{"id":33546,"date":"2026-02-27T10:05:16","date_gmt":"2026-02-27T09:05:16","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=33546"},"modified":"2026-02-27T12:26:51","modified_gmt":"2026-02-27T11:26:51","slug":"sanremo-2026-terza-serata-il-festival-delle-innocuita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/02\/27\/sanremo-2026-terza-serata-il-festival-delle-innocuita\/","title":{"rendered":"Sanremo 2026, terza serata: il Festival delle innocuit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Emozionante senza disturbare. Impegnata senza esporre. Spettacolare senza rischiare. Ecco in sintesi la costruzione laboratoriale della terza serata del Festival che ha esattamente lo stesso mood delle precedenti: tutto calibrato, tutto terribilmente vuoto. Perfino l&#8217;esito della gara delle nuove proposte sembra essere lo specchio fedele di come funziona questo Festival: da una parte il pubblico, dall&#8217;altra i giornalisti ma tutti incredibilmente in equilibrio senza provocare scossoni. Nelle nuove proposte vince Nicol\u00f2 Filippucci ma Angelica Bove si aggiudica i premi di entrambe le Sale Stampa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La gara dei big, la classifica finale, determinata da Televoto e Radio,  ha premiato la vocalit\u00e0 esplicita (Arisa, Sal Da Vinci con standing ovation), l\u2019energia emotiva (Brancale), il rap mainstream (Luch\u00e8) e la giovinezza emozionata (<strong>Sayf,<\/strong> commosso). Da segnalare che Sal Da Vinci  con il suo pezzo neo-melodico \u00e8 l&#8217;unico che riesce a trascinare il pubblico in maniera spontanea. Da tenere d&#8217;occhio per la finale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il momento-manifesto della serata merita analisi separata. Laura Pausini, di spalle alla platea, guarda un video di immagini di guerra proiettate sul led. Poi si gira, e con il <strong>Piccolo Coro dell\u2019Antoniano di Bologna insieme al coro di Caivano<\/strong> \u2014 bambini vestiti di bianco, naturalmente \u2014 canta <em>Heal the World<\/em> di Michael Jackson. Sullo schermo campeggia la scritta <em>Make Music Not War<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Prendiamoci un momento. Siamo di fronte a un\u2019operazione di regia emotiva di altissima artigianalit\u00e0: il video delle guerre (in bianco e nero, che fa pi\u00f9 arte), la cantante che si volta come a dire \u201cnon posso pi\u00f9 guardare\u201d, i bambini-simbolo dell\u2019innocenza, il brano pi\u00f9 universalmente riconoscibile come inno alla pace della storia della musica pop. Ogni elemento \u00e8 scelto per produrre una risposta emotiva precisa: stretta alla gola, lacrimuccia, silenzio e poi applauso liberatorio.<br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il problema \u00e8 che questa costruzione non comunica niente. Non nomina Gaza. Non nomina l\u2019Ucraina. Non nomina nessun conflitto specifico, nessuna responsabilit\u00e0, nessuna parte in causa. \u00c8 la pace come oggetto decorativo: bella da guardare, impossibile da usare<\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 intrattenimento puro, e non sarebbe nemmeno un problema se non venisse spacciato per qualcosa di pi\u00f9. La presenza di <strong>Shayk<\/strong> non aggiunge niente alla serata sul piano culturale o artistico: serve a generare un tipo di attenzione specifica, quella che si produce quando una donna molto bella scende una scala davanti a milioni di spettatori. \u00c8 lecito. \u00c8 televisione. Ma chiamiamola con il suo nome: quota estetica, non co-conduzione.<br><strong>Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann <\/strong>\u00e8 oggettivamente bravo: da un punto di vista tecnico, l\u2019imitazione funziona. Ma c\u2019\u00e8 qualcosa di interessante nella scelta del personaggio: Lapo Elkann \u00e8 l\u2019aristocratico bizzarro, il nobile decaduto e simpatico, la macchietta dell\u2019alta societ\u00e0 che ride di se stessa. \u00c8 un bersaglio che non ha conseguenze. Colpirlo non offende nessuno, non tocca nessun nervo scoperto, non produce nessun disagio.  Quando invece <strong>De Lucia\/De Filippi<\/strong> butta l\u00ec il \u201cfal\u00f2 di confronto tra <strong>Andrea Pucci ed Elly Schlein<\/strong>\u201d \u2014 l\u2019unica battuta della serata con un minimo di spine politiche \u2014 la risata \u00e8 nervosa, quasi stupita. Come se il pubblico non fosse del tutto sicuro di avere il permesso di ridere di quella cosa l\u00ec.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il duetto tra E<strong>ros Ramazzotti e Alicia Keys su <\/strong><em><strong>L\u2019Aurora<\/strong> <\/em>\u00e8 stato il momento televisivamente pi\u00f9 riuscito della serata, e <strong>Eros che festeggia i quarant\u2019anni dalla vittoria sanremese con <em>Adesso Tu <\/em>ha un suo peso sentimentale genuino<\/strong>. Ma anche qui vale la pena osservare il meccanismo: la nostalgia \u00e8 l\u2019emozione pi\u00f9 sicura che esiste nell\u2019intrattenimento di massa. Non richiede posizionamento, non divide, non provoca. Produce calore uniforme su tutto il pubblico. Funziona sempre, e non costa niente.<br>Ramazzotti, almeno, ha avuto l\u2019onest\u00e0 di dire dal palco che \u201csappiamo bene quello che sta succedendo nel mondo e speriamo che le cose cambino.\u201d Una frase generica anche quella, ma detta con una certa gravit\u00e0, senza bambini in bianco e senza ledwall. Poca cosa, ma in confronto al resto sembrava quasi un atto di coraggio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"865\"  height=\"502\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33551 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 865px) 100vw, 865px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/mogol.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/mogol.jpg 865w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/mogol-300x174.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/mogol-768x446.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/mogol-800x464.jpg 800w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><br><strong>Il momento dedicato a Mogol \u00e8 stato forse il pi\u00f9 onesto della serata: un gigante della canzone italiana, una carriera enorme<\/strong>, e Conti che gli consegna la targa della sua prima canzone depositata alla SIAE nel 1960. Mogol parla di Dormi amore, dedicata a sua moglie pi\u00f9 giovane: \u201cHo scritto di cosa sar\u00e0 la sua vita quando non sar\u00f2 pi\u00f9 nella mia vita, ma ci sopravviver\u00e0 il nostro amore.\u201d \u00c8 una delle poche frasi della serata che conteneva qualcosa di vero, qualcosa di specifico, qualcosa che non poteva essere replicato come formato. Paradossalmente, il momento pi\u00f9 autentico della serata era anche quello pi\u00f9 distante dalla contemporaneit\u00e0.<br>La terza serata di Sanremo 2026 \u00e8 stata, come tutto questo Festival, un capolavoro di gestione del rischio. Ogni momento era pensato per produrre un effetto preciso senza mai mettere in discussione nulla, senza mai incrinare il patto di confort collettivo che \u00e8 il vero prodotto che il festival vende ogni anno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gilda Luzzi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Emozionante senza disturbare. Impegnata senza esporre. Spettacolare senza rischiare. 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