{"id":36118,"date":"2026-10-21T12:50:59","date_gmt":"2026-10-21T10:50:59","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=36118"},"modified":"2026-10-21T12:51:00","modified_gmt":"2026-10-21T10:51:00","slug":"la-poverta-invisibile-di-chi-ha-poco-in-tasca-e-ancora-meno-intorno-a-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/10\/21\/la-poverta-invisibile-di-chi-ha-poco-in-tasca-e-ancora-meno-intorno-a-se\/","title":{"rendered":"La povert\u00e0 invisibile di chi ha poco in tasca e ancora meno intorno a s\u00e9"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Abbiamo intervistato il sociologo ed etnografo Giovanni Monteduro: ci ha parlato dei suoi studi, di noi italiani e italiane expat e di un disagio non solo economico, ma ancora pi\u00f9 grave. Monteduro sar\u00e0 protagonista di una conferenza, in italiano, con traduzione simultanea in francese, organizzata dal <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.ogbl.lu\/departements\/departement-des-immigres\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.ogbl.lu\/departements\/departement-des-immigres\/\" target=\"_blank\">Dipartimento Immigrati dell\u2019OGBL<\/a>, mercoled\u00ec 28 ottobre alle 18.30 alla<em> Chambre des Salari\u00e9s<\/em> (2-4, rue Pierre Hentges, Lussemburgo citt\u00e0<\/strong>). <strong>Si consiglia la prenotazione via<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.ogbl.lu\/agenda\/event\/conference-sur-la-pauvrete\/\" target=\"_blank\"> LINK<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-36125 pk-lazyload\"  width=\"376\"  height=\"541\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 376px) 100vw, 376px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/poverta-locandina.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/poverta-locandina.png 606w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/poverta-locandina-209x300.png 209w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Nella tua conferenza affronterai un tema attuale davvero scottante. Ci illustri brevemente le ricerche e le fonti che hanno portato a questa tua analisi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La conferenza sar\u00e0 un momento di condivisione e confronto, pi\u00f9 che una classica presentazione accademica. Partir\u00f2 dalla sintesi di diverse attivit\u00e0 di ricerca che hanno riguardato anche il Lussemburgo, affrontando temi come le politiche sociali, le disuguaglianze, la marginalit\u00e0 urbana e i processi di esclusione. <strong>Il filo conduttore \u00e8 una domanda: quanto riusciamo davvero a comprendere la vulnerabilit\u00e0 delle persone attraverso gli indicatori economici tradizionali?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I dati statistici sono indispensabili, ma non sempre restituiscono l&#8217;intera complessit\u00e0 delle esperienze individuali. Il reddito, per esempio, non ci dice necessariamente se una persona disponga di una rete affidabile, se possa contare su qualcuno nei momenti di difficolt\u00e0 o se riesca ad accedere concretamente ai servizi. Per questo \u00e8 importante affiancare ai dati quantitativi un approccio qualitativo, capace di andare oltre i numeri e di rimettere al centro l&#8217;ascolto, la soggettivit\u00e0 e la dignit\u00e0 biografica delle persone. L&#8217;obiettivo \u00e8 far dialogare queste due prospettive, perch\u00e9 nessuna delle due, da sola, \u00e8 sufficiente a comprendere la realt\u00e0. La riflessione si inserisce anche nel confronto tra i modelli europei di <em>welfare<\/em>: quello nordico, caratterizzato da una maggiore tradizione universalistica e da servizi pubblici orientati a ridurre la dipendenza dalla famiglia, e quello mediterraneo, nel quale la solidariet\u00e0 familiare ha storicamente svolto una funzione centrale di protezione. Nessuno dei due modelli \u00e8 privo di limiti. Ci\u00f2 che conta \u00e8 capire come vengono distribuite le responsabilit\u00e0 tra Stato, famiglia, mercato e comunit\u00e0. Il Lussemburgo rappresenta un osservatorio particolarmente interessante perch\u00e9 combina elevata ricchezza, mobilit\u00e0 internazionale, multiculturalit\u00e0 e forti pressioni abitative. \u00c8 un laboratorio in cui si stanno manifestando trasformazioni che riguardano l&#8217;intera Europa e che, in questo contesto, diventano particolarmente visibili. Credo che osservare il Lussemburgo da questa prospettiva sia importante per comprendere le sfide sociali che attendono tutti i Paesi europei.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Lussemburgo si scopre povero\u2026 un paradosso che per\u00f2 non salta fuori dall&#8217;oggi al domani. Da quanto tempo, in realt\u00e0, la situazione \u00e8 critica ma \u00e8 stata sottovalutata?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non siamo davanti a un fenomeno improvviso. Le fragilit\u00e0 sociali esistono da tempo, anche nei Paesi pi\u00f9 ricchi, ma diventano pi\u00f9 evidenti quando il costo della vita, le difficolt\u00e0 abitative e la debolezza delle reti di sostegno si combinano. In questo momento storico, caratterizzato da un&#8217;accelerazione dei ritmi di vita e delle trasformazioni sociali, queste dinamiche tendono ad amplificarsi. Il punto, quindi, non \u00e8 soltanto stabilire da quanto tempo esista la povert\u00e0 in Lussemburgo, ma capire da quanto tempo alcune sue dimensioni siano rimaste meno visibili nel dibattito pubblico e negli strumenti di intervento. Gli indicatori ufficiali di STATEC ed Eurostat sono fondamentali, ma non esauriscono la complessit\u00e0 della realt\u00e0. Il reddito ci dice molto sulle risorse economiche di una persona, ma non necessariamente sulla sua capacit\u00e0 di affrontare un imprevisto, sulla presenza di relazioni affidabili o sulla possibilit\u00e0 concreta di chiedere aiuto. Si pu\u00f2 essere occupati, avere un reddito regolare e vivere comunque una condizione di profonda vulnerabilit\u00e0 sociale. \u00c8 proprio dalle mie ricerche che emerge il concetto di spirale dell&#8217;anonimato sociale, un processo multidimensionale scandito da microfratture successive, nel quale il progressivo indebolimento dei legami sociali ed economici pu\u00f2 innescare un circolo vizioso. L&#8217;isolamento riduce le occasioni di partecipazione alla vita collettiva, rende pi\u00f9 difficile cercare sostegno e pu\u00f2 aggravare ulteriormente la vulnerabilit\u00e0 della persona. Questa dinamica richiama, sul piano interpretativo, la riflessione dell&#8217;antropologo<strong> Ernesto de Martino sulla crisi della presenza<\/strong>: quando vengono meno il riconoscimento da parte della comunit\u00e0 e quei riferimenti sociali e culturali che permettono all&#8217;individuo di sentirsi parte del mondo, pu\u00f2 diventare sempre pi\u00f9 difficile mantenere un rapporto significativo con s\u00e9 stessi, con gli altri e con la realt\u00e0 circostante. Nelle situazioni pi\u00f9 gravi, questa perdita di riferimenti pu\u00f2 accompagnarsi a una profonda sofferenza psicologica ed esistenziale. Non si tratta di un percorso inevitabile, ma di una dinamica che le mie ricerche invitano a riconoscere e comprendere prima che produca conseguenze pi\u00f9 gravi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il rischio \u00e8 che ci\u00f2 che non riusciamo a vedere oggi diventi un&#8217;emergenza domani.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la vulnerabilit\u00e0 viene intercettata tardi, le persone possono avere bisogno di interventi pi\u00f9 complessi e onerosi, con possibili ripercussioni anche sulla sostenibilit\u00e0 della spesa pubblica. Per questo non dobbiamo contrapporre statistiche e storie individuali, ma integrarle: misurare la povert\u00e0 economica e, allo stesso tempo, comprendere le relazioni, l&#8217;isolamento e l&#8217;accesso effettivo ai servizi. La ricchezza di un Paese, da sola, non ci dice quanto le persone siano realmente protette.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali categorie sociali sono pi\u00f9 a rischio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-36133 pk-lazyload\"  width=\"449\"  height=\"276\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 449px) 100vw, 449px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/fam-moni.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/fam-moni.png 798w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/fam-moni-300x184.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/fam-moni-768x472.png 768w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il rischio pu\u00f2 riguardare le famiglie monoparentali,&nbsp; in particolare quelle con una donna come unico genitore e figli a carico, i lavoratori a basso reddito o precari, le persone che affrontano difficolt\u00e0 abitative e chi arriva dall&#8217;estero senza una rete di sostegno gi\u00e0 consolidata. Sarebbe tuttavia riduttivo identificare la povert\u00e0 relazionale con una categoria precisa: anche una persona occupata, economicamente autonoma e apparentemente integrata pu\u00f2 attraversare una condizione di isolamento. Le mie ricerche evidenziano inoltre che la vulnerabilit\u00e0 relazionale non \u00e8 soltanto una possibile conseguenza della povert\u00e0 economica: pu\u00f2 contribuire a riprodurla e ad aggravarla. Quando vengono meno le reti di sostegno, diventa pi\u00f9 difficile affrontare una crisi abitativa, trovare nuove opportunit\u00e0 lavorative o superare un momento di difficolt\u00e0. Si crea cos\u00ec una dinamica circolare, nella quale lo svantaggio economico e l&#8217;isolamento sociale possono rafforzarsi reciprocamente, con conseguenze anche sulle risorse necessarie per gli interventi pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il confronto tra welfare nordico e mediterraneo aiuta a comprendere questi meccanismi. Nei sistemi nordici, la maggiore tradizione di servizi pubblici universalistici mira a ridurre la dipendenza dalla famiglia per accedere alla protezione sociale. Nei sistemi mediterranei, la famiglia ha storicamente compensato carenze o frammentazioni dell&#8217;offerta pubblica, sostenendo figli, anziani e persone in difficolt\u00e0. Non si tratta di contrapporre un modello efficiente a uno inefficiente: anche i servizi pubblici possono incontrare problemi di accessibilit\u00e0, mentre le reti familiari possono essere una risorsa fondamentale, ma anche un fattore di disuguaglianza quando sono fragili o sovraccariche. <strong>Quando l&#8217;isolamento diventa persistente, pu\u00f2 associarsi a sofferenza psicologica, sintomi ansioso-depressivi e perdita di autonomia<\/strong>. Non sono conseguenze inevitabili, ma rischi che meritano attenzione. La questione fondamentale \u00e8 capire chi possa contare su qualcuno quando le risorse personali non bastano pi\u00f9. \u00c8 anche da questa risposta che dipendono le possibilit\u00e0 concrete di inclusione sociale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;emergenza non pu\u00f2 aspettare. Cosa si pu\u00f2 fare, almeno, nel breve termine?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Occorre intervenire contemporaneamente sulle condizioni materiali e sulle reti sociali. Servono sostegni economici accessibili, orientamento ai diritti, risposte alle difficolt\u00e0 abitative e, soprattutto, servizi capaci di intercettare il disagio prima che diventi emergenza. \u00c8 altrettanto importante rafforzare il lavoro sociale di comunit\u00e0, valorizzando esperienze come quella di <em>Inter-Actions<\/em> attraverso il progetto <em>Ensemble Gare-Bonnevoie<\/em>, un esempio significativo di intervento territoriale orientato a costruire legami, partecipazione e capacit\u00e0 di attivazione delle persone. Queste esperienze mostrano quanto sia importante lavorare non soltanto sulle necessit\u00e0 individuali, ma anche sulle relazioni e sulle risorse presenti nei quartieri. Accanto a questo lavoro, una proposta concreta potrebbe essere quella di sperimentare una \u00abRete sentinella\u00bb, mettendo in relazione servizi sociali, associazioni e realt\u00e0 di prossimit\u00e0 per riconoscere precocemente i segnali di isolamento e facilitare l&#8217;accesso agli aiuti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"385\"  height=\"462\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-36136 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 385px) 100vw, 385px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/ensemb.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/ensemb.png 385w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/ensemb-250x300.png 250w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Non si tratterebbe di sorvegliare le persone, ma di creare occasioni di ascolto e canali di collaborazione che rendano pi\u00f9 difficile lasciare qualcuno solo di fronte alle proprie difficolt\u00e0.<\/strong> Sul piano della ricerca, invece, l&#8217;idea \u00e8 lavorare a un indicatore composito di deprivazione relazionale. Potrebbe affiancare ai dati economici informazioni sulla disponibilit\u00e0 di sostegno, sulla qualit\u00e0 delle reti personali e sulla partecipazione sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di sostituire gli indicatori ufficiali di STATEC o il lavoro di ricerca di LISER, ma di integrarli per comprendere meglio situazioni che possono sfuggire a una lettura esclusivamente economica. In prospettiva, un simile strumento potrebbe contribuire anche al dibattito europeo sulla misurazione della povert\u00e0 e, se adeguatamente validato, essere proposto all&#8217;attenzione di Eurostat. <strong>C&#8217;\u00e8 poi una questione di sostenibilit\u00e0 del <em>welfare<\/em>.<\/strong> Quando una vulnerabilit\u00e0 non viene riconosciuta tempestivamente, pu\u00f2 aggravarsi e richiedere interventi sanitari, psicologici e sociali pi\u00f9 complessi. Non possiamo presumere che ogni intervento preventivo produca automaticamente un risparmio: i suoi effetti vanno verificati. Possiamo per\u00f2 chiederci se una presa in carico precoce migliori il benessere delle persone e renda pi\u00f9 efficace l&#8217;impiego delle risorse pubbliche. In parole semplici, intervenire prima pu\u00f2 significare evitare che alcune situazioni degenerino, con benefici potenziali sia per le persone sia per le casse dello Stato. Prevenire l&#8217;esclusione significa quindi proteggere la dignit\u00e0 individuale e rafforzare la capacit\u00e0 del <em>welfare<\/em> di intervenire prima che sia troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli italiani, giovani e meno giovani, continuano a raggiungere il Granducato, \u00abscappando\u00bb da un&#8217;Italia che non li ama, ma non sempre trovano qui situazioni confortevoli: sono vittime di un&#8217;errata narrazione o cosa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La narrazione del Lussemburgo come luogo in cui basta arrivare per costruirsi un futuro contiene una parte di verit\u00e0, ma resta incompleta. Le storie di vita che ho raccolto restituiscono esperienze differenti: <strong>per alcuni italiani il Granducato ha rappresentato un&#8217;opportunit\u00e0 concreta di riscatto professionale e personale<\/strong>, fino a ritrovare quel senso di appartenenza che sentivano di aver perduto in Italia.<strong> Per altri, soprattutto tra i nuovi arrivati, un lavoro e un reddito migliore non sono stati sufficienti a garantire un alloggio dignitoso, relazioni solide e un&#8217;effettiva integrazione sociale.<\/strong> Si possono trovare opportunit\u00e0 professionali importanti e, nello stesso tempo, sperimentare solitudine, difficolt\u00e0 linguistiche e distanza dagli affetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mie ricerche evidenziano anche un aspetto di cui, a mio avviso, si parla ancora troppo poco: la qualit\u00e0 delle reti relazionali all&#8217;interno della stessa comunit\u00e0 italiana. La presenza di connazionali, infatti, non garantisce automaticamente solidariet\u00e0, sostegno o inclusione. Le relazioni possono rappresentare una risorsa straordinaria, ma possono anche essere frammentate, difficili da attivare o attraversate da distanze sociali e professionali. Per alcuni nuovi arrivati, dunque, le difficolt\u00e0 nel costruire legami significativi possono manifestarsi anche all&#8217;interno della comunit\u00e0 italiana, non soltanto nei rapporti con le altre comunit\u00e0 presenti in Lussemburgo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ci porta a riflettere sul rapporto tra mobilit\u00e0 e modelli di <em>welfare<\/em>. Chi proviene da un contesto nel quale la famiglia svolge una funzione centrale di protezione pu\u00f2 scoprire che, all&#8217;estero, quella rete non \u00e8 pi\u00f9 immediatamente disponibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema di<em> welfare<\/em> lussemburghese offre strumenti di protezione e opportunit\u00e0 importanti, ma neppure un sistema avanzato pu\u00f2 sostituire automaticamente i legami di fiducia, la vicinanza quotidiana e il senso di appartenenza. Per questo l&#8217;integrazione non dovrebbe essere valutata soltanto attraverso l&#8217;occupazione e il reddito, ma anche considerando la possibilit\u00e0 di costruire relazioni significative e partecipare alla vita della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non parlerei semplicemente di illusione, ma di un racconto incompleto della mobilit\u00e0. <\/strong>Si racconta quanto si guadagna, molto meno quanto possa costare ricostruire una vita. Il Lussemburgo \u00e8 un laboratorio del futuro europeo proprio perch\u00e9 rende particolarmente visibile questa contraddizione: la libera circolazione \u00e8 una conquista fondamentale, ma la mobilit\u00e0 geografica non coincide sempre con l&#8217;inclusione sociale per tutti.\u00a0 La vera sfida, europea, \u00e8 trasformare le opportunit\u00e0 economiche in benessere complessivo, permettendo alle persone di lavorare e vivere oltre i confini senza impoverirsi sul piano sociale e relazionale. Questo obiettivo, tuttavia, non dipende soltanto dalle istituzioni: richiede anche la partecipazione di chi vive gi\u00e0 sul territorio, la disponibilit\u00e0 all&#8217;aiuto reciproco e la capacit\u00e0 delle comunit\u00e0, comprese quelle dei connazionali, di diventare luoghi di accoglienza e sostegno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Intervista a cura di Maria Grazia Galati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si consiglia la prenotazione: <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.ogbl.lu\/agenda\/event\/conference-sur-la-pauvrete\/\" target=\"_blank\">https:\/\/www.ogbl.lu\/agenda\/event\/conference-sur-la-pauvrete\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chi \u00e8 Giovanni Monteduro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-36127 pk-lazyload\"  width=\"259\"  height=\"368\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 259px) 100vw, 259px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/monte.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/monte.png 433w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/monte-211x300.png 211w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sociologo ed etnografo urbano, PhD in <em>Political and Social Science<\/em> dell\u2019Universit\u00e0 del Salento. Il suo lavoro adotta un approccio qualitativo ed etnografico allo studio dei fenomeni sociali e della vita urbana. Si occupa di povert\u00e0, disuguaglianze sociali e processi di esclusione nelle societ\u00e0 europee contemporanee. Attraverso storie di vita, interviste e analisi delle reti sociali, indaga le dimensioni della vulnerabilit\u00e0 spesso in ombra nelle misurazioni socio-economiche tradizionali. \u00c8 membro del Forum Europeo: <em>Qualitative Social Research (FQS)<\/em> con sede alla <em>Freie Universit\u00e4t<\/em> di Berlino, e svolge attivit\u00e0 di<em> scientific peer review <\/em>(valutazione critica di un determinato lavoro fatta da chi \u00e8 esperto della materia, <em>ndr<\/em>) per riviste internazionali nei campi delle politiche sociali, della coesione europea e della ricerca qualitativa.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Abbiamo intervistato il sociologo ed etnografo Giovanni Monteduro: ci ha parlato dei suoi studi, di noi italiani e italiane expat e di un disagio non solo economico, ma ancora pi\u00f9 grave. 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