Una mostra da non perdere quella di Giovanni Gastel. Il titolo racchiude già la sua essenza: Rewind. A Milano, Palazzo Citterio, fino al 26 luglio 2026

In questa mostra c’è tutto Giovanni Gastel, tutta la sua umanità, tutta la sua capacità di cogliere l’essenza delle cose e delle persone; c’è tutta la sua anima inquieta, sempre desiderosa di scoprire nuove cose e tentare di sentirsi appagata; c’è tutta la sua semplicità e purezza nei versi poetici e c’è l’ IMMAGINE, quella che ti penetra, che ti sconvolge, che ti fa pensare, che ti scuote dal torpore per farti vedere immagini che non esistono, se non nella mente. Rewind perché, alla fine della vita, tutto si riavvolge come un rullino che nasconde la parte privata di te per poi mostrarla in un “dopo” dove non ci sarai più a descriverla. Rewind, anche con la POLAROID, oltre che con il banco ottico, la macchina fotografica analogica e poi quella digitale, perché le immagini vengono fissate per poi riapparire nel tempo.
Avventuriamoci in questo percorso tutto da scoprire e troviamo subito delle foto particolari: volti di donne incorniciati da foglie dorate, a ricordare le icone russe.
Poi ci imbattiamo nei ritratti di personaggi famosi: decisamente superlativi. Gastel li mette a nudo, facendo emergere il loro carattere distintivo come, ad esempio, Carlo Verdone, Mimmo Iodice, Barack Obama, o il suo autoritratto , dove si vedono solo il taschino della giacca e il suo fazzoletto: un suo tratto iconico.
E arriviamo alle foto di moda: bellissime, molto particolari, che eludono i tratti canonici della fotografia « fashion”. Sono foto irriverenti, scanzonate, ma sempre di gran classe come, ad esempio, la foto della modella appoggiata ad un’ impalcatura, vestita di bianco, estremamente sensuale.

Ed ecco le foto degli oggetti: la sua straordinaria capacità di dargli vita, di umanizzarli quasi. Ad esempio il Duomo di Milano, simbolo del capoluogo lombardo, viene raffigurato in una fetta di panettone, alla quale sono date le sue sembianze; oppure, volti di donne e di uomini resi perfettamente solo con degli oggetti: una giacca con camicia e cravatta e, al posto della testa, dei guanti con degli occhiali a dar vita ad un uomo o, parimenti, il volto di una donna composto da parti di fotografie o, ancora, il volto di una donna reso tale da un profilo fatto di perle, al quale è stato aggiunto un paio di occhiali, o quello di un uomo, reso tale soltanto da un fazzoletto a determinarne il volto e un paio di occhiali. O, ancora: il rock contestualizzato da una chitarra avvolta da una giacca di jeans.

E poi altre foto dove la figura viene materializzata, sdoppiata: una, cento, mille donne in una, come in quelle per Krizia e Trussardi; o dove la donna viene impreziosita dai gioielli e c’è una fusione: la donna gioiello o il gioiello a servizio della donna. Incredibile è in Gastel il suo mascherare donne e uomini, facendoli emergere da contesti improbabili. La natura è sempre presente nelle sue fotografie: affiora nei volti delle modelle trasformate in fiori o farfalle, dove la leggiadria e la leggerezza si trasformano in bellezza. Le modelle si piegano come foglie, petali al vento. Le donne farfalle o angeli, con ali stupende che le rendono sfuggenti e imprendibili. C’è un che di rinascimentale in queste foto, di struggente nei colori seppiati. Meravigliosa e spiazzante è la foto della modella vestita di bianco con le ali, quasi piume, in mezzo a due gabbie: la donna è libera, senza costrizioni.
E’ volata via da un mondo che la voleva in gabbia. E proseguendo su questa linea troviamo le donne come dee o come personaggi mitologici: Athena, Diana. Intense nelle loro espressioni e con uno sguardo di sfida. E poi le donne specchio di artisti famosi, come Caravaggio e Leonardo, che rivivono come “Medusa” o “Leda e il cigno »; e ancora i volti di donne trasformate in animali, dal titolo “Metamorfosi ». Infine, la serie di rivisitazioni del sacro, dove vengono rappresentate una serie di Madonne, sfarzose e barocche. La mostra termina con una serie di ritratti di Gastel che gli hanno fatto vari fotografi e che lo rappresentano nella sua essenza: un uomo e un fotografo geniale.
Anna Violante
