Ictus e infarto sembrano problemi diversi, ma hanno la stessa origine: un’arteria che si ostruisce e smette di portare sangue e ossigeno, al cervello nel primo caso, al cuore nel secondo. Proteggersi da uno significa proteggersi anche dall’altro

Un processo silenzioso
Le placche che restringono le arterie si formano nell’arco di decenni, senza dare alcun sintomo. Ci si sente bene fino al giorno dell’evento: per questo la prevenzione non può basarsi su come stiamo, ma su pochi fattori da controllare con regolarità.
I « numeri » che contano
• Pressione arteriosa: il fattore di rischio più diffuso e più trascurato, proprio perché
l’ipertensione non fa male. Va misurata almeno una volta l’anno
• Colesterolo LDL e glicemia: bastano semplici esami del sangue
• Girovita: il grasso addominale conta più del numero sulla bilancia
Le abitudini che fanno la differenza
Smettere di fumare è la scelta con il ritorno più rapido: il rischio inizia a scendere in pochi mesi. Contano poi 150 minuti a settimana di attività moderata (camminare a passo svelto basta), un’alimentazione di tipo mediterraneo, poco sale e alcol limitato.
Il rischio si valuta nell’insieme
Nessuno di questi valori dice molto da solo. Una pressione ai limiti pesa in modo diverso in chi fuma e ha il colesterolo alto: i fattori di rischio non si sommano, si moltiplicano. Per questo il medico non guarda il singolo esame, ma stima il rischio complessivo mettendo insieme età, sesso, pressione, colesterolo, fumo e diabete. È da quel quadro che dipende la strategia: per alcuni bastano le abitudini, per altri serve anche una terapia.
Quando iniziare
Una prima valutazione ha senso intorno ai 40 anni, prima se in famiglia ci sono stati infarti o ictus precoci. La familiarità non è una condanna: incide sul punto di partenza, non sul risultato.

Gaetano Macri, specialista in cardiologia

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