgo la birra di Natale esiste da oltre due secoli. Le principali marche come Simon e Bofferding la producono in massa, alimentando gli scaffali e le faide regionali. Quindi, se mi si chiede quale sia la migliore, non potrò ovviamente rispondere che Battin, dato che sono di Esch. Ci sono anche vari microbirrifici che brassano birre di stagione, come l’ottimo Béierhaascht di Bascharage. I suoi proprietari hanno ripreso il concetto della locanda medievale, la quale offriva ai suoi ospiti cibo, letto e birra prodotta in casa. Scettici? Consultate il sito.

Remo Ceccarelli

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