{"id":34398,"date":"2026-05-07T23:08:40","date_gmt":"2026-05-07T21:08:40","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=34398"},"modified":"2026-05-07T23:08:40","modified_gmt":"2026-05-07T21:08:40","slug":"chiedo-perdono-alle-donne-afghane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/05\/07\/chiedo-perdono-alle-donne-afghane\/","title":{"rendered":"Chiedo perdono alle donne afghane"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Mentre i media internazionali sono concentrati sugli avvenimenti del Golfo, le donne afghane continuano a essere vittime di un destino tragico e dimenticato. Il nostro collaboratore, il prof. Carlo degli Abbati, affida a una lettera aperta indirizzata a Ka\u00e7em Fazelly &#8211; giurista e diplomatico afgano, per molti anni Delegato permanente dell&#8217;Afghanistan presso l&#8217;UNESCO &#8211;  un gesto simbolico ma necessario: chiedere perdono, a nome dell&#8217;Occidente, per l&#8217;abbandono di un intero popolo e, in particolare, delle sue donne<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"1024\"  height=\"768\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-34399 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/donneafg-1024x768.jpeg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/donneafg-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/donneafg-300x225.jpeg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/donneafg-768x576.jpeg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/donneafg-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/donneafg-800x600.jpeg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/donneafg-1160x870.jpeg 1160w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/donneafg.jpeg 1600w\" ><\/figure>\n\n\n\n<p><strong><em>Caro Ka\u00e7em,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>mi rivolgo a te, mi rivolgo al discendente dei <em>kizilbash<\/em> arrivati a Kabul con i safavidi nel XVI secolo, all\u2019avvocato dell\u2019Ambasciata francese di Kabul negli Anni \u201870, al professore di Diritto Internazionale a Kabul e\u00a0 durante l\u2019esilio a\u00a0 Parigi, ma anche all\u2019Ambasciatore della Repubblica d\u2019Afghanistan a Praga, al membro dimissionario del comitato di redazione della Costituzione afghana del 2004, al rappresentante dell\u2019Afghanistan presso l\u2019UNESCO, ma soprattutto al\u00a0 militante che mi accompagnava negli Anni \u201980 a Lussemburgo nei giorni di Natale nei cortei che organizzavamo con l\u2019ALA (<em>Association Luxembourgeoise pour l\u2019Afghanistan<\/em>) e\u00a0 arrivavano\u00a0 sino alla G\u00eblle Fra, per ricordare ai\u00a0 lussemburghesi la tragedia subita dal paese invaso dal 1979. Tu, non riuscendo a comporre con il nuovo governo comunista, avevi scelto la via dell\u2019esilio nel 1980.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"346\"  height=\"454\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-34402 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 346px) 100vw, 346px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/jacem.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/jacem.jpg 346w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/jacem-229x300.jpg 229w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Di fronte ad un\u2019invasione dettata dal dovere internazionalista del PC dell\u2019URSS che non poteva permettere che un paese gi\u00e0 comunista ritornasse indietro dal paradiso rosso, solo un anno dopo che Breznev vi aveva installato un \u201cgrande\u201d leader, il segretario del PC afghano, Nur Mohammed Taraki. Ma di fronte al nuovo regime che metteva brutalmente in discussione gli antichi equilibri del paese fra modernismo e tradizione, gli afghani si erano ribellati, prima i <em>bazari<\/em> di Kabul, poi le campagne, e l\u2019Armata Rossa era intervenuta. Erano seguiti dieci anni di guerra e di massacri soprattutto della popolazione civile, l\u2019affermazione di una resistenza sempre pi<img  loading=\"lazy\"  width=\"8\"  height=\"18\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  class=\" pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-pk-src=\"blob:https:\/\/passaparola.info\/c92d114b-f9b9-4c47-8ff7-15ed47714e3f\" >&nbsp;organizzata, sino al decisivo allontanamento delle truppe sovietiche dieci anni dopo. Ma la guerra aveva intanto segnato il paese musulmano che da tradizionalista si era convertito in islamista con l\u2019emergere dei talebani, gli studenti di religione, fondati ideologicamente dalle madrase pakistane. Poi gli attentati di New York, nel 2001, la presenza di Ben Laden in Afghanistan, dal 1996, sotto il regime talebano, avevano incrociato i destini del paese con la Grande Vendetta americana all\u2019attentato, <em>The War on Terror.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gli americani non avevano immaginato contro al Qaida e i talebani al potere dal 1996 che probabilmente -ma non \u00e8 accertato- non avrebbero mai consegnato Ben Laden, la stessa operazione di intelligence che le autorit\u00e0 italiane avevano brillantemente impostato contro le Brigate Rosse negli anni di piombo. L\u2019obiettivo del presidente George W. Bush \u00e8 stata subito la punizione collettiva, la distruzione dell\u2019intero Paese con bombardamenti a tappeto iniziati il 7 ottobre 2001 dalla base di Bagram e durata giorni, che solo Gino Strada aveva avuto allora il coraggio civile di condannare, contro l\u2019adesione internazionale.&nbsp; Lo stesso annichilimento di uno Stato poi&nbsp;&nbsp; immaginato, due anni dopo, per l\u2019Iraq, la Mesopotamia storica, la terra dei due fiumi, polverizzata dai bombardamenti americani, con la scusa esibita all\u2019ONU, con fialette di acqua distillata nelle mani di Colin Powell, delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Allora perlomeno l\u2019iniziativa americana fu contraddetta dalle allora ancora esistenti diplomazie europee, ma senza alcun successo. All\u2019 operazione militare americana <em>Enduring Freedom<\/em> contro al Qaida era poi succeduta la missione NATO denominata ISAF (International Security Assistance Force) cui anche l\u2019Italia aveva partecipato sulla base dell\u2019art .5 del Trattato dell\u2019Atlantico del Nord, perdendo 54 militari, ingaggiati soprattutto nella provincia di Herat. Era seguita la formazione di un nuovo governo, quello del pashtun Ahmed Karzai, istituito dopo una Loya Jirga (Assemblea popolare) organizzata a Kabul sotto i tendoni tedeschi della Oktober Fest nella primavera del 2002.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dopo tredici anni di guerra civile contro la c.d. insorgenza talebana, 3.000 miliardi spesi e quasi duecentomila vittime, soprattutto civili e governativi afghani, oltre a 3.485 militari NATO, il presidente Donald Trump decideva di negoziare l\u2019abbandono del Paese, trattando direttamente con i talebani sino ad allora combattuti ed escludendo completamente il governo afghano fino ad allora sostenuto. Furono gli accordi di Doha del 29 febbraio 2020, cui ha fatto seguito il grottesco abbandono indiscriminato del paese nell\u2019agosto 2021 deciso dal successore Joe Biden, con scene che ricordavano l\u2019abbandono americano da Saigon del 1975.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi consegnato il governo ai talebani dal governo americano, la condizione civile delle donne in Afghanistan non \u00e8 mai stata cos\u00ec tragica<\/strong>. Escluse dall\u2019istruzione, da ogni funzione pubblica, ridotte ad uno stato quasi sub-umano. Eppure per la propaganda della CIA il consenso alla permanenza americana in Afghanistan negli anni \u20182000 si giustificava con il miglioramento della condizione femminile. La decisione politica di Trump ha sbarazzato l\u2019America del problema della condizione femminile afghana, uscita di colpo dagli interessi strategici della grande potenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo, Ka\u00e7em, io ti chiedo perdono come occidentale per lo stato attuale del Paese che tanto amavi, destabilizzato da pi\u00f9 invasioni straniere. Ma vedi, almeno l\u2019ultimo governo comunista di Najibullah durato sino al 1996 aveva creato il <strong>Consiglio nazionale di 82.000 donne afghane.<\/strong> Oggi mentre il nuovo codice penale talebano reintroduce, dopo oltre un secolo, il concetto&nbsp; della schiavit\u00f9 (Ghol\u00e2m) nell\u2019ordinamento afghano, alle donne in Afghanistan \u00e8 vietata la scuola (1,1 anni di scuola effettiva nelle statistiche del PNUD 2023) proprio dai talebani che Donald Trump ha messo al potere. Con i (maledetti) accordi di Doha, firmati da lui e dal Mollah Abdul Ghani Baradar. Messi in atto nell\u2019agosto 2021 da Joe Biden. Per questo come occidentale io devo chiedere a te, al tuo popolo e in particolare a tutte le donne afghane, umilmente scusa. Sia benedetta la tua memoria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Mentre i media internazionali sono concentrati sugli avvenimenti del Golfo, le donne afghane continuano a essere vittime di un destino tragico e dimenticato. Il nostro collaboratore, il prof. 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