{"id":33583,"date":"2026-03-01T10:30:25","date_gmt":"2026-03-01T09:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=33583"},"modified":"2026-03-01T10:58:50","modified_gmt":"2026-03-01T09:58:50","slug":"sanremo-2026-vince-sal-da-vinci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/03\/01\/sanremo-2026-vince-sal-da-vinci\/","title":{"rendered":"Sanremo 2026: vince Sal da Vinci"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Secondo Sayf, terza Ditonellapiaga, quarta Arisa, quinti Masini Fedez. Premio della critica Mia Martini a Fulminacci, Premio sala stampa Lucio Dalla a Serena Brancale che vince anche il Premio Tim, Premio Bardotti miglior testo a Masini e Fedez, Premio Bigazzi miglior composizione musicale Ditonellapiaga<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33594 pk-lazyload\"  width=\"525\"  height=\"350\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 525px) 100vw, 525px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/sal.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/sal.jpg 700w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/sal-300x200.jpg 300w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima serata del Festival di Sanremo 2026 si apre cos\u00ec: <strong>Carlo Conti, Giorgia Cardinaletti e Laura Pausini sul palco dell\u2019Ariston in silenzio e con le facce affrante. Un messaggio registrato, formale, inquadrato. Fuori c\u2019\u00e8 la guerra <\/strong>\u2014 l\u2019Iran, un nuovo fronte, il mondo che si sgrana un pezzo alla volta \u2014 e loro sono l\u00ec a dirci che lo sanno, che ci pensano, che \u00e8 un momento difficile. &#8220;Non possiamo ignorare quello che sta succedendo&#8221;. <strong>Parole generiche, costruite per non urtare nessuno<\/strong>. N\u00e9 la Palestina viene nominata, n\u00e9 l\u2019Ucraina, n\u00e9 il nuovo conflitto in Iran. Niente che pesi, niente che tagli. Poi si gira pagina e comincia lo spettacolo, quello non registrato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco Sanremo 2026, in un\u2019immagine sola: la guerra come cornice decorativa, il Festival come mondo a parte, lo scollo tra i due cos\u00ec ampio e cos\u00ec evidente da sembrare quasi programmatico. Non un\u2019assenza ingenua. Una scelta.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una parola che torna in mente al termine di questo Sanremo 2026, e non \u00e8 una parola musicale. \u00c8 una parola storica, quasi politica: restaurazione. Quella che dopo il turbine della Rivoluzione riportava i re sui troni, i nobili nei palazzi, l\u2019ordine antico a fare da diga contro il presente che spaventa. Non un ritorno al passato per nostalgia \u2014 per quello ci vorrebbe almeno onest\u00e0 sentimentale \u2014 ma un ritorno al passato come scudo, come rifiuto, come resa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sanremo 2026 \u00e8 questo: una restaurazione posticcia e imbalsamata<\/strong>. Un Festival che ha scelto il conforto del gi\u00e0 sentito come risposta \u2014 o meglio, come non-risposta \u2014 a un mondo che fuori dall\u2019Ariston \u00e8 rabbia, guerra, inquietudine, accelerazione. Un mondo che preme contro i vetri e non viene fatto entrare o viene fatto entrare con la luce abbagliante dei riflettori che impedisce di vedere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Su una gara di settantasei anni, ci si aspetterebbe che almeno una manciata di canzoni riuscisse a dire qualcosa di nuovo, o di urgente, o semplicemente di vivo.  Invece abbiamo sentito canzoni di una prevedibilit\u00e0 sconcertante. <\/strong>Strutture gi\u00e0 sentite, arrangiamenti gi\u00e0 sentiti, emozioni gi\u00e0 sentite. Il vecchiume non come classico \u2014 il classico ha una ragione per resistere al tempo \u2014 ma come difetto di coraggio, incapacit\u00e0 o rifiuto di abitare il presente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il sintomo pi\u00f9 clamoroso? C&#8217;\u00e8 che quando arriva al Festival qualcosa di autentico, di scomodo nella sua nudit\u00e0 emotiva come la canzone di Serena Brancale, il meccanismo sanremese non sa come gestirlo e lo relega al nono posto, ben lontano dalla top five<\/strong>.  Il Festival premia il presentabile, il riconoscibile, il rassicurante. Serena Brancale era niente di tutto questo e per questo era la cosa pi\u00f9 preziosa in gara. C\u2019\u00e8 chi nel 2026 \u2014 non nel 1956, non nel 1976, ma nel 2026 \u2014 si \u00e8 ritrovato a rivalutare, celebrare (anche tra gli addetti ai lavori) e a far vincere Sal Da Vinci. Con tutto il rispetto per il vincitore, sia chiaro: il problema non \u00e8 lui. Il problema \u00e8 che la canzone non pu\u00f2 essere identificata come parametro di eccellenza relativa. Perch\u00e9 quando il punto di riferimento diventa quello, vuol dire che qualcosa nel sistema si \u00e8 rotto in profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c\u2019\u00e8 la domanda che nessuno sembra volersi fare davvero: <strong>perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 un Festival che pure ha risorse, visibilit\u00e0, capacit\u00e0 di attrarre talento, sceglie sistematicamente di restare fuori dal tempo? Non fuori dal tempo nel senso nobile \u2014 quello dei grandi classici che parlano all\u2019eterno \u2014 ma fuori dal tempo nel senso di chi si \u00e8 fermato su un binario morto e non se n\u2019\u00e8 accorto, o forse s\u00ec e ha scelto lo stesso di non muoversi.<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta, probabilmente, \u00e8 esattamente la restaurazione di cui sopra. In un\u2019epoca di accelerazione vertiginosa \u2014 culturale, politica, tecnologica, emotiva \u2014 il rifugio nel gi\u00e0 noto diventa una proposta identitaria. <strong>Una rassicurazione. Un \u201cqui da noi le cose stanno come le conoscete\u201d<\/strong>. Il problema \u00e8 che questa proposta funziona solo se il pubblico non si accorge del costo che paga: l\u2019assenza totale di urgenza, di rischio, di vita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mentre fuori c\u2019\u00e8 la guerra. Mentre fuori c\u2019\u00e8 la rabbia sociale che si accumula e cerca forme e linguaggi nuovi. Mentre fuori la musica \u2014 quella vera, quella che non chiede il permesso a nessuno \u2014 continua a muoversi, a ibridarsi, a sporcarsi di realt\u00e0. Sanremo 2026 ha risposto a tutto questo con una serata di gala in un palazzo con i portoni sbarrati. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33595 pk-lazyload\"  width=\"512\"  height=\"333\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/conti-De-Martino-1024x666.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/conti-De-Martino-1024x666.png 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/conti-De-Martino-300x195.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/conti-De-Martino-768x499.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/conti-De-Martino-800x520.png 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/conti-De-Martino-1160x754.png 1160w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/conti-De-Martino.png 1295w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Infine, la nomina del prossimo direttore artistico del Festival di Sanremo, Stefano De Martino \u2013 ancora una volta un uomo \u2013 riapre una questione che non \u00e8 pi\u00f9 simbolica ma strutturale. In 76 anni di storia, sul palco del Teatro Ariston, le conduzioni femminili sono state appena quattro: un dato che non \u00e8 una semplice statistica, ma l\u2019indicatore di un sistema che fatica a redistribuire potere decisionale. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Se il principale evento pop del Paese, nato e cresciuto a Sanremo, continua a riprodurre uno schema cos\u00ec sbilanciato, significa che il problema \u00e8 a monte: nei criteri di selezione, nelle opportunit\u00e0 offerte, nella percezione stessa dell\u2019autorevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambiare cultura non significa moltiplicare dichiarazioni d\u2019intenti (come \u00e8 successo stasera) o inserire quote decorative nei palinsesti. E&#8217; proprio da qui che bisognerebbe partire: dal riconoscere che la continuit\u00e0 non \u00e8 neutra, che le tradizioni possono diventare inerzie, e che l\u2019innovazione non riguarda solo il linguaggio artistico ma anche chi \u00e8 chiamato a definirlo. Se non si mette in discussione questo assetto, ogni discorso sulla modernit\u00e0 rischia di restare, appunto, uno siparietto. Perch\u00e9 la cultura non cambia con gli slogan e continuare a rimandare questa scelta non \u00e8 prudenza: \u00e8 una presa di posizione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gilda Luzzi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Secondo Sayf, terza Ditonellapiaga, quarta Arisa, quinti Masini Fedez. 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