{"id":33385,"date":"2026-02-17T17:45:35","date_gmt":"2026-02-17T16:45:35","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=33385"},"modified":"2026-04-12T14:10:02","modified_gmt":"2026-04-12T12:10:02","slug":"parole-che-contano-dialogo-con-vera-gheno-sulla-lingua-che-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/02\/17\/parole-che-contano-dialogo-con-vera-gheno-sulla-lingua-che-cambia\/","title":{"rendered":"Parole che contano: dialogo con Vera Gheno sulla lingua che cambia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Vera Gheno \u00e8 una voce autorevole nel panorama linguistico italiano. Sociolinguista, traduttrice e divulgatrice, ha collaborato per anni con l\u2019Accademia della Crusca e ha pubblicato numerosi saggi sul rapporto tra lingua, societ\u00e0 e identit\u00e0. Conosciuta per il suo lavoro sul linguaggio inclusivo e il ruolo della lingua nella societ\u00e0, la Gheno ci aiuta a riflettere su come parliamo, scriviamo e \u2014 in fondo \u2014 pensiamo. Qualche mese fa, poco prima della conferenza \u201cIl linguaggio neutro dal punto di vista del genere. Comunicazione istituzionale e produzione normativa dell\u2019UE\u201d tenutasi in Lussemburgo, abbiamo avuto il piacere di incontrarla. Con lei abbiamo esplorato come le parole costruiscono identit\u00e0, relazioni e cultura<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33386 pk-lazyload\"  width=\"415\"  height=\"453\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 415px) 100vw, 415px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/foto.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/foto.jpg 778w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/foto-275x300.jpg 275w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/foto-768x839.jpg 768w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Partiamo da te. Quando hai capito che la lingua sarebbe diventata il tuo strumento di lavoro e di passione?<\/strong><br>Mi piacerebbe dire che c\u2019\u00e8 stato un momento preciso, una sorta di illuminazione, ma non \u00e8 cos\u00ec. Mio padre \u00e8 linguista, un filologo ugrofinnico, quindi si occupava di tutt\u2019altro, ma sono cresciuta in un ambiente in cui i discorsi metalinguistici, le riflessioni sulle lingue, erano all\u2019ordine del giorno. In quel senso, probabilmente, la mia strada era gi\u00e0 in qualche modo segnata.<br>Detto questo, non l\u2019ho abbracciata subito. Per me la lingua \u00e8 sempre stata una parte intrinseca della vita, ma non pensavo di costruirci sopra una carriera. Io volevo fare l\u2019ingegnera: mi ero iscritta a ingegneria, forse anche in reazione a ci\u00f2 che vivevo in casa. Dopo un anno e un solo esame ho capito che non era la mia strada e sono passata a lettere. \u00c8 l\u00ec che ho scoperto che, tra le materie letterarie, quella che pi\u00f9 mi appassionava era la linguistica \u2014 tutte le linguistiche possibili, in realt\u00e0!<\/p>\n\n\n\n<p>Ho fatto tutti gli esami di linguistica immaginabili. Poi le cose sono successe in modo molto casuale: non ho mai avuto un piano preciso su cosa fare. Avevo chiaro che restare in universit\u00e0 potesse essere una possibilit\u00e0 \u2014 era il modello che conoscevo \u2014 ma non mi sono mai strutturata davvero in quell\u2019ambito.<br>Ho cinquant\u2019anni e non sono \u201ca ruolo\u201d, anche perch\u00e9 mi occupo di ambiti poco definiti. La sociolinguistica di per s\u00e9 ha uno statuto un po\u2019 \u201cbastardo\u201d, e io lavoro in nicchie che l\u2019accademia fatica a riconoscere, come il linguaggio digitale o inclusivo. Sono temi di frontiera, spesso poco legittimati dall\u2019establishment.<br>Nonostante ci\u00f2, non ho mai avuto un atteggiamento aggressivo verso il mondo accademico \u2014 semmai \u00e8 stato il contrario. Ho un rapporto complicato con l\u2019ambiente universitario, ma continuo a collaborare nell\u2019ambito della formazione e a lavorare molto con la societ\u00e0 civile, enti e aziende.<br>\u00c8 andata un po\u2019 cos\u00ec per caso, o per fallimenti, come dico sempre: da ogni fallimento \u00e8 nato qualcos\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sei anche traduttrice?<\/strong><br>S\u00ec, ho tradotto molto, anche se non mi considero una traduttrice. \u00c8 cominciato per caso: a mio padre avevano chiesto di segnalare qualcuno per la traduzione di un libro per bambini, e lui ha proposto me. Non avevo mai pensato di usare l\u2019ungherese per tradurre, nonostante sia la mia seconda lingua. Ho sempre studiato in Italia e sono pi\u00f9 competente in italiano, tanto che verso l\u2019ungherese non saprei tradurre.<\/p>\n\n\n\n<p>Da l\u00ec sono arrivate altre collaborazioni, anche con case editrici come Adelphi e Marsilio, ma la traduzione richiede tempo e io non ho mai fatto scouting: mi hanno sempre chiamata loro. L\u2019ultimo progetto era un romanzo di mille pagine, bellissimo, ma ho dovuto rifiutarlo perch\u00e9 oberata di lavoro.<br>L\u2019ultima traduzione l\u2019ho fatta dall\u2019inglese, un libro per bambini sul tema della diversit\u00e0 linguistica di un linguista brasiliano: in italiano \u00e8 diventato&nbsp;<em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.terre.it\/prodotto\/la-cosa-piu-preziosa\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.terre.it\/prodotto\/la-cosa-piu-preziosa\/\" target=\"_blank\">La cosa pi\u00f9 preziosa<\/a><\/em> di Victor D.O. Santos e le illustrazioni di Anna Forlati, edito da Terre di Mezzo (2024).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ti occupi del rapporto tra lingua e societ\u00e0. Come sta cambiando oggi il modo in cui usiamo la lingua quotidiana?<\/strong><br>La lingua cambia come cambia la societ\u00e0. Oggi viviamo in una complessit\u00e0 cognitiva e sociale molto pi\u00f9 alta che in passato. Globalizzazione e internet hanno trasformato non solo la comunicazione ma la percezione stessa del linguaggio.<br>Anche chi non studia la lingua ora si rende conto della sua potenza: la lingua costruisce potere, disegna gerarchie, discrimina o include. \u00c8 un bene che ci sia maggiore sensibilit\u00e0, ma il problema \u00e8 che spesso queste riflessioni avvengono nel vuoto, perch\u00e9 a scuola non si affrontano i meccanismi sociali e politici della lingua. Si insegna poco cosa&nbsp;<em>fa<\/em>&nbsp;una lingua, a cosa serve, come crea dislivelli di potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Io cerco di lavorare proprio su questo: aiutare le persone a capire che la lingua ci plasma, ci apre o chiude possibilit\u00e0, pu\u00f2 marginalizzarci o renderci pi\u00f9 forti.<br>Un esempio \u00e8 l\u2019italiano degli emigrati, conservativo e affascinante nella sua evoluzione: crea forme ibride, parole contaminate da altre lingue, variet\u00e0 nuove e vive. Da un punto di vista normativo sono \u201cerrori\u201d, ma da quello linguistico sono fenomeni interessantissimi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33387 pk-lazyload\"  width=\"157\"  height=\"251\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 157px) 100vw, 157px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/libro.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/libro.jpg 313w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/libro-187x300.jpg 187w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Nel tuo libro \u201c<a href=\"https:\/\/www.utetlibri.it\/libri\/nessun-e-normale\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.utetlibri.it\/libri\/nessun-e-normale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Nessun<em>\u0259<\/em> \u00e8 normale\u201d<\/a> ( Utet, 2025 ) parli del dubbio come valore. Perch\u00e9 nella nostra societ\u00e0 sembra invece qualcosa di negativo?<\/strong><br>Viviamo in un tempo in cui il dubbio \u00e8 percepito come un errore, e l\u2019errore come una colpa. Eppure solo chi si interroga cresce davvero. Socrate lo sapeva bene: sapere di non sapere \u00e8 la base della conoscenza.<br>Siamo abituati a concentrarci solo sul risultato e non sul processo. Ma \u00e8 nel processo che nasce il progresso cognitivo: attraverso il dubbio e l\u2019errore.<br>Il mio compagno ha scritto un libro sui grandi errori della scienza: quasi tutte le scoperte fondamentali sono nate da sbagli. Il punto \u00e8 imparare a vedere l\u2019errore come una tappa del pensiero, non come una sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In che modo la lingua e le parole possono escludere o includere?<\/strong><br>Le parole escludono quando definiscono le persone non nel modo in cui loro desiderano essere definite, ma nel modo in cui qualcun altro sceglie per loro. Avere il potere di nominarsi \u00e8 fondamentale. Per esempio, le persone con disabilit\u00e0 chiedono di essere chiamate cos\u00ec, \u201cpersone con disabilit\u00e0\u201d, e non \u201cdisabili\u201d, perch\u00e9 nel secondo caso l\u2019identit\u00e0 si riduce alla condizione. Nel mondo anglofono si parla di&nbsp;<em>disabled person<\/em>, \u201cpersona disabilitata\u201d: non \u00e8 la persona a essere un problema, ma la societ\u00e0 che non riesce ad accoglierla. Lo stesso vale per parole come&nbsp;<em>migrante<\/em>,&nbsp;<em>immigrato<\/em>,&nbsp;<em>expat<\/em>: un bianco che si trasferisce a Singapore \u00e8 un&nbsp;<em>expat<\/em>, non un&nbsp;<em>migrant<\/em>, anche se economicamente lo \u00e8. Le parole riflettono le disuguaglianze di potere pi\u00f9 di quanto immaginiamo. Chi ha potere sociale o economico ha anche il potere di nominare gli altri, e spesso questo potere linguistico \u00e8 fonte di esclusione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come possiamo smontare questi stereotipi linguistici e rendere la lingua pi\u00f9 consapevole e democratica?<\/strong><br>La chiave \u00e8 la consapevolezza. Come diceva Tullio De Mauro, non c\u2019\u00e8 cittadinanza attiva senza educazione linguistica. Se non capisci come la lingua costruisce il mondo, diventi un cittadino manipolabile.<br>Purtroppo la scuola non d\u00e0 ancora gli strumenti per ragionare su questo. E poi \u2014 diciamolo \u2014 finch\u00e9 lavorare a scuola sar\u00e0 considerato un ripiego e sottopagato, non avremo mai una formazione linguistica adeguata. Servirebbe una riforma radicale che valorizzi i docenti e rimetta la lingua al centro della formazione civica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come far capire, anche a chi non se ne occupa, che riflettere sulla lingua riguarda tutti?<br><\/strong>Basta mostrare che \u00e8 possibile. La riflessione linguistica non \u00e8 un lusso da specialisti: \u00e8 nelle parole che usiamo ogni giorno. Basta ragionare su come definiamo le cose.<br>Per esempio, nella discussione sulla GPA puoi dire \u201cutero in affitto\u201d o \u201cgestazione per altre persone\u201d: la scelta delle parole rivela gi\u00e0 il tuo punto di vista etico.<br>Oppure nei titoli dei giornali: \u201ccinque marocchini investono donna\u201d non \u00e8 lo stesso di \u201cauto investe donna\u201d. Piccole scelte lessicali che cambiano la percezione della realt\u00e0. Anche il modo in cui usiamo diminutivi o definizioni (\u201cil ragazzo di 21 anni\u201d ma \u201cla donna di 21 anni\u201d) dice molto su ruoli, responsabilit\u00e0 e pregiudizi. Insomma, servirebbe pi\u00f9 attenzione linguistica collettiva: \u00e8 il primo passo per una societ\u00e0 pi\u00f9 equa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33394 pk-lazyload\"  width=\"408\"  height=\"201\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/errori-1.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/errori-1.jpg 579w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/errori-1-300x148.jpg 300w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Si pu\u00f2 imparare a usare la lingua con cura senza aver paura di sbagliarla?<\/strong><br>S\u00ec, sbagliando. Concedendoci di sbagliare.<br>Penso soprattutto alle donne, che spesso non si propongono o non si espongono per timore di non essere perfette. \u00c8 la cosiddetta \u201csindrome dell\u2019impostora\u201d: ci hanno insegnato a non sbagliare mai. Ma l\u2019errore non \u00e8 una tragedia: va normalizzato.<br>Gli errori possono essere occasioni di crescita, se impariamo a riconoscerli e correggerli. Io stessa sbaglio spesso, soprattutto nel relazionarmi con persone molto diverse da me. Quando me lo fanno notare, chiedo scusa e cerco di correggermi. Essere una persona seria, per me, significa ricordarsi dell\u2019errore e non ripeterlo. \u00c8 cos\u00ec che si cresce, anche linguisticamente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 il linguaggio inclusivo suscita tanta resistenza?<\/strong><br>Perch\u00e9 le persone fanno fatica a cambiare. C\u2019\u00e8 una resistenza di fondo: non ci piace sentirci dire che finora abbiamo sbagliato.<br>Inoltre, la lingua \u00e8 un elemento identitario fortissimo: toccarla significa toccare l\u2019identit\u00e0 stessa delle persone. Quando chiedi di sostituire una parola, stai chiedendo anche di rivedere una parte del proprio s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, siamo tendenzialmente ego-referenziali: se un tema non ci riguarda da vicino, ci sembra irrilevante. Molti cambiano atteggiamento solo quando una questione entra nella loro vita \u2014 per esempio quando un familiare diventa disabile, o una nipote si dichiara non binaria. Allora, improvvisamente, ci\u00f2 che sembrava un capriccio ideologico diventa concreto, personale, vitale. E l\u00ec, finalmente, si capisce che il linguaggio non \u00e8 una questione teorica: \u00e8 una questione di vita reale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Intervista di Paola Cairo<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La linguista racconta il suo percorso \u201cnato per caso\u201d tra accademia e societ\u00e0, dove la lingua diventa strumento di riflessione e inclusione. Parla del potere delle parole di definire o escludere, dell\u2019importanza del dubbio e dell\u2019errore come forme di conoscenza. 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