Anacronistico. È la parola scelta da un giornalista per liquidare il femminismo in sala stampa al Festival di Sanremo 2026. Eppure, a guardare quello che è successo dopo, anacronistica è sembrata semmai la discussione che ne è seguita, non il femminismo

Tutto nasce da una domanda sul femminismo. Le Bambole di Pezza, il  gruppo musicale pop punk di Milano, con una formazione esclusivamente femminile, rivendicano quella parola con orgoglio, spiegano che usarla non significa essere contro gli uomini, ma lavorare verso una parità che ancora non esiste. Fin qui, niente di nuovo.

Poi interviene di nuovo il giornalista. La sua tesi è semplice: il femminismo è roba d’altri tempi. La parità c’è già. La nostra non è una società patriarcale. E a sostegno di questa visione tira fuori, uno dopo l’altro, gli argomenti più logori del repertorio: «Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna». «A casa mia comanda mia moglie». «Se state con qualcuno comandate sicuramente voi. Quindi il potere ce l’avete».
La risposta delle Bambole di Pezza arriva netta: «Noi non vogliamo potere a casa. Vogliamo il potere ovunque». La sala applaude. Il giornalista insiste.
Quando dal pubblico si alza una voce — «Abbiamo paura di uscire di casa e di essere uccise e stuprate, questa non è parità» — il giornalista sceglie la risposta che vale più di mille slogan: dice che, in fondo, anche lui potrebbe essere stuprato.

Una delle componenti delle Bambole di Pezza raccoglie quella dichiarazione e la usa per spiegare, con una chiarezza disarmante, la differenza tra un episodio e un sistema:

«Nessuno dice che gli uomini non possano subire violenze. La differenza sta nella sistematicità del problema, radicato in seimila anni di storia dell’umanità».


Un problema sistemico non è qualcosa che “può capitare”. È qualcosa di strutturale, costruito nel tempo, che permea istituzioni, linguaggio, relazioni di potere. Esattamente come il razzismo o l’omofobia: nessuno nega che una persona bianca possa subire violenza, ma questo non cancella il fatto che il razzismo sia un fenomeno sistemico che agisce in modo radicalmente diverso. La sala applaude di nuovo. Più forte di prima.Una discussione che non avrebbe mai dovuto essere necessaria. Unico gruppo interamente femminile del Festival e già in sala stampa le Bambole di Pezza devono difendere il diritto di chiamarsi femministe. Non è una discussione che avrebbe dovuto nascere. È una discussione che non avrebbe mai dovuto essere necessaria. E il fatto che lo sia ancora — proprio qui, proprio ora, proprio davanti a chi l’informazione la fa di mestiere — dice tutto quello che c’è da sapere.

Gilda Luzzi

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