{"id":36023,"date":"2026-10-14T16:12:27","date_gmt":"2026-10-14T14:12:27","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=36023"},"modified":"2026-10-14T16:13:27","modified_gmt":"2026-10-14T14:13:27","slug":"il-libro-che-non-vuole-stare-da-solo-e-appartiene-a-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/10\/14\/il-libro-che-non-vuole-stare-da-solo-e-appartiene-a-tutti\/","title":{"rendered":"Il libro che non vuole stare da solo  (e appartiene a tutti)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ci sono oggetti che nascono per rimanere ancorati a una libreria e altri che chiedono, fin dal titolo, di mettersi in cammino. \u00abDas Buch, das nicht allein sein will\u00bb (Il libro che non vuole stare da solo, ndr) appartiene a questa seconda categoria. Nato da un&#8217;idea dell&#8217;autrice molisana Ida Ilenia Macera, oggi residente in Germania, il progetto \u00e8 un esperimento di fiducia e connessione umana che sta facendo il giro del mondo: un libro senza proprietario lanciato sui treni europei, pronto a passare di mano in mano per poi viaggiare fino in Australia. Chi lo trova \u00e8 chiamato a stringere un vero e proprio &#8220;patto d\u2019onore&#8221;: diventarne il primo custode per quindici giorni, leggere le confessioni lasciate dagli altri, cerchiare le parole in cui ci si riconosce per dire &#8220;ti vedo&#8221;, scrivere a mano la propria verit\u00e0 anonima e poi rimetterlo in viaggio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-36027 pk-lazyload\"  width=\"384\"  height=\"512\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 384px) 100vw, 384px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000326795-768x1024.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000326795-768x1024.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000326795-225x300.png 225w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000326795-800x1067.png 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000326795.png 1086w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Nel testo introduttivo con cui apri il libro ti definisci &#8220;Der erste H\u00fcter&#8221; (il primo custode) e chiedi a chi lo trova di stringere un vero e proprio &#8220;patto&#8221;: scrivere la propria verit\u00e0, cerchiare le parole altrui per dire &#8220;ti vedo&#8221;, e poi rilasciare il volume entro 15 giorni. In un\u2019epoca dominata da algoritmi veloci e sovraesposizione personale online, quanto \u00e8 stato difficile affidare un oggetto fisico e intimo come un libro alla cura e al senso di responsabilit\u00e0 di perfetti sconosciuti sui treni? Ci sono stati momenti in cui questo \u201cpatto\u201d \u00e8 stato infranto o ti ha sorpresa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando ho iniziato a pensare a questo progetto, una delle cose che mi interessava di pi\u00f9 era capire se fosse ancora possibile. Il libro nasce proprio da questa domanda. Chi lo trova diventa <em>Der erste H\u00fcter<\/em>, il primo custode. Non \u00e8 semplicemente il lettore che prende un libro, lo legge e poi lo restituisce. Gli viene affidato qualcosa che, in quel momento, non appartiene pi\u00f9 soltanto a me. Dentro il libro ci sono gi\u00e0 le parole di altre persone e, forse, ci sar\u00e0 anche qualcosa di suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli chiedo di fermarsi, di leggere, di scrivere la propria verit\u00e0, di cercare tra quelle pagine le parole di qualcun altro a cui poter dire <em>\u201cti vedo\u201d<\/em> e poi di lasciare che il libro continui il suo viaggio entro quindici giorni. La cosa che per me rende tutto questo particolarmente importante \u00e8 che <strong>non c\u2019\u00e8 nessuno che controlla il custode<\/strong>. Non posso sapere chi sia, non posso sapere cosa far\u00e0 del libro e non posso obbligarlo a rispettare quello che gli ho chiesto. Mi affido semplicemente alla sua responsabilit\u00e0. Ed \u00e8 qui che nasce quello che chiamo \u201cpatto d\u2019onore\u201d.\u00c8 un patto molto semplice: <em>io ti affido qualcosa, tu ne hai cura e poi lo affidi a qualcun altro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, \u00e8 un gesto che oggi mi sembra quasi rivoluzionario. Siamo abituati a vivere una parte enorme delle nostre relazioni attraverso uno schermo. Condividiamo continuamente noi stessi, ma spesso senza creare un vero contatto con l\u2019altra persona. <strong>Io ho voluto creare invece un incontro reale, fisico, nel quale una persona sconosciuta potesse ricevere qualcosa di intimo e decidere liberamente di averne cura. <\/strong>E c\u2019\u00e8 anche l\u2019anonimato, che per me \u00e8 fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando non devi necessariamente dire chi sei, puoi sentirti pi\u00f9 libero di raccontare quello che provi veramente. Puoi lasciare una frase che forse non avresti mai avuto il coraggio di pubblicare con il tuo nome. Puoi parlare di una paura, di una perdita, della solitudine, di qualcuno che ti manca. Oppure puoi semplicemente scrivere una frase che vorresti che uno sconosciuto leggesse in un momento particolare della sua vita. Per questo il custode, nella mia idea, non sta custodendo soltanto un libro. Per quindici giorni custodisce qualcosa di molto pi\u00f9 delicato: le parole di persone che non conosce. E quando poi decide di rimettere il libro in viaggio, sta facendo una cosa che trovo profondamente umana: sta scegliendo di non trattenere ci\u00f2 che gli \u00e8 stato affidato, ma di permettere che continui ad arrivare ad altre persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono chiesta anch\u2019io, naturalmente, se questo patto sarebbe stato sempre rispettato. E credo che una parte della bellezza del progetto stia proprio nel fatto che io non posso avere questa certezza. Perch\u00e9 la fiducia, per essere davvero fiducia, deve contenere anche la possibilit\u00e0 di essere tradita. Finora, per\u00f2, ci\u00f2 che mi ha sorpresa \u00e8 proprio il desiderio delle persone di partecipare, di lasciare qualcosa e di continuare il viaggio del libro. E questo mi ha fatto capire che forse abbiamo ancora bisogno di gesti molto semplici: affidare qualcosa a uno sconosciuto e sapere che, dall\u2019altra parte, potrebbe esserci qualcuno disposto ad averne cura.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-36024 pk-lazyload\"  width=\"288\"  height=\"512\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 288px) 100vw, 288px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/66FC3E83-FE9E-4AE5-AE24-6442FF13D7D5-1-576x1024.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/66FC3E83-FE9E-4AE5-AE24-6442FF13D7D5-1-576x1024.png 576w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/66FC3E83-FE9E-4AE5-AE24-6442FF13D7D5-1-169x300.png 169w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/66FC3E83-FE9E-4AE5-AE24-6442FF13D7D5-1-768x1365.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/66FC3E83-FE9E-4AE5-AE24-6442FF13D7D5-1-864x1536.png 864w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/66FC3E83-FE9E-4AE5-AE24-6442FF13D7D5-1-800x1421.png 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/66FC3E83-FE9E-4AE5-AE24-6442FF13D7D5-1.png 941w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Sei un&#8217;autrice italiana che vive in Germania e ha scelto di avviare il progetto con il titolo e l&#8217;incipit in tedesco (&#8220;Das Buch, das nicht allein sein will&#8221;), portandolo poi fino in Australia. Nella tua esperienza personale e nell&#8217;osservazione dei contributi lasciati dalle persone lungo i percorsi ferroviari europei e internazionali, la solitudine parla una lingua universale o hai notato sfumature emotive ed espressive diverse a seconda della lingua e della cultura di chi si ferma a scrivere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho scelto di creare questo progetto in tedesco per un motivo molto preciso: volevo creare una connessione. Sono italiana, sono originaria del Molise e vivo in Germania. Avrei potuto scegliere l\u2019italiano, la lingua nella quale sono cresciuta e nella quale mi viene pi\u00f9 naturale esprimermi. Invece ho scelto il tedesco perch\u00e9 per me rappresentava una possibilit\u00e0: quella di dimostrare che una lingua diversa dalla nostra non deve necessariamente separarci. Io credo che, in fondo, esista una sola lingua che tutti possiamo comprendere, ed \u00e8 la lingua dell\u2019amore. E quando parlo di amore non mi riferisco soltanto all\u2019amore tra due persone. Penso a un vocabolario molto pi\u00f9 grande, fatto di parole come empatia, ascolto, condivisione, vicinanza, rispetto, cura e connessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste parole non hanno bisogno di essere tradotte. Una persona pu\u00f2 non comprendere perfettamente la lingua che sto parlando, ma pu\u00f2 comprendere se mi avvicino a lei con rispetto. Pu\u00f2 comprendere un gesto di gentilezza. Pu\u00f2 comprendere una parola lasciata con sincerit\u00e0. Pu\u00f2 riconoscere la solitudine di un\u2019altra persona anche se quella solitudine \u00e8 stata raccontata in una lingua diversa dalla propria.Ed \u00e8 proprio questo che volevo rendere concreto attraverso il libro.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo rendere visibile qualcosa che normalmente rimane invisibile: il fatto che le lingue possono essere diverse, ma ci\u00f2 che proviamo pu\u00f2 unirci. P<strong>er questo il tedesco, nel mio progetto, non rappresenta una distanza. Al contrario, rappresenta un ponte. \u00c8 la lingua del Paese nel quale oggi vivo, ma \u00e8 anche una lingua che ho dovuto imparare, una lingua che all\u2019inizio non mi apparteneva completamente<\/strong>. E proprio per questo mi sembrava importante utilizzarla per costruire un progetto che parlasse di connessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro \u00e8 nato in Germania, ma non volevo che rimanesse legato alla Germania. Volevo che potesse attraversare confini, Paesi e lingue, fino ad arrivare anche molto lontano, come \u00e8 accaduto con il viaggio verso l\u2019Australia. E durante questo percorso ho iniziato a capire una cosa. Le persone non scrivono necessariamente nello stesso modo quando appartengono a culture diverse. Ci sono differenze nel modo di esprimersi, nella sensibilit\u00e0, nelle immagini che scelgono, nel modo in cui raccontano ci\u00f2 che vivono.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma sotto queste differenze ho trovato qualcosa di sorprendentemente simile. Il bisogno di essere ascoltati. Il bisogno di lasciare una traccia. Il bisogno di sentirsi vicini a qualcuno. Il desiderio che, dall\u2019altra parte, qualcuno possa leggere quelle parole e pensare: \u201cCapisco.\u201d Ed \u00e8 forse questa la cosa che mi ha emozionata maggiormente. Io sono partita dalla mia esperienza di italiana che vive in Germania, quindi da una condizione che potrebbe sembrare legata alla distanza, alla differenza linguistica e culturale. Ma il progetto mi ha portata nella direzione opposta.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha mostrato che possiamo partire da una lingua diversa e arrivare allo stesso sentimento. Per questo non volevo semplicemente scrivere un libro in tedesco. Volevo che il tedesco diventasse una delle dimostrazioni concrete del messaggio del progetto: non esiste una lingua che debba necessariamente dividerci, quando impariamo ad ascoltare ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 dietro le parole. E forse il viaggio internazionale del libro \u00e8 proprio la parte pi\u00f9 bella di questa idea. Perch\u00e9 ogni volta che passa da una persona all\u2019altra, cambia il luogo, cambia la lingua, cambia la cultura, ma rimane qualcosa che non ha bisogno di traduzione. La possibilit\u00e0 di dire a un\u2019altra persona: &#8220;Ti vedo. Ti ascolto. Quello che provi ha un valore&#8221;. E per me questa \u00e8 la vera lingua universale del progetto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il libro \u00e8 strutturato con domande molto precise sulla fragilit\u00e0, come &#8220;Quale peso appoggi per un momento mentre scrivi queste righe?&#8221; o &#8220;Cosa auguri a chi lo trover\u00e0 dopo di te?&#8221;. Leggendo le tracce e le &#8220;cicatrici&#8221; lasciate dai lettori tramite i codici QR o le restituzioni del viaggio, in che modo questo flusso continuo di confessioni anonime ha cambiato il tuo modo personale di vivere la scrittura, la distanza dalla tua terra d&#8217;origine e il tuo ruolo di autrice?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando ho immaginato il progetto, non volevo che il libro fosse semplicemente un oggetto che passa da una persona all\u2019altra. Volevo che, attraverso il suo viaggio, potesse creare una forma di relazione tra persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate. Per questo la figura del custode \u00e8 cos\u00ec importante. Chi trova il libro non riceve soltanto delle pagine da leggere. Riceve qualcosa che qualcun altro ha gi\u00e0 affidato a lui.<strong> Dentro quelle pagine pu\u00f2 trovare pensieri, emozioni, ricordi e parole lasciate da persone che non conosce. E, per un breve periodo, diventa responsabile di quella storia<\/strong>. C\u2019\u00e8 poi un altro aspetto al quale tengo molto: vorrei che il progetto permettesse alle persone di riscoprire il valore della scrittura a mano. Oggi siamo abituati a scrivere velocemente attraverso uno smartphone, a mandare un messaggio, una nota vocale, una mail. Volevo invece riportare le persone davanti a un foglio bianco, a una penna e al tempo necessario per scegliere le parole. Scrivere a mano \u00e8 diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>La grafia porta con s\u00e9 qualcosa di noi. \u00c8 imperfetta, personale, cambia quando siamo emozionati, quando scriviamo velocemente o quando ci fermiamo a pensare. Una lettera scritta a mano non \u00e8 soltanto il contenuto di quello che diciamo: conserva anche il gesto con cui lo abbiamo scritto. Per questo nel libro volevo recuperare anche il valore delle lettere, quelle che forse oggi scriviamo sempre meno. Una lettera non arriva immediatamente. Richiede tempo. E proprio per questo, secondo me, comunica qualcosa di diverso: <em>ho dedicato del tempo a te<\/em>. All\u2019interno del libro, quindi, la persona pu\u00f2 fermarsi, prendere una penna e lasciare qualcosa che rimarr\u00e0 fisicamente sulle pagine per chi arriver\u00e0 dopo. <strong>E contemporaneamente c\u2019\u00e8 il QR code. Il QR code permette di seguire il viaggio del libro, vedere i luoghi che ha attraversato e lasciare anche un messaggio attraverso la parte digitale del progetto.<\/strong> Mi piace molto questa contrapposizione: da una parte la tecnologia, che ci permette di collegare persone lontanissime e di seguire il viaggio del libro; dall\u2019altra una penna, un foglio e una parola scritta a mano. Non volevo scegliere tra queste due dimensioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo farle incontrare. Il digitale permette al progetto di andare lontano; la scrittura a mano permette alle persone di fermarsi. E forse \u00e8 proprio questo che cerco: utilizzare la tecnologia per riportarci, paradossalmente, verso qualcosa di profondamente umano. Il custode pu\u00f2 quindi leggere ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto prima di lui, lasciare una lettera o un pensiero, magari scrivere qualcosa per una persona che non conoscer\u00e0 mai e poi rimettere il libro in viaggio. Dopo quindici giorni deve lasciarlo andare. Mi piace molto questo gesto perch\u00e9 prendersi cura di qualcosa non significa necessariamente possederla. A volte significa riceverla, averne cura per un certo periodo e poi lasciarla andare, sapendo che continuer\u00e0 il suo percorso attraverso qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E cos\u00ec il libro diventa progressivamente una raccolta di presenze. Non soltanto di nomi o di luoghi, ma di grafie, pensieri, emozioni e piccoli frammenti di vita.<\/strong> Io ho scritto l\u2019inizio, ma non posso sapere cosa diventer\u00e0 il libro dopo che lascia le mie mani. Ed \u00e8 proprio questa la parte che mi emoziona di pi\u00f9. Perch\u00e9 da quel momento in poi la storia non appartiene pi\u00f9 soltanto a me.<\/p>\n\n\n\n<p>Appartiene a tutte le persone che decidono di fermarsi, prendere una penna, scrivere qualcosa e poi avere la fiducia di affidarlo a uno sconosciuto. Il libro viaggia fisicamente sui treni, mentre il QR code permette a quel viaggio di continuare anche attraverso una rete digitale di persone e messaggi. Ma al centro rimane un gesto molto semplice: una persona, una penna, un foglio e qualcosa che finalmente trova il coraggio di essere scritto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Elisa Cutull\u00e8<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ci sono oggetti che nascono per rimanere ancorati a una libreria e altri che chiedono, fin dal titolo, di mettersi in cammino. \u00abDas Buch, das nicht allein sein will\u00bb (Il libro che non vuole stare da solo, ndr) appartiene a&hellip;\n","protected":false},"author":2,"featured_media":36027,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"none","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"","_seopress_robots_index":""},"categories":[7648,48,29],"tags":[15857,15856,15854,15855,345,15853,85,4663,8729],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36023"}],"collection":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36023"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36023\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36029,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36023\/revisions\/36029"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media\/36027"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36023"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36023"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36023"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}