{"id":33375,"date":"2026-02-16T17:45:49","date_gmt":"2026-02-16T16:45:49","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=33375"},"modified":"2026-02-16T17:50:55","modified_gmt":"2026-02-16T16:50:55","slug":"la-nuova-politica-commerciale-europea-vista-da-ankara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2026\/02\/16\/la-nuova-politica-commerciale-europea-vista-da-ankara\/","title":{"rendered":"La nuova politica commerciale europea vista da Ankara"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il 12 settembre 1963 ad Ankara veniva firmato un accordo che creava una associazione fra la allora C.E.E. e la Turchia. Che seguiva di un anno quello gi\u00e0 firmato con la Grecia. Ne erano firmatari per il Re dei Belgi Paul-Henri Spaak, ministro degli Esteri, per la R.F.A. Gerhard Schroeder, ministro degli Esteri, per il presidente della Repubblica Italiana Emilio Colombo, Ministro del Tesoro, per S.A. Reale la Granduchessa di Lussemburgo Eug\u00e8ne Schaus, vice-presidente del Governo e ministro degli Esteri, per Sua Maest\u00e0 la Regina dei Paesi-Bassi, Joseph Luns, ministro degli Esteri, rappresentante anche del Consiglio dei Ministri C.E.E. come presidente in esercizio, per il Presidente della Repubblica di Turchia Feridun Cemal Erkin, ministro degli Esteri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019art. 4 l\u2019accordo prevedeva la messa in atto progressiva di una unione doganale fra la Turchia e la Comunit\u00e0 che \u00e8 entrata effettivamente in vigore il 1\u00b0 gennaio 1996. L\u2019unione facilita il libero scambio di prodotti industriali e agricoli trasformati, eliminando i dazi doganali. L&#8217;UE \u00e8 divenuto nel frattempo il pi\u00f9 importante partner commerciale della Turchia, con esportazioni dirette soprattutto verso la Germania e l\u2019Italia. Come <strong>ambito di applicazione<\/strong>, l\u2019accordo copre merci industriali e prodotti agricoli trasformati; per i prodotti agricoli di base e carbone\/acciaio vigono invece accordi preferenziali separati. Conformemente agli obblighi derivanti dall\u2019Unione, la Turchia adotta la tariffa doganale comune (TDC) dell&#8217;UE per i prodotti industriali e allinea le sue normative commerciali a quelle europee.\u00a0Le merci circolano liberamente con certificato ATR, emesso elettronicamente dal 2024, ma le regole di origine possono ancora applicarsi per prodotti di paesi terzi. <strong>Ma ecco il primo punto di disappunto delle autorit\u00e0 turche. Dal momento della sua entrata in vigore, visto la vigenza dell\u2019accordo, le autorit\u00e0 turche si sarebbe aspettate di essere informate e consultate sulla evoluzione degli accordi commerciali con i paesi terzi che la Commissione conduce su mandato\u00a0\u00a0 degli Stati membri della UE, dati i possibili effetti sui settori industriali ed agricoli turchi interessati dall\u2019unione doganale UE-Turchia in vigore dal 1996.<\/strong> Se si fa riferimento agli accordi pi\u00f9 recenti UE-Mercosur e UE-India invece non ha avuto luogo alcuna consultazione fra la Commissione UE e le autorit\u00e0 turche. Ma le autorit\u00e0 turche stigmatizzano ancora di pi\u00f9 una altra circostanza essenziale. Con un cambio di rotta radicale molto recente, la UE sta ridefinendo la sua politica commerciale dopo mezzo secolo di adesione alla <em>Reaganeconomics<\/em> anglo-americana, cio\u00e8 all\u2019approccio ultra-liberale che ha fatto dimenticare almeno dal Trattato di Maastricht alle istituzioni la loro matrice iniziale, fondata sul rispetto delle economia sociale di mercato, alla base dei primi \u201ctrent\u2019anni gloriosi\u201d. La \u201cnuova\u201d politica commerciale viene adeguata\u00a0\u00a0 non puntando sulla semplice liberalizzazione, ma introducendo i nuovi concetti di \u201csicurezza economica\u201d e \u201cautonomia strategica\u201d, concepiti dopo il passaggio al protezionismo della amministrazione Trump. Accorciamento delle catene di valore, localizzazione degli interventi in settori critici, nonch\u00e9 la retorica del \u201c<em>friend-shoring<\/em>\u201d , detto anche \u201c<em>back-shoring<\/em>\u201d o \u201c<em>re-shoring<\/em>\u201d cio\u00e8 del rimpatrio delle attivit\u00e0 produttive sono diventati il centro delle riflessioni bruxellesi. Ma qui emerge una contraddizione fondamentale: mentre l\u2019Europa cerca di definire la sua architettura di sicurezza economica, lascia fuori dal sistema la Turchia che per ragioni se non altro geografiche potrebbe invece costituire un forte complemento di questa architettura. Da una parte, l\u2019UE mira a far rivenire in Europa\u00a0 la sua produzione, a proteggere le proprie industrie, a ridurre i rischi di fornitura attraverso la \u201cpreferenza comunitaria\u201d. Dall\u2019altra agisce, in maniera contradditoria, prescindendo dalla unione doganale con la Turchia vigente ormai da un trentennio. Ora, l\u2019unione doganale ha reso ormai la Turchia parte integrante dell\u2019industria europea. Dal settore automobilistico al tessile e al settore meccanico, una parte importante del \u201cmade in Europe\u201d \u00e8 frutto del settore manifatturiero turco.<strong> Da ultimo si pu\u00f2 ricordare la ripresa di Piaggio Aviazione di Genova-Finale Ligure da parte del gruppo turco Baykar specializzato nella produzione di droni.\u00a0 <\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"910\"  height=\"522\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-33378 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 910px) 100vw, 910px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/turchia2.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/turchia2.jpg 910w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/turchia2-300x172.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/turchia2-768x441.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/turchia2-800x459.jpg 800w\" ><\/figure>\n\n\n\n<p>La Turchia non \u00e8 oggi quello che \u00e8 stata per anni la Cina per il mondo occidentale, paradiso del \u201c<em>made by foreigners in China<\/em>\u201d, costituisce un partner commerciale perfettamente allineato per dimensione, velocit\u00e0 di produzione e quadro regolamentare. Ora, il problema non \u00e8 turco, ma essenzialmente europeo. Di fatto, la UE ha la strutturale tendenza a sottoporre ogni integrazione economica a dei vincoli politici. L\u2019approccio sostanzialmente ideologico condizionante le relazioni commerciali della UE si esprime anche nella percezione della esistente unione doganale con la Turchia. Se il suo quadro normativo non comprende i servizi, il digitale, in parte l\u2019agricoltura, i pubblici appalti, queste deficienze non implicano la sua irrilevanza, significano invece che l\u2019assenza di una modernizzazione dell\u2019accordo sta comportando alti costi per ambo i contraenti. In questo senso la decisione UE di procedere a nuovi accordi commerciali escludendone la Turchia non solo lede questo paese, ma contraddice il nuovo indirizzo comunitario rivolto alla \u201cautonomia strategica\u201d. Si constata per\u00f2 che, mentre l\u2019Europa parla di autonomia strategica, nei fatti persegue questa politica nel modo pi\u00f9 contradditorio, istituendo catene di valore che sono geograficamente remote, politicamente fragili, logisticamente allungate. A causa del <em>political bias<\/em>, il nuovo bilanciamento, costruito sulla disponibilit\u00e0 di prodotti agricoli e materie prime dall\u2019America latina, con l\u2019accordo con il MERCOSUR,\u00a0 e di prodotti industriali a basso costo dall\u2019India, per non parlare del GPL ormai comprato in prevalenza oltre-Atlantico come ersatz del gas russo di tubo, non solo non rende l\u2019Europa complessivamente pi\u00f9\u00a0 sicura. <\/p>\n\n\n\n<p>Di fatto invece ogni alternativa intesa ad escludere la Turchia si traduce in tempi di consegna pi\u00f9 lunghi, pi\u00f9 alti costi di logistica, nonch\u00e9 in maggiori rischi geopolitici per l\u2019industria europea. Ma bisogna aggiungere altre considerazioni sulla natura della discrepanza tra l\u2019approccio del \u201cMade in Europe\u201d e l\u2019esistente quadro giuridico posto dalla unione doganale UE-Turchia. L\u2019esclusione della Turchia dal processo di \u201c<em>Intra-European Production<\/em>\u201d attraverso la leva degli appalti, sussidi, meccanismi di sostegno industriale pone il problema del non rispetto da parte della UE dei propri principi disegnati per il mercato interno. <strong>Considerare per ragioni politiche la Turchia come se fosse posta al di fuori delle catene di valore europee quando ne \u00e8 parte integrante, segnala una rottura nella nuova posizione di bilanciamento voluta dalla UE fra libero mercato e sicurezza economica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo atteggiamento, non giustificato agli occhi delle autorit\u00e0 turche, potrebbe anche aprire via di un contenzioso giuridico di fronte alla Corte di Giustizia per vedere riaffermato dalla Commissione la validit\u00e0 degli obblighi posti dalla unione doganale UE-Turchia. Ma constatando il ruolo svolto dalla geopolitica turca in una serie di quadranti, dal Mar Nero, al\u00a0 Mediterraneo, all\u2019Africa settentrionale e centrale, si pu\u00f2 anche concretamente immaginare lo sviluppo di una serie di azioni concrete da parte delle autorit\u00e0 turche. Dalla semplice richiesta di una modernizzazione della Unione Doganale al fine di una maggiore integrazione con la UE in termini di sicurezza economica, trasformazione verde, rinforzo delle catene di valore. Sino alla opzione opposta, con la Turchia che potrebbe anche dimostrare all\u2019Europa di possedere altre alternative, usando i suoi rapporti economici con i paesi del Golfo, l\u2019accesso ai mercati asiatici, i negoziati commerciali in corso con la Gran Bretagna, la sua penetrazione in Africa. Dimostrando cos\u00ec che un allontanamento della UE dalla Turchia, cio\u00e8 da uno dei paesi protagonisti nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa, oltre che in Asia,\u00a0 dopo quello ormai destinato ad essere probabilmente perenne dalla Federazione Russa dopo la scelta di campo anche bellica fatta dalla Unione Europea esclusivamente a favore dell\u2019Ucraina, costituir\u00e0 per l\u2019Europa uno scenario sempre pi\u00f9 complicato logisticamente e fragile sul piano economico e politico, per il suo progressivo isolamento geopolitico dai pi\u00f9 importanti paesi confinanti. Ache se non c\u2019\u00e8 dubbio che la geografia del continente si dimostrer\u00e0 alla lunga ben pi\u00f9 forte delle sue effimere scelte politiche. Come afferma Can Sel\u00e7uki dall\u2019ufficio di Ankara della World Bank:\u201d <em>In essence, rather than centring its approach on a demand to be \u201cincluded\u201d, Turkey can turn the tables by making it measurably clear why scenarios that exclude Turkey are more costly, slower, and more fragile for Europe<\/em>\u201d (Tradotto: In sostanza, piuttosto che incentrare il suo approccio sulla richiesta di essere \u201cinclusa\u201d, la Turchia pu\u00f2 ribaltare la situazione rendendo misurabilmente chiaro perch\u00e9 gli scenari che escludono la Turchia sono pi\u00f9 costosi, pi\u00f9 lenti e pi\u00f9 fragili per l\u2019Europa, <em>ndr<\/em>) . <\/p>\n\n\n\n<p>Da europei del sud, da italiani , non possiamo che auspicare che avvenga il contrario. Perch\u00e9 soprattutto per l\u2019Italia un accordo con la Turchia \u00e8 fondamentale in quel quadro trascurato, il Mesoceano, oggi passato colpevolmente in secondo piano, ma destinato inevitabilmente in futuro a riconquistare tutta la sua rilevanza. E per un Italia mediterranea i due paesi rilevanti del suo futuro quadro di influenza orizzontale sono a Est una Francia ridivenuta comprensibile e a Ovest la Turchia\u00a0 che per il suo sviluppo\u00a0 ha Cipro di fronte come una Taiwan mediterranea.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>*Insegna Diritto dell\u2019Unione Europea e Organizzazioni Internazionali al Dip. di Lingue e Culture Moderne dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Genova. Gi\u00e0 docente di Economia dello Sviluppo presso lo stesso Ateneo e di Storia dei Paesi musulmani al Dip. di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Trento ha insegnato Storia della Integrazione Europea alla Universit\u00e0 di Lorraine-Metz.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 12 settembre 1963 ad Ankara veniva firmato un accordo che creava una associazione fra la allora C.E.E. e la Turchia. Che seguiva di un anno quello gi\u00e0 firmato con la Grecia. 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