{"id":33647,"date":"2026-03-06T11:38:06","date_gmt":"2026-03-06T10:38:06","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=33647"},"modified":"2026-03-06T12:08:21","modified_gmt":"2026-03-06T11:08:21","slug":"prigioniere-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/03\/06\/prigioniere-di-israele\/","title":{"rendered":"Prigioniere di Israele"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>L&#8217;8 marzo non \u00e8 una festa. \u00c8 una data che ricorda le assenze. Tra le pi\u00f9 silenziose, le donne palestinesi, quelle dentro le carceri israeliane e quelle fuori, a tenere in piedi quello che resta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTornavo a Betlemme\u00bb inizia, \u00abero stata in Germania, un viaggio di lavoro\u00bb. Sul ponte di Allenby, in quella linea che divide la Giordania e la Palestina, la normalit\u00e0 finisce. Al checkpoint controllato dagli israeliani non ci sono domande, n\u00e9 spiegazioni, ma solo il rumore delle manette che si chiudono sui polsi e la spinta sgarbata dentro un&#8217;auto. \u00abMi hanno messo una benda sugli occhi\u00bb racconta, \u00abe non mi hanno detto nulla\u00bb. Nel buio la prigioniera perde il senso dello spazio e del tempo, e si ritrova costretta in balia del carnefice. Lei non sa dove la portano, non sa il perch\u00e9. Chiede di poter chiamare qualcuno, ma il suo interlocutore decide di lasciarla nel caos, condannandola all&#8217;estenuante e solitario compito di cercare risposte che non arriveranno.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33655 pk-lazyload\"  width=\"408\"  height=\"547\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta2.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta2.png 612w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta2-224x300.png 224w\" ><figcaption>Photo by <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@setyaki?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Irham Setyaki<\/a> on <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/photos\/a-person-holding-a-hat-9tE69WKiyxM?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Unsplash<\/a><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tolta la benda sa di essere in <strong>un campo militare<\/strong>. C&#8217;\u00e8 un medico che le fa le domande di rito. \u00abGli ho detto che ero allergica agli antibiotici\u00bb ricorda. La trasferiscono a Ofer, una struttura di massima sicurezza gestita dal Servizio Penitenziario Israeliano. \u00c8 l&#8217;unica in Cisgiordania. Quarantacinque minuti in una cella d&#8217;attesa, poi la sentenza: \u00abMi hanno detto che ero una minaccia alla sicurezza della nazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Riesce finalmente a chiamare un avvocato, e poi di nuovo le manette. Di nuovo la benda. La portano ad Hasharon, una prigione all&#8217;interno del territorio di Israele, nella regione costiera centrale dello Sharon. <strong>Questo \u00e8 un trasferimento che viola il diritto internazionale umanitario: l&#8217;articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra vieta alla potenza occupante di deportare i prigionieri al di fuori del territorio occupato. E in questo vuoto di diritto, la formalit\u00e0 non fa fatica a trasformarsi in umiliazion<\/strong>e. \u00abMi hanno sottoposta a perquisizione a nudo\u00bb dice.<strong> Le urlano contro. La chiudono in una cella.<\/strong> Pi\u00f9 tardi entra un poliziotto, la spinge in un angolo e la picchia con un mazzo di chiavi, lasciando segni e lividi sul suo corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo ore, un altro trasferimento. Un&#8217;altra cella. Una finestra senza vetri, che lascia entrare il freddo. Una telecamera di sicurezza, che controlla senza batter ciglio. E poi un bagno a vista, coperto di feci. \u00c8 quasi imbarazzata a raccontarlo. Raccontare un evento in cui si \u00e8 stati privati della dignit\u00e0 umana costringe la vittima a rivivere quel momento di disumanizzazione ed a esporsi allo sguardo altrui da quella stessa posizione degradante. \u00abHo chiesto di poter andare altrove, ma me lo hanno permesso solo la mattina dopo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quella stessa mattina, una nuova prigione<\/strong>. Il carcere di Damon si trova in territorio israeliano, arroccato in cima al Monte Carmelo, nei pressi di Haifa. Domina la costa e offre, dall&#8217;esterno,<strong> una vista sconfinata sul Mar Mediterrane<\/strong>o. Attualmente, Damon \u00e8 la struttura principale in cui vengono recluse le prigioniere palestinesi. Per le donne palestinesi della Cisgiordania, che a causa dei checkpoint, del Muro di Separazione e dalla burocrazia di permessi imposta da Israele non hanno la possibilit\u00e0 di viaggiare verso la costa, quel carcere rappresenta l\u2019unica occasione della loro intera esistenza per sperare di intravedere il mare. Tragicamente, la struttura \u00e8 progettata per negare l&#8217;orizzonte. Le celle sono circondate da muri di cemento e le finestre sono sigillate da lastre di ferro e grate serrate. Le donne sanno che il Mediterraneo \u00e8 a un passo, possono forse percepirne l&#8217;aria, ma sono murate dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi mettono davanti a un documento scritto in ebraico, che non capisco\u00bb. Si rifiuta di firmare quella che potrebbe essere una confessione o una condanna, ma le urla la assalgono e lei, esausta, firma.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rito si ripete per l&#8217;ultima volta. Di nuovo il buio dietro la benda e l&#8217;impotenza delle mani legate dietro la schiena e dei lacci ai piedi. La spingono verso un&#8217;ennesima stanza. Questa volta per\u00f2, seduto di fronte a lei c&#8217;\u00e8 il suo avvocato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono rimasta in cella per tre mesi. La notte tenevano le luci accese e facevano rumori che ci impedivano di dormire. Qualche carceriere veniva a sbattere sulla porta per svegliarci senza motivo. Il cibo non bastava mai. Per tantissimo tempo, dopo la mia scarcerazione, ho continuato a vedere quella porta azzurra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando la sua voce si ferma, il rumore del traffico di Betlemme torna a riempire la stanza in cui siamo seduti<\/strong>. Ha condiviso la sua storia con noi e, per quanto sia atroce, la cosa pi\u00f9 agghiacciante \u00e8 che non rappresenta un&#8217;eccezione, ma un copione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33664 pk-lazyload\"  width=\"410\"  height=\"512\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 410px) 100vw, 410px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/TF-819x1024.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/TF-819x1024.jpg 819w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/TF-240x300.jpg 240w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/TF-768x960.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/TF-800x1000.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/TF.jpg 1080w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sono passati quasi due anni da quel racconto, e qualche mese in pi\u00f9 dalla sua scarcerazione.&nbsp; <strong>A dicembre 2025 \u00e8 stata lanciata una campagna internazionale per liberare Marwan Barghouti<\/strong>, un uomo incarcerato in Israele dal 2002 che, negli anni, \u00e8 diventato un punto di riferimento per il popolo palestinese<strong>. Anche in <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/3241983302630671\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/3241983302630671\" target=\"_blank\">Lussemburgo <\/a>si parla di lui e dei prigionieri palestinesi.<\/strong> \u00c8 cos\u00ec che ritrovo<strong> Milena Ansari<\/strong>, avvocata palestinese. L\u2019avevo conosciuta a Betlemme; ora la risento per raccogliere la sua testimonianza insieme ad Arab, il figlio di Barghouti. Milena mi manda dei messaggi vocali da Betlemme. La sua voce \u00e8 calma e concentrata, ma interrotta dalle sirene dell\u2019allarme missilistico, che dopo l\u2019attacco degli USA-Israele in Iran, deve aver aumentato la sua frequenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mi parla della condizione delle donne nelle carceri israeliane. <\/strong>C&#8217;\u00e8 la violenza fisica: i colpi con armi e oggetti, i calci, l&#8217;uso di scosse elettriche. Ci sono le condizioni disumane: celle umide, gelide, la privazione deliberata di cibo e acqua. \u00abMolte delle ex prigioniere con cui ho parlato hanno sviluppato gravi infezioni croniche a causa dell&#8217;alimentazione e delle condizioni igieniche a Damon\u00bb, dice. <strong>Abusi questi che non fanno distinzione di genere.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi una violenza che mira a colpire la donna in quanto tale: perquisizioni a nudo, negazione di assorbenti, minacce di stupro. Una violenza che non risparmia nemmeno le detenute incinte, nemmeno durante il parto. Per la donna musulmana, il controllo costante di una guardia maschile significa non poter mai togliere il velo, non poter mai scoprire il corpo, cos\u00ec che la pelle finisce per non vedere mai la luce del sole o ricevere il tocco dell&#8217;aria fresca. L\u2019ora all\u2019aperto \u00e8 una, ed \u00e8 la stessa concessa per la doccia. In questo spazio costretto, le malattie cutanee aumentano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33669 pk-lazyload\"  width=\"432\"  height=\"540\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 432px) 100vw, 432px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/milena-819x1024.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/milena-819x1024.jpg 819w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/milena-240x300.jpg 240w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/milena-768x960.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/milena-800x1000.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/milena.jpg 1080w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u00abNon si tratta di trascuratezza,\u00bb precisa Milena, \u00absiamo di fronte a un sistema che intenzionalmente nega la dignit\u00e0 umana\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi la <a href=\"https:\/\/www.amnesty.org\/en\/documents\/mde15\/026\/2012\/en\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.amnesty.org\/en\/documents\/mde15\/026\/2012\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">tortura psicologica<\/a>, una strategia mirata a instillare paura per i propri cari. <em>Se non parli, faremo questo a tuo figlio.<\/em> L\u2019occupazione sa dove colpire per creare l\u2019illusione di vuoto sociale attorno alla donna, e per farlo riesce a sfruttare la problematica sistemica della stessa cultura palestinese. <em>Quando tornerai a casa tuo marito non ti vorr\u00e0 pi\u00f9<\/em>. O: <em>Nessuno ti vorr\u00e0 mai pi\u00f9<\/em>, se la donna \u00e8 single.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDopo il 7 ottobre\u00bb, continua Milena, \u00ababbiamo visto un aumento degli arresti di madri e mogli. Vengono usate come esche, come ostaggi per mettere pressione a figli e mariti e costringerli a consegnarsi all&#8217;esercito\u00bb.&nbsp; E anche nei raid casalinghi, le donne vengono tenute in una stanza diversa, lontane dai parenti uomini, con l\u2019obiettivo di instillare in loro il timore per l\u2019incolumit\u00e0 delle proprie care.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il corpo delle donne diventa un campo di battaglia. \u00abTra le torture c\u2019\u00e8 anche la detenzione amministrativa\u00bb, dice Milena nel suo ultimo messaggio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33653 pk-lazyload\"  width=\"512\"  height=\"309\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta-1024x617.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta-1024x617.png 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta-300x181.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta-768x463.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta-800x482.png 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta-1160x699.png 1160w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/porta.png 1330w\" ><figcaption>Photo by <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@suzm4film?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">szm 4<\/a> on <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/photos\/a-door-is-open-in-a-run-down-building-DySWY2usThM?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Unsplash<\/a><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>La <a href=\"https:\/\/www.btselem.org\/administrative_detention\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.btselem.org\/administrative_detention\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">detenzione amministrativa<\/a> \u00e8 una procedura che permette allo Stato di incarcerare una persona senza processo, senza condanna e senza capi d&#8217;imputazione formali<\/strong>. Il diritto internazionale la tollera solo come extrema ratio per periodi limitatissimi. Essere rinchiusi senza sapere <em>perch\u00e9<\/em> (nessuna accusa formale) e senza sapere <em>quando<\/em> si uscir\u00e0 (a causa dei rinnovi spesso comunicati il giorno stesso del rilascio previsto) \u00e8 considerato a tutti gli effetti una forma di tortura psicologica. Sottrae all&#8217;individuo l&#8217;ultima parvenza di controllo sulla propria vita, mantenendolo in uno stato di attesa logorante e di impotenza totale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i palestinesi questa \u00e8 la norma. I dati del Servizio Penitenziario Israeliano raccolti da <a href=\"https:\/\/hamoked.org\/prisoners-charts.php\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/hamoked.org\/prisoners-charts.php\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>HaMoked<\/em>&nbsp;<\/a> sono chiari: se al 1\u00b0 ottobre 2023 i detenuti amministrativi erano 1.319, dopo il 7 ottobre il numero \u00e8 quasi triplicato, toccando la cifra di 3.358 a febbraio 2026. <strong>Parliamo di un prigioniero palestinese su tre che \u00e8 in carcere senza sapere perch\u00e9<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il paradosso diventa politico quando si guarda all&#8217;altra parte del muro.<\/strong> A novembre 2024, a fronte di circa 3.400 palestinesi, c&#8217;erano esattamente 7 cittadini ebrei in detenzione amministrativa. In quella stessa data, il Ministro della Difesa Israel Katz <a href=\"https:\/\/www.timesofisrael.com\/defense-minister-declares-end-to-administrative-detention-against-west-bank-settlers\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.timesofisrael.com\/defense-minister-declares-end-to-administrative-detention-against-west-bank-settlers\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ha dichiarato<\/a>&nbsp; ufficialmente la fine di questa misura contro i coloni ebrei in Cisgiordania. Se per i palestinesi la detenzione senza processo \u00e8 una prassi, per gli israeliani \u00e8 un evento eccezionale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Di fronte a questa condizione di totale impotenza legale, che azioni pu\u00f2 compiere la difesa?<\/strong> Milena non ha il permesso di leggere il fascicolo prodotto dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno. Non sa quali siano le presunte colpe del suo cliente, non conosce i nomi dei testimoni, n\u00e9 l&#8217;identit\u00e0 degli informatori. Tutto \u00e8 coperto dal segreto militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante l\u2019udienza davanti al giudice militare, l&#8217;unico, insieme all&#8217;accusa a conoscere le carte, Milena pu\u00f2 solo fare domande alla cieca. \u00abL&#8217;accusa riguarda l&#8217;appartenenza a un partito vietato?\u00bb, chiede al vuoto. Oppure: \u00abSi parla di un presunto piano violento?\u00bb. Il procuratore militare risponde invariabilmente con una formula standard, che nulla dice per non rivelare alcun dettaglio che comprometterebbe le fonti dell&#8217;intelligence. E cos\u00ec ogni tentativo di difesa viene neutralizzato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E se chi \u00e8 dentro finisce paralizzato dal sistema, anche chi resta fuori viene rinchiuso in un tempo sospeso.<\/strong> L&#8217;attenzione e la vita stessa delle famiglie vengono fagocitate dall&#8217;incarcerazione. Il lavoro, il tempo libero, i risparmi: nulla appartiene pi\u00f9 a loro. Tutto \u00e8 sacrificato all&#8217;unico obiettivo di capire come tirare fuori il proprio caro o la propria cara da dietro le sbarre. \u00c8 una spirale senza fine che di solito dura sei mesi, per poi aumentare. Si aspetta il giorno della scadenza, si prepara il ritorno. Poi, proprio il giorno del rilascio, scatta il rinnovo. Il tempo ricomincia da zero. A questa tortura psicologica si aggiunge la lontananza e l\u2019impossibilit\u00e0 di vedersi, perch\u00e9 il prigioniero \u00e8 stato deportato oltre confini che i familiari non hanno la libert\u00e0 di attraversare. L&#8217;arresto crea un buco nelle case. Ci sono madri e mogli che, da un giorno all&#8217;altro, si ritrovano sulle spalle l&#8217;intero peso economico, sociale e culturale della gestione di una famiglia, <strong>mentre aspettano nel limbo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 per questo dolore accumulato, per questa estenuante lotta contro il vuoto, che quando finalmente qualcuno viene scarcerato e torna a casa, quel momento smette di essere un fatto privato. \u00c8 la fine del tempo sospeso. La famiglia si riappropria del proprio futuro, di quei giorni e di quei risparmi che il carcere aveva sequestrato per mesi o anni. L&#8217;uscita \u00e8 il respiro di un&#8217;intera comunit\u00e0, che esplode in una gioia collettiva. &nbsp;<strong>\u00abDiventa una festa, un matrimonio\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Martina Patone<\/strong>, membro Comitato esecutivo ANPI sezione Lussemburgo<\/p>\n\n\n\n<p>(Foto cover: Fabio Sasso su Unsplsh)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L&#8217;8 marzo non \u00e8 una festa. \u00c8 una data che ricorda le assenze. 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