{"id":34658,"date":"2026-05-25T11:59:13","date_gmt":"2026-05-25T09:59:13","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=34658"},"modified":"2026-05-25T12:02:09","modified_gmt":"2026-05-25T10:02:09","slug":"ue-il-gap-democratico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/05\/25\/ue-il-gap-democratico\/","title":{"rendered":"UE. Dagli albori del modello ideale ai problemi del sistema reale: il gap democratico"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>A proposito del processo di integrazione europea si \u00e8 parlato ad un certo punto della esistenza di un gap democratico fra il funzionamento delle istituzioni e la cittadinanza europea. Proprio per evitarlo si \u00e8 introdotto\u00a0 il principio di <em>sussidiariet\u00e0,<\/em> impostando le decisioni il pi\u00f9 vicino possibile al livello dei cittadini. Ma le circostanze\u00a0 dell\u2019epidemia di Covid-19 prima, e la guerra in Ucraina poi, sembrano tornare a riproporre questo pericoloso iato, suscettibile di fragilizzare il processo integrativo europeo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-34660 pk-lazyload\"  width=\"512\"  height=\"352\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ue-1024x704.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ue-1024x704.jpg 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ue-300x206.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ue-768x528.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ue-800x550.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ue.jpg 1066w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quando si guardano oggi le istituzioni europee non si pu\u00f2 fare a meno di confrontare l\u2019esistente con quelli che erano i grandi ideali espressi da Altiero Spinelli. Dobbiamo porci delle domande, soprattutto da cittadini europei: da quando a capo del Movimento federalista europeo, Spinelli predicava il federalismo europeo, cio\u00e8 il superamento dei nazionalismi che avevano portato i paesi europei alla tragedia rappresentata dalla II Guerra Mondiale, <strong>quali progressi nel senso da lui auspicato ha fatto l\u2019Europa?<\/strong> <strong>Qual \u00e8 oggi il senso delle sue istituzioni, nel senso della loro rappresentativit\u00e0, il loro inserimento in un processo integrativo autenticamente democratico?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Q<strong>uali progressi nel senso da lui auspicato ha fatto l\u2019Europa?<\/strong> <strong>Qual \u00e8 oggi il senso delle sue istituzioni, nel senso della loro rappresentativit\u00e0, il loro inserimento in un processo integrativo autenticamente democratico?<\/strong><\/p><cite>Carlo degliAbbati<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Certo nel 1951 il primo coraggioso tentativo di creazione di una organizzazione di tipo federale, dopo l\u2019avvento nel dopoguerra di tutta una serie di organizzazioni di tipo classico (UEO, OECE, Consiglio di Europa), la Comunit\u00e0 Carbosiderurgica (C.E.C.A.), aveva un forte contenuto federale, oltre a significare la fine dell\u2019antagonismo tradizionale franco-tedesco. Il suo organo centrale \u2013 la Alta Autorit\u00e0 \u2013 concentrava il potere gestionale e legislativo nelle mani di personalit\u00e0 indipendenti dai governi dei sei stati membri (Italia, Francia, Germania e i tre paesi del Benelux) che dovevano astenersi da ogni \u201c<em>atto incompatibile con il carattere sopranazionale delle loro funzioni<\/em>\u201d. Ma dopo il fallimento nel 1954 del progetto di Comunit\u00e0 Europea di Difesa (C.E.D.), voluto per ragioni diverse dagli apparati gaullisti e comunisti francesi, le burocrazie degli stati fondatori si erano spaventati della rinunzia a pani interi di sovranit\u00e0 attribuiti alle istituzioni della C.E.C.A. Con un processo in senso inverso avevano ripreso in mano il processo decisionale europeo mettendolo esclusivamente nelle mani dei loro rappresentanti in seno al Consiglio dei Ministri.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-34661 pk-lazyload\"  width=\"462\"  height=\"313\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 462px) 100vw, 462px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/maa.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/maa.jpg 853w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/maa-300x203.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/maa-768x520.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/maa-800x541.jpg 800w\" ><figcaption>Maastricht 1992<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Secondo un sistema unicamerale, operante, dopo il 1966 e il c.d. \u201ccompromesso del Lussemburgo\u201d, addirittura alla unanimit\u00e0 delle sue decisioni, ove un solo paese\u00a0 invocasse \u201cl\u2019esistenza di interessi molto importanti\u201d, anche nei casi in cui invece il Trattato C.E.E. permetteva la votazione a maggioranza<strong>. Ma anche quando, ormai all\u2019inizio degli anni \u201990, con il Trattato di Maastricht si era riusciti ad introdurre il bicameralismo in Europa, fortemente voluto da Altiero Spinelli,<\/strong> neppure questo apporto al processo decisionale era servito a migliorarne la efficacia operativa. Non solo la nuova Camera bassa, il Parlamento Europeo, non possedeva a differenza dei corrispondenti consessi nazionali, alcuna facolt\u00e0 di iniziativa legislativa, rimasta confinata nell\u2019ambito della Commissione, composta di membri non eletti, ma anche il passaggio alla elezione dei membri del Parlamento a suffragio universale diretto dal 1979 non aveva permesso il superamento degli ambiti politici nazionali. Non si era assistito alla creazione di veri partiti transnazionali europei, ma al semplice assemblaggio di rappresentanti di partiti nazionali distinti dalle diverse ideologie, attribuiti per affinit\u00e0 ai diversi gruppi formati nel Parlamento europeo. In certi casi poi, la logica di formazione dei collegi, demandata alle autorit\u00e0 nazionali, aveva avuto come effetto di escludere dalla rappresentanza europea delle regioni minoritarie in quanto meno popolose, ma inserite in unico collegio assieme a regioni molto pi\u00f9 grandi e popolose (caso della Liguria nel collegio Nord-Ovest, formato anche da Piemonte e Lombardia). Questa elezione dei membri del Parlamento europeo su base nazionale e non transnazionale ha finito per attribuire al Parlamento non un significato federale, ma quella di un arengo costituente una sommatoria confusa di interessi in cui contava esclusivamente la appartenenza alle coalizioni maggioritarie nazionali.<strong> A questo mancato carattere federale del Parlamento europeo si accompagna inevitabilmente l\u2019assenza di una autentica verifica democratica sulla designazione dei membri della istituzione propositiva e di gestione, la Commissione, composta da membri semplicemente designati dai governi<\/strong>, sottoposti ad una semplice verifica delle nomine da parte degli europarlamentari, che ha portato a ben rare esclusioni dei candidati di nomina governativa.<strong>A questo punto ci si pu\u00f2 domandare quale sia il carattere democratico delle istituzioni europee, se sussista il gap democratico di cui si parla da tempo. Gap democratico o gap\u00a0 partecipativo, misuratore della distanza fra le istituzioni e la popolazione europea?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><strong>Siamo di fronte al fenomeno di nuove \u00e9lites che pi\u00f9 che \u201cdenazionalizzate\u201d appaiono addirittura de-europeizzate? Indirizzate verso interessi ben lontani rispetto agli affanni quotidiani della cittadinanza europea?<\/strong><\/p><cite>Carlo degli Abbati<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>Siamo di fronte al fenomeno di nuove \u00e9lites che pi\u00f9 che \u201cdenazionalizzate\u201d appaiono addirittura de-europeizzate? Indirizzate verso interessi ben lontani rispetto agli affanni quotidiani della cittadinanza europea?<\/strong> Certo, nella storia europea \u00e8 successo qualcosa. Un progetto di Costituzione europea che doveva fondarsi sul lavoro di una Convenzione di 101 membri che non ha mai funzionato. Un progetto di Costituzione, di fatto frutto delle elaborazioni\u00a0 del suo Direttorio, costituito da tre sole personalit\u00e0, dal contenuto fortemente neo-liberale, sottoposta nel 2005 a referendum e non ratificata per volont\u00e0 sovrana di due popoli europei espressa in due <em>referenda<\/em> con voto contrario a larga maggioranza, ma il cui contenuto \u2013 respinto dal voto popolare &#8211;\u00a0 \u00e8 stato (proditoriamente?) riammesso nel 2007 con un nuovo Trattato (Lisbona) <strong>come se i cittadini di Francia e Paesi Bassi non avessero mai avuto alcun diritto di voto<\/strong>. Anzich\u00e9 ad una maggiore democratizzazione del processo decisionale europeo fondata sulla espressione popolare, abbiamo assistito ad una sterzata vigorosa in senso contrario che faceva capire che a livello delle istituzioni il <em>demos Kratos,<\/em> il potere del popolo fosse rimasto una utopia. E se in alcuni paesi la maggioranza dei cittadini si era espressa contro l\u2019approccio\u00a0 neo-liberale incarnato dal Trattato costituzionale, che si voleva addirittura elevare a norma costituzionale europea, di fatto il loro voto non contava pi\u00f9 di tanto, si poteva contabilmente <em>passer outre<\/em>, andare avanti con le politiche comunitarie dai contenuti neo-liberali<em>,\u00a0 as usual.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-34665 pk-lazyload\"  width=\"486\"  height=\"332\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 486px) 100vw, 486px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/pe-1024x699.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/pe-1024x699.jpg 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/pe-300x205.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/pe-768x524.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/pe-800x546.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/pe.jpg 1074w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Da allora le istituzioni non hanno\u00a0 dimostrato ulteriori progressi in senso pi\u00f9 democratico.<\/strong> Forse perch\u00e9 sempre pi\u00f9\u00a0lontane da una <em>accountability<\/em>\/responsabilit\u00e0 nei confronti dei loro cittadini, hanno dovuto subire in pieno il peso del vincolo esterno che grava sul loro funzionamento dal secondo dopoguerra, cio\u00e8 l\u2019influenza degli Stati Uniti d\u2019America, presenti sia come lobby nel processo decisionale, sia militarmente sul territorio, con centinaia di basi e depositi. Cos\u00ec, nel 2004, con la sola\u00a0 vera opposizione inutile della sola Francia e l\u2019ottimo speculare successo del lavoro pervicace di Condoleezza Rice, consigliera per la Sicurezza nazionale e poi segretaria di Stato con Georges W. Bush degli Stati Uniti d\u2019America\u00a0\u00a0 sono stati inseriti in massa nella UE\u00a0 i paesi della \u201cNuova Europa\u201d (secondo la definizione del neo-conservatore americano Robert Kagan), impedendo ogni futuro approfondimento dell\u2019Europa come \u201dcasa comune\u201d e subendo il <em>decoupling, <\/em>la separazione UE\/Russia sempre perseguita dai governi americani. Con l\u2019ingresso in massa di dieci Paesi, divenuti fra il 1999 e il 2004 membri NATO, pi\u00f9 due \u201critardatari\u201d perch\u00e9 chiaramente incompatibili con i criteri di Copenaghen del 1993 per essere ammessi subito, Bulgaria e Romania, la UE si \u00e8 trovata a contare, escludendo la Gran Bretagna, 23 membri NATO su 27 membri UE. Dalla brillante missione conclusa dalla Rice fra il 1997 e il 2000, riusciva certamente sconfitta la vecchia Europa, quella del<strong> presidente lussemburghese Jacques Santer<\/strong>, che aveva invano intelligentemente proposto nel dicembre del 1997 come presidente della Commissione la iniziale adesione di soli sei membri (Ungheria,\u00a0 Polonia, Cechia, Slovenia, Cipro, Estonia). <strong>Arriviamo oggi al dunque, all\u2019approfondimento massimo del distacco fra le istituzioni e la cittadinanza europea. Basta un indice significativo della gravit\u00e0 del distacco: l\u201980% degli eurodeputati hanno votato per la continuazione della guerra alla Russia, anche dopo la diversa posizione assunta dalla presidenza americana, a seguito dell\u2019incontro russo-americano di Anchorage<\/strong>. L\u201980% dei cittadini europei si sono invece, in vari ambiti, dichiarati decisamente contrari. <em>Come volevasi dimostrare<\/em>. Ma anche la stampa europea prepara nella UE una atmosfera di guerra alla Russia, cio\u00e8 alla prima potenza nucleare del pianeta. Si \u00e8 dato ogni risalto al recente attacco di Kiev con l\u2019utilizzo del famoso missile Oresnik da parte russa. Ma si \u00e8 taciuto che si \u00e8 trattato della replica all\u2019attacco ucraino del\u00a0 22 maggio allo <em>Starobelsk Professional College<\/em> della <em>Luhansk Pedagogical University<\/em> nel Lugansk che ha fatto 86 vittime fra ragazzi dai 14 ai 18 anni. In questa continua escalation dove le parole armate dei media accompagnano le azioni militari stiamo arrivando alle soglie di una tragica guerra intereuropea. <strong>Situazione in totale contrasto con gli ideali di chi l\u2019integrazione l\u2019aveva immaginata ottant\u2019anni fa come definitivo trionfo della pace in Europa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong>*<\/p>\n\n\n\n<p>*<strong><em>Insegna Diritto dell\u2019Unione Europea\u00a0 e Organizzazioni Internazionali al Dip. di Lingue e Culture Moderne dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Genova. Gi\u00e0 docente Jean Monnet di Diritto Europeo e\u00a0 di Economia dello Sviluppo presso lo stesso Ateneo e di Storia dei Paesi musulmani al Dip. di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Trento. Ha insegnato Storia della Integrazione Europea alla Universit\u00e9 de Lorraine-Metz . E\u2019 autore delle opere \u201cTransport and European Integration\u201d, European Perspectives Series, 1987  e \u201cPerch\u00e9 credere in questa Europa\u201d\u00a0 ed.it. Termanini, Genova, 2023 e fr. l\u2019Harmattan, 2024<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"A proposito del processo di integrazione europea si \u00e8 parlato ad un certo punto della esistenza di un gap democratico fra il funzionamento delle istituzioni e la cittadinanza europea. 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