FESTIVAL DEL FILM ITALIANO

(E/O DELLE MIGRAZIONI) DI VILLERUPT

 

Partiti, via – al quarto giorno della 35a edizione del Festival di Villerupt, siamo già in pieno dentro al tema principale dell’anno, ossia il viaggio nel senso largo del termine.

 

È stato ad esempio un vero e proprio viaggio di ritorno verso le proprie radici quello effettuato per la serata d’inaugurazione da Aurélie Filipetti, nata a Villerupt e…attuale ministro della cultura d’oltralpi.

 

Emozioni istituzionali o istituzioni emozionate?

Possiamo invece qualificare come geografico-culturale il viaggio dei membri della giuria, presieduta dal regista italo-francese Florent Emilio Siri  (Cloclo), al fine di premiare la migliore tra le prime e seconde opere italiane dell’anno.

 

Hanno fatto un viaggio di confronto anche alcuni protagonisti e registi delle pellicole in concorso. Il pubblico di appassionati ha così già potuto scambiare qualche battuta con la simpatica troupe del film Sodoma…l’altra faccia di Gomorra.

C’è però un tipo di viaggio particolare al centro della nostra manifestazione cinematografica transfrontaliera europea: le migrazioni ed i problemi dei migranti rispetto alle proprie origini. Nell’apposita sezione di film che trattano questa tematica, è impossibile non mettere in rilievo tre documentari e un film girati in Lussemburgo ed in Lorena:

 

  • Ritals – Domani me ne vado (Sophie e Anna-Lisa Chiarello), film dal titolo fin troppo eloquente su problemi che ognuno di noi ha vissuto o vive al quotidiano;
  • Foot et pasta shoot (Alain Chrétien), che fa incontrare alcuni fra i più grandi protagonisti di origini italiane del calcio francese, fra i quali spiccano Aldo Platini (padre del più famoso figlio) e Carlo Molinari, a lungo presidente del FC Metz;
  • L’anniversaire de Thomas…quand le ciel s’est éteint (Jean Paul Menichetti), rimasterizzato 30 dopo la sua prima uscita. Questo film è indispensabile per chiunque volesse veramente capire e “toccare” la realtà italiana delle nostre zone ai tempi del mondo del ferro. Chi ha vissuto quei giorni non lontanissimi è testimone della profondità dei rapporti umani a dispetto delle difficoltà oggettive filmate nell’opera di Menichetti;
  • Terra mia Terra nostra del cineasta e produttore italo-lussemburghese Donato Rotunno, che approfondisce e completa il suo “viaggio-riflessione” sulle origini iniziato 14 anni fa con Terra mia.

L’opera, presentata praticamente in anteprima al Festival, si concentra sulla tematica delle seconde generazioni degli emigrati italiani in Lussemburgo e sui vari modi di porsi rispetto all’italianità, alle radici, alla lingua e al cultura dei propri genitori.

Molti si riconosceranno nelle parole e nelle immagini di questo reportage commovente e profondo, che non intende assolutamente pontificare sulla scelta degli uni e degli altri. Ognuno vive un percorso individuale anche all’interno di una comunità numericamente importante come quella italiana nel Granducato, quindi le ragioni, le motivazioni ed il risultato delle riflessioni di ogni singolo hanno un valore che va rispettato. Tutti siamo comunque chiamati a confrontarci con le nostre origini e la nostra visione può anche cambiare negli anni,  questa è una delle tante piste d’investigazione introspettiva che offre Rotunno a tutti quelli che vivono una specie di doppia vita legata alle doppie origini.

Si consiglia naturalmente di assistere ad uno dei numerosi confronti col pubblico che seguono buona parte delle proiezioni di questo film, che mi sento fin d’ora di indicare come uno dei punti fortissimi dell’edizione numero 35.

 

Remo Ceccarelli

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