{"id":31680,"date":"2025-09-04T10:11:30","date_gmt":"2025-09-04T08:11:30","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=31680"},"modified":"2025-09-04T10:11:31","modified_gmt":"2025-09-04T08:11:31","slug":"lussemburgo-il-modello-migratorio-che-litalia-ignora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2025\/09\/04\/lussemburgo-il-modello-migratorio-che-litalia-ignora\/","title":{"rendered":"Lussemburgo : il modello migratorio che l&#8217;Italia ignora"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Un collega giornalista italiano, interessato ai temi d&#8217;attualit\u00e0, viene nel Granducato per capire se il modello migratorio lussemburghese pu\u00f2 essere d&#8217;esempio per altre nazioni. Cerca contatti e fonti, prende appunti, prepara interviste a persone della societ\u00e0 civile, delle OnG, della politica. Questo \u00e8 il quadro che ne emerge. Un Paese che ha bisogno economicamente della manodopora &#8220;straniera&#8221;, con politiche spesso all&#8217;avanguardia (sulla doppia cittadinanza, per esempio) e un quadro migratorio solido ma che rischia di adeguarsi al trend di &#8220;chiusura&#8221; europeo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon tutti sanno che la storia del Lussemburgo si \u00e8 consolidata attraverso flussi migratori che hanno plasmato l\u2019identit\u00e0 di questo crocevia europeo. Fondata su uno sperone di roccia lungo la valle dell\u2019Alzette (affluente della Mosa) nel 987, elevata a ducato del Sacro Romano Impero nel 1354 e annessa da Luigi XIV nel 1684, questa terra ha dato i natali ad Arrigo VII, meglio noto come Enrico, imperatore del\u00a0Sacro Romano Impero. Questo legame storico si rafforza nel tempo attraverso l\u2019emigrazione, un fenomeno che ha segnato profondamente il Granducato\u201d.\u00a0<strong>Paola Cairo<\/strong>, giornalista italiana in Lussemburgo dal 2002 e fondatrice, insieme alla collega Maria Grazia Galati, di\u00a0<strong>PassaParola Magazine<\/strong>, mensile in lingua italiana nel Granducato passato all\u2019online nel 2023, ci introduce cos\u00ec al legame profondo e poco conosciuto tra le comunit\u00e0 migratorie, anche in provenienza dall\u2019Italia, e questo piccolo Stato. \u201cNoi per primi, come italiani, abbiamo fatto parte della prima ondata migratoria verso il Lussemburgo, alla fine dell\u2019Ottocento. Nell\u2019epoca industriale gi\u00e0 alcuni nuclei di italiani vennero registrati nella capitale Luxembourg-ville ma fu soprattutto la manodopera proveniente dal Nord e dal centro Italia a stabilirsi nel Sud del Paese, attratta dalle miniere di ferro e dall\u2019industria siderurgica\u201d, spiega\u00a0<strong>Paola Cairo<\/strong>: \u201cTanto che dal secondo Dopoguerra, accordi bilaterali tra Italia e Lussemburgo, ma anche con altri Paesi come il Portogallo, favorirono un raddoppio della presenza italiana, con flussi provenienti soprattutto dal Sud della Penisola.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019economia lussemburghese, in rapida trasformazione, pass\u00f2 dalla siderurgia ai settori bancario, finanziario e delle istituzioni europee. \u201cLa nascita della CECA (Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio) negli anni \u201950, seguita da CEE (Comunit\u00e0 Economica Europea), CEEA (Comunit\u00e0 Europea dell\u2019Energia Atomica) e infine dall\u2019Unione Europea, ha attratto una nuova generazione di italiani:&nbsp;<strong>non pi\u00f9 solo operai ma professionisti qualificati e famiglie.<\/strong>&nbsp;Oggi si annoverano tra le seconde, terze e quarte generazioni ministri, politici, medici, ricercatori, giornalisti, ristoratori, cineasti, artisti e professori universitari. Dal 2008, la possibilit\u00e0 di mantenere la doppia nazionalit\u00e0 ha ulteriormente permesso di diventare cittadini del Granducato. Questo consente di votare per le elezioni politiche nazionali pur mantenendo il passaporto italiano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 id=\"i-requisiti-di-un-modello-per-leuropa\"><strong>I requisiti di un modello per l\u2019Europa?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il Lussemburgo rappresenta sicuramente un caso unico in Europa: un piccolo Stato che, grazie alla sua posizione centrale e alla sua apertura cosmopolita, \u00e8 riuscito a integrare comunit\u00e0 straniere senza perdere la propria identit\u00e0. Ad oggi per\u00f2 il modello di integrazione lussemburghese si trova di fronte una situazione delicata, soprattutto per quanto riguarda i rifugiati e le comunit\u00e0 provenienti dal Sud globale. Per approfondire, abbiamo intervistato&nbsp;<strong>Roberto Marta<\/strong>,&nbsp;<strong>direttore generale di&nbsp;<em>Cooperation Nord Sud<\/em>, Sergio Ferreira, portavoce di ASTI (Association de Soutien aux Travailleurs Immigr\u00e9s), Alessandro Morini, ex Presidente di Amnesty International Lussemburgo e Marianne Donven, fondatrice della catena di ristoranti Chiche! ed&nbsp;<\/strong>ex funzionaria&nbsp;<strong>del Ministero degli Affari Esteri.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAbbiamo iniziato a occuparci di integrazione professionale dei rifugiati a gennaio 2024. La nostra associazione,&nbsp;<em>Cooperation Nord Sud<\/em>, \u00e8 nata nel 2011 con l\u2019obiettivo di promuovere la solidariet\u00e0 tra il Nord e il Sud del mondo, attraverso progetti di cooperazione in Kenya, Uganda, Tanzania e, presto, Ruanda, cofinanziati dal Ministero degli Esteri lussemburghese.&nbsp;<strong>Il Lussemburgo \u00e8 uno dei Paesi pi\u00f9 generosi al mondo in questo ambito, destinando l\u20191% del PIL alla cooperazione<\/strong>, con fondi esclusivamente dedicati a questo scopo.\u201d Cos\u00ec&nbsp;<strong>Roberto Marta<\/strong>, direttore generale di&nbsp;<em>Coop\u00e9ration Nord-Sud<\/em>&nbsp;ci presenta la sua organizzazione, specializzata proprio nel fornire assistenza alle comunit\u00e0 marginalizzate. \u201cPer quanto riguarda i rifugiati, il nostro programma offre un accompagnamento personalizzato: elaboriamo un bilancio delle competenze di ciascun partecipante, basato su studi, esperienze lavorative e passioni,&nbsp;<strong>per costruire un progetto professionale su misura<\/strong>, che include formazioni linguistiche, professionali e soft skills, oltre a un piano d\u2019azione per raggiungere gli obiettivi\u201d. Marta sottolinea le peculiarit\u00e0 del contesto lussemburghese: \u201cLa lingua \u00e8 un ostacolo significativo. Qui ci sono tre lingue ufficiali \u2013 lussemburghese, francese e tedesco \u2013 e l\u2019inglese sta diventando sempre pi\u00f9 importante.&nbsp;<strong>Per i rifugiati, imparare il francese \u00e8 cruciale per l\u2019integrazione lavorativa<\/strong>, ma molti vogliono anche studiare il lussemburghese per ottenere la cittadinanza dopo cinque anni di residenza. Gli ucraini, ad esempio, spesso conoscono gi\u00e0 l\u2019inglese e possono trovare lavoro pi\u00f9 facilmente, ma per altre nazionalit\u00e0, come siriani e afghani, la situazione \u00e8 pi\u00f9 complessa. Molte domande di asilo vengono respinte, e l\u2019unica possibilit\u00e0 per rimanere \u00e8 ottenere un permesso di soggiorno per motivi lavorativi, un processo lungo e difficile.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro aspetto critico \u00e8 l\u2019accesso al lavoro: \u201cI richiedenti asilo non possono lavorare nei primi sei mesi dalla richiesta di protezione internazionale e, successivamente, necessitano di un\u2019autorizzazione temporanea, che scoraggia i datori di lavoro, specialmente per lavori semplici come quelli in ristoranti o imprese di pulizia. Stiamo cercando di sensibilizzare le aziende, ma la burocrazia rimane un ostacolo.\u201d Marta evidenzia anche il problema abitativo: \u201cIn Lussemburgo, l\u2019alloggio \u00e8 quasi impossibile da trovare. Non esistono vere case popolari, e i prezzi del mercato immobiliare sono altissimi. Anche con il salario minimo, i rifugiati non possono permettersi un affitto, e i proprietari spesso sono riluttanti ad affittare a loro. Questo ha portato a un aumento dei senzatetto, un fenomeno nuovo per un Paese ricco come il Lussemburgo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Lussemburgo come modello migratorio?<\/strong>&nbsp;Marta \u00e8 cauto: \u201cFino a un paio d\u2019anni fa, avrei detto che il Lussemburgo era un modello positivo. Oggi, per\u00f2, si sta adeguando al trend europeo di chiusura verso i migranti, influenzato dal nuovo Patto sulla Migrazione e l\u2019Asilo dell\u2019UE (che introdurr\u00e0 regole pi\u00f9 rigide nel 2026). Comunit\u00e0 come quella capoverdiana, grazie a legami storici con il Portogallo e alla cooperazione diretta con il Lussemburgo, gode di un\u2019integrazione pi\u00f9 agevole. Per altre, come gli africani o i sudamericani, le difficolt\u00e0 sono crescenti, con molte domande di asilo respinte.\u201d<\/p>\n\n\n\n<h2 id=\"politiche-migratorie-piu-rigide\"><strong>Politiche migratorie pi\u00f9 rigide<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Sergio Ferreira, portavoce di ASTI<\/strong>&nbsp;(Associazione di Sostegno ai Lavoratori Immigrati) ci fornisce un altro punto di vista attraverso la sua organizzazione: \u201cASTI \u00e8 nata nel 1979, fondata da un gruppo misto di cittadini lussemburghesi e stranieri, in risposta alle trasformazioni migratorie seguite agli accordi bilaterali del 1972 con Portogallo e Jugoslavia, che per la prima volta includevano il diritto al ricongiungimento familiare.\u201d A differenza delle precedenti ondate migratorie italiane, legate all\u2019industria siderurgica, l\u2019arrivo di famiglie portoghesi port\u00f2 nuove difficolt\u00e0: accesso all\u2019alloggio, istruzione e sicurezza sociale. \u201cASTI opera su tre livelli:&nbsp;<strong>progetti sul territorio, analisi e riflessione, e lobbying politico.<\/strong>&nbsp;Ci definiamo un\u2019associazione \u2018do and think\u2019: agiamo sul campo con iniziative come il supporto linguistico e l\u2019inserimento lavorativo, e proponiamo politiche per un\u2019integrazione pi\u00f9 efficace. Come direttore politico, mi occupo principalmente di advocacy presso il Parlamento e il governo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sull\u2019evoluzione della societ\u00e0 lussemburghese, Ferreira osserva: \u201cNegli anni \u201970 e \u201980,&nbsp;<strong>si pensava che l\u2019integrazione avvenisse spontaneamente.<\/strong>&nbsp;Negli anni \u201990, si \u00e8 capito che servono politiche attive. Oggi, il 48% della popolazione \u00e8 straniera, con il 76% proveniente dall\u2019UE. La riforma del 2009 sulla cittadinanza, con la doppia nazionalit\u00e0 e il recupero della cittadinanza per i discendenti, ha permesso a oltre 20.000 brasiliani di diventare lussemburghesi, anche senza parlare le lingue del Paese. Nel 2023, il concetto di \u2018integrazione\u2019 \u00e8 stato sostituito da \u2018vivere insieme\u2019, un paradigma che richiede un impegno reciproco tra chi arriva e la societ\u00e0 ospitante.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, Ferreira evidenzia limiti:&nbsp;<strong>\u201cLe politiche migratorie si sono irrigidite dal 2023<\/strong>, con procedure pi\u00f9 complesse per ricongiungimenti familiari e permessi di soggiorno. I richiedenti asilo possono aspettare fino a due anni senza poter lavorare, e il mercato immobiliare, privo di case popolari, rende l\u2019autonomia quasi impossibile. Inoltre, ci sono discriminazioni nell\u2019accesso al lavoro, specialmente per chi ha nomi arabi o africani. Sul piano politico, per\u00f2, ci sono progressi: i cittadini europei e di Paesi terzi possono votare ed essere eletti a livello comunale, una conquista rara in Europa.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Lussemburgo come modello migratorio<\/strong>? Ferreira \u00e8 realista: \u201cIl concetto di \u2018vivere insieme\u2019 \u00e8 innovativo, ma la sua applicazione \u00e8 ancora incompleta. Il Lussemburgo considera la migrazione un fatto strutturale, non emergenziale, e questo \u00e8 un punto di forza. Tuttavia, rispetto al diritto d\u2019asilo, altri Paesi come il Belgio sono pi\u00f9 avanzati, permettendo ai richiedenti asilo di lavorare dopo tre mesi. Il Lussemburgo oscilla tra ambizioni progressiste e una certa prudenza.\u201d<\/p>\n\n\n\n<h2 id=\"la-solidarieta-non-basta\"><strong>La solidariet\u00e0 non basta<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>&nbsp;<br><strong>Alessandro Morini, ex Presidente di Amnesty International Lussemburgo&nbsp;<\/strong>spiega che \u201cle politiche del Lussemburgo, come l\u2019assistenza rapida per i richiedenti asilo e l\u2019educazione trilingue, sembrano progressiste, ma la loro efficacia va valutata in base alla protezione dei diritti fondamentali, come l\u2019accesso all\u2019alloggio, alla sanit\u00e0 universale e al lavoro. L\u2019educazione multilingue \u00e8 utile, soprattutto per i giovani rifugiati, ma persistono sfide strutturali, come la crisi abitativa e l\u2019insicurezza amministrativa per migranti privi di documenti o richiedenti asilo respinti secondo il Regolamento Dublino III. Questi gruppi spesso non hanno accesso a servizi essenziali. Amnesty International Lussemburgo vede nel nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo un\u2019opportunit\u00e0 per migliorare la protezione, specialmente per i minori non accompagnati, ma teme che pratiche come l\u2019esternalizzazione delle responsabilit\u00e0 o la detenzione dei migranti irregolari possano compromettere valutazioni eque.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sul confronto con la visione di Amnesty,<\/strong>&nbsp;Morini aggiunge: \u201cIl Lussemburgo aderisce ai quadri normativi europei e ha gestito efficacemente la protezione temporanea per gli ucraini dal 2022, mostrando attenzione anche ai minori non accompagnati. Tuttavia, l\u2019erosione del diritto al ricongiungimento familiare e le lungaggini burocratiche per i richiedenti asilo contrastano con l\u2019approccio umanitario che Amnesty promuove, basato su protezione, equit\u00e0 e prevenzione dei respingimenti.&nbsp;<strong>Il Lussemburgo mostra solidariet\u00e0<\/strong>, ma deve integrare meglio i sistemi di alloggio, istruzione, assistenza legale e accesso al lavoro.\u201d E poi ci sono le lacune legali: \u201cIl Lussemburgo ha un quadro migratorio solido, ma l\u2019erosione dell\u2019approccio umanitario a livello UE, con l\u2019esternalizzazione e la detenzione, rischia di influenzarlo. Servono miglioramenti in alloggio, accesso al lavoro, sanit\u00e0 e meccanismi di rilevazione delle vulnerabilit\u00e0. Chiediamo maggiore trasparenza nelle procedure di asilo e un trattamento in linea con gli obblighi internazionali, come quelli della Corte Europea dei Diritti Umani.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sul modello lussemburghese come esempio per l\u2019Europa<\/strong>, anche Morini \u00e8 cauto: \u201cIl Lussemburgo offre soluzioni tempestive e un sistema educativo ben strutturato, ma non \u00e8 un modello replicabile per l\u2019Europa occidentale, dati i diversi contesti nazionali. \u00c8 piuttosto un laboratorio di buone pratiche, con margini di miglioramento in aree come l\u2019alloggio, l\u2019accesso al lavoro e la gestione dei ritorni. Fino a quando queste questioni non saranno risolte, \u00e8 difficile considerarlo un modello completo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Marianne Donven, ex funzionaria del Ministero degli Affari Esteri lussemburghese<\/strong>&nbsp;\u00e8 anche tra i fondatori di Chiche!, una catena di ristoranti che fornisce lavoro ai richiedenti asilo e rifugiati. \u201cHo lavorato per undici anni al Ministero degli Affari Esteri, occupandomi di aiuti umanitari. Viaggiavo in zone di crisi, da disastri naturali a conflitti, carestie e siccit\u00e0, vedendo molta sofferenza. Ho sviluppato un grande rispetto per le popolazioni resilienti, specialmente le donne che riuscivano a crescere i figli in condizioni estreme, in luoghi come Sud Sudan e Congo. Quando nel 2015 i rifugiati sono arrivati in Lussemburgo, volevo incontrarli, capendo bene da dove venivano e perch\u00e9 avevano lasciato i loro Paesi.&nbsp;<strong>Ho iniziato come volontaria alla Croce Rossa<\/strong>, poi ho contribuito a creare il progetto Hariko, un centro artistico per giovani, dove ho conosciuto molti rifugiati arrivati tra il 2015 e il 2017. Offrivamo laboratori per aiutarli a superare le loro esperienze difficili.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sul progetto Chiche! Donven racconta: \u201cPer caso, un vecchio amico mi contatt\u00f2, proponendomi di usare delle case in demolizione nel quartiere di Hollerich per un progetto. Notai che molti siriani che avevo conosciuto erano eccellenti cuochi, cos\u00ec decidemmo di aprire un pop-up restaurant, Syriously. L\u2019esperienza dur\u00f2 sei mesi, ma non funzion\u00f2 a causa di problemi con lo chef e il rispetto delle norme igieniche. Parallelamente, creammo Chiche!, che al contrario ebbe molto successo. Iniziammo con un piccolo spazio, poi ci siamo espansi, utilizzando case vicine disabitate. Quando gli edifici furono demoliti, avevamo gi\u00e0 18 dipendenti e molti clienti. Trovammo una sede permanente in un altro quartiere, Limpertsberg, e da l\u00ec \u00e8 stata una storia di successo. Oggi abbiamo sei ristoranti e alcuni punti vendita pi\u00f9 piccoli, come un chiosco e un servizio di catering. Impieghiamo 77 persone, tutte tranne due sono richiedenti asilo o rifugiati. Circa la met\u00e0 ha ottenuto la protezione nazionale, mentre l\u2019altra met\u00e0 ha ricevuto permessi di soggiorno attraverso il lavoro.&nbsp;<strong>L\u2019obiettivo di Chiche! \u00e8 creare prospettive per rifugiati e richiedenti asilo che vogliono lavorare in Lussemburgo<\/strong>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sulle nazionalit\u00e0 dei lavoratori, Donven spiega: \u201cLa maggior parte \u00e8 arrivata con l\u2019ondata migratoria del 2015-2017. Alcuni avevano scelto il Lussemburgo per la sua mentalit\u00e0 aperta e multiculturale,&nbsp;<strong>ma molti credevano di essere in Germania o Francia.<\/strong>&nbsp;I gruppi principali sono siriani, iracheni, afghani, eritrei e, pi\u00f9 recentemente, ucraini. Alcuni sono arrivati tramite ricongiungimenti familiari, ma sono pochi. Il Lussemburgo ha una popolazione per met\u00e0 di origine migratoria, spesso con contratti di lavoro gi\u00e0 firmati in settori come l\u2019IT o l\u2019edilizia, a differenza di chi arriva irregolarmente cercando di ottenere documenti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Marianne sottolinea la crisi abitativa: \u201cNon abbiamo una crisi di rifugiati, ma una crisi abitativa. I prezzi degli alloggi sono insostenibili, anche per i giovani lussemburghesi. Molti rifugiati vivono in condizioni precarie, come quattro persone in una stanza, o pagano affitti esorbitanti, come 1.700 euro al mese per un alloggio. Alcuni miei dipendenti sono senza fissa dimora o dormono nei nostri ristoranti perch\u00e9 non trovano casa. Fino a poco tempo fa, il Lussemburgo garantiva posti nei centri di accoglienza, ma con il nuovo governo, dal 2023, le persone con un rifiuto definitivo di asilo devono lasciare i centri entro cinque giorni, creando un aumento dei senzatetto. Anche i rifugiati riconosciuti vengono spinti a trovare alloggi privati rapidamente, ma il mercato immobiliare non offre soluzioni accessibili.\u201d<\/p>\n\n\n\n<h2 id=\"cosa-ne-pensa-la-politica\"><strong>Cosa ne pensa la politica?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per esplorare prospettive diverse, abbiamo intervistato anche alcuni esponenti politici lussemburghesi, tra cui il deputato\u00a0<strong>Fred Keup, presidente del gruppo parlamentare di ADR (Alternativ Demokratesch Reformpartei)<\/strong>,\u00a0<strong>Barbara Agostino, deputata del\u00a0Demokratische Partei\u00a0(DP<\/strong>) e un rappresentante del\u00a0<strong>Ministero degli Affari Familiari, Solidariet\u00e0, Vivere Insieme e Accoglienza dei Rifugiati.<br><\/strong>Sul modello migratorio lussemburghese, Keup \u00e8 netto: \u201cIl cosiddetto \u2018modello Lussemburgo\u2019 sembra impressionante sulla carta, ma \u00e8 una facciata pi\u00f9 che una vera coesione. Quasi la met\u00e0 della popolazione non \u00e8 lussemburghese, e l\u2019uso della nostra lingua nazionale sta diminuendo rapidamente. L\u2019integrazione oggi significa spesso che i lussemburghesi si adattano agli stranieri, invece che i nuovi arrivati si uniscano al nostro stile di vita. Questo squilibrio crea societ\u00e0 parallele e erode i punti di riferimento condivisi di cui un Paese ha bisogno. L\u2019identit\u00e0 nazionale e la coesione sociale si stanno indebolendo, e molti lussemburghesi si sentono stranieri nel loro stesso Paese.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Servono riforme necessarie, Keup sottolinea: \u201cL\u2019immigrazione incontrollata ha un costo reale per i lussemburghesi comuni. La crisi abitativa \u00e8 il sintomo pi\u00f9 evidente: la popolazione \u00e8 cresciuta da 435.700 nel 2000 a 672.050 nel 2024, con 11.000 nuovi arrivi solo tra il 2023 e il 2024, spingendo i prezzi degli alloggi alle stelle. La competizione nel mercato immobiliare e del lavoro \u00e8 alta, e i lussemburghesi dovrebbero avere la priorit\u00e0 per evitare di essere costretti a trasferirsi all\u2019estero per trovare case accessibili. Lo Stato richiede sempre pi\u00f9 la conoscenza del francese in molte posizioni, trascurando il lussemburghese, il che porta a discriminazioni contro i lussemburghesi nel loro stesso Paese. I pi\u00f9 vulnerabili ne soffrono di pi\u00f9. Le scuole si adattano alle esigenze dei migranti, spesso a scapito dei lussemburghesi. I benefici sociali generosi dovrebbero essere concessi solo dopo un periodo di contribuzione equo, non immediatamente. Ogni riforma deve rispondere a una domanda: serve al benessere dei cittadini lussemburghesi?\u201d.\u00a0\u00a0<strong>Sul sistema educativo trilingue e le politiche multiculturali<\/strong>, Keup afferma: \u201cApprezziamo l\u2019integrazione e il sistema trilingue storico, ma dividere i bambini in un nuovo percorso primario in francese frammenterebbe la coesione sociale fin dall\u2019inizio. La scuola primaria deve unire, non separare, per questo ci opponiamo a percorsi linguistici separati. L\u2019ADR promuoverebbe un maggiore uso del lussemburghese nelle prime classi per costruire un\u2019identit\u00e0 comune, prima di passare al tedesco e poi al francese e all\u2019inglese. Vogliamo anche una maggiore visibilit\u00e0 della lingua e della cultura lussemburghese nella vita pubblica e un test di cittadinanza che richieda una reale competenza linguistica. In breve, vogliamo una societ\u00e0 costruita attorno alla nostra lingua e cultura, non comunit\u00e0 che coesistono.\u00a0\u00a0<strong>Sulla sostenibilit\u00e0 del modello migratorio<\/strong>, Keup \u00e8 scettico: \u201cUna crescita senza fine non \u00e8 sostenibile per un Paese delle dimensioni di una citt\u00e0-stato. Territorio, alloggi, traffico, posti scolastici, medici e bilanci sono gi\u00e0 al limite, e le statistiche sulla criminalit\u00e0 crescono pi\u00f9 velocemente della popolazione. Nel 2023, il Lussemburgo era il quinto nell\u2019UE per richieste di asilo pro capite, un segno che la nostra capacit\u00e0 di assorbimento \u00e8 al confine. La sostenibilit\u00e0 significa che i nuovi arrivi non devono peggiorare la qualit\u00e0 della vita dei residenti, e su questo il modello sta fallendo. L\u2019ADR deve essere la sentinella che impone un controllo della realt\u00e0 contro gli slogan ottimistici. Proponiamo immigrazione limitata, screening pi\u00f9 rigorosi per l\u2019asilo e rimpatri rapidi per chi non ha diritto di restare. Con una popolazione che si avvicina al milione, la qualit\u00e0 della vita sarebbe a rischio, e vogliamo evitarlo, come desidera la maggior parte dei lussemburghesi.\u00a0<strong>Per il modello migratorio<\/strong>\u00a0per l\u2019Europa, Keup conclude: \u201cIl Lussemburgo \u00e8 l\u2019Europa in miniatura e la nostra esperienza mostra che la diversit\u00e0 senza assimilazione indebolisce il tessuto sociale anche di una societ\u00e0 prospera. La prima lezione \u00e8 controllare i flussi e promuovere l\u2019integrazione attraverso una lingua e una cultura civica comuni. La seconda \u00e8 che la sovranit\u00e0 nazionale \u00e8 importante; imporre quote migratorie crea reazioni negative e sfiducia verso Bruxelles. L\u2019ADR promuove una politica che preserva la sovranit\u00e0 degli Stati nazionali, come fanno molti partiti in Europa. Dimostrando che un\u2019immigrazione rapida e massiccia pu\u00f2 erodere l\u2019identit\u00e0 anche in uno Stato prospero, offriamo un esempio cautelativo. In Europa dovremmo essere orgogliosi della nostra storia, eredit\u00e0 e cultura, perch\u00e9 solo un\u2019identit\u00e0 forte consente l\u2019integrazione.\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Agostino \u00e8 invece positiva: \u201cIl Lussemburgo \u00e8 un esempio di coesione sociale basata su rispetto, dignit\u00e0 e inclusione. Abbiamo scelto la pluralit\u00e0, dimostrando che l\u2019integrazione funziona con politiche pubbliche coraggiose, un sistema scolastico plurilingue e accesso a formazione e lavoro. L\u2019immigrazione \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0, non un problema. Servono politiche abitative ambiziose, lotta al lavoro precario e una migliore redistribuzione fiscale per garantire giustizia sociale a tutti, migranti e non.\u201d<br>A proposito del sistema educativo, suggerisce: \u201cIl trilinguismo va reso pi\u00f9 flessibile, con maggiore uso del francese come lingua ponte e l\u2019integrazione delle culture d\u2019origine degli alunni per un\u2019educazione inclusiva. Il modello \u00e8 sostenibile con politiche lungimiranti che garantiscano diritti, doveri e coesione. I partiti devono promuovere una societ\u00e0 aperta, integrando migrazione con politiche sociali e abitative.\u201d<br><strong>Uno modello per l\u2019Europa? <\/strong>Conclude: \u201cIl Lussemburgo insegna che l\u2019integrazione funziona con politiche inclusive, che migrazione e giustizia sociale sono inseparabili, e che le identit\u00e0 multiple sono una forza. Il DP sostiene un\u2019Europa basata su diritti, solidariet\u00e0 e programmi di integrazione.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sul concetto di \u201cvivere insieme\u201d,<\/strong>&nbsp;il Ministero degli Affari Familiari, Solidariet\u00e0, Vivere Insieme e Accoglienza dei Rifugiati aggiunge: \u201cIl \u2018vivere insieme interculturale\u2019 promuove rispetto reciproco, tolleranza, solidariet\u00e0, coesione sociale e la lotta contro il razzismo e ogni forma di discriminazione, considerando la diversit\u00e0 un valore per una societ\u00e0 interculturale. \u00c8 un processo partecipativo, dinamico e continuo che permette a chi vive o lavora in Lussemburgo di convivere, lavorare e decidere insieme. Strumenti chiave includono il Piano d\u2019Azione Nazionale per il Vivere Insieme, il&nbsp;<em>Biergerpakt&nbsp;<\/em>(un impegno volontario che offre moduli formativi su storia, tradizioni, lingue e valori del Paese) e il&nbsp;<em>Gemengepakt (patto comunale, ndr)<\/em>, che impegna i comuni in una collaborazione con il Ministero per promuovere l\u2019accesso alle informazioni, la partecipazione e la lotta alla discriminazione, con supporto finanziario e consulenti interculturali per rispondere alle esigenze locali.\u201d <\/p>\n\n\n\n<p><strong>E\u2019 una storia di successo?<\/strong>&nbsp;Il Ministero afferma: \u201cAttraverso il Biergerpakt, supportiamo i nuovi arrivati con programmi come&nbsp;<em>l\u2019Orientation Day<\/em>, che fornisce informazioni essenziali sulla vita in Lussemburgo, consigli per partecipare ad associazioni e contatti con la pubblica amministrazione. Progetti come i&nbsp;<em>meet&amp;speak<\/em>&nbsp;di INLL (Istituto nazionale di lingue del Lussemburgo), gli&nbsp;<em>Sproochekaffi&nbsp;<\/em>di ASTI o il sito&nbsp;<em>LinGoLux<\/em>&nbsp;promuovono l\u2019apprendimento linguistico e culturale, aiutando i migranti a costruire reti sociali. Sebbene non abbiamo un esempio specifico, molti partecipanti diventano imprenditori o trovano lavoro in settori dove la diversit\u00e0 \u00e8 un valore aggiunto, riflettendo la visione del Lussemburgo di una societ\u00e0 inclusiva che valorizza la diversit\u00e0.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201c<strong>modello Lussemburgo<\/strong>\u201d ha dimostrato che l\u2019integrazione \u00e8 possibile quando si coniugano opportunit\u00e0 economiche, dialogo culturale e mobilit\u00e0 sociale, come testimoniano le esperienze italiane, portoghesi, capoverdiane e il progetto Chiche! Anche se le testimonianze di Marta, Ferreira, Morini e Donven e degli esponenti politici evidenziano un quadro complesso. Da un lato, il Lussemburgo si distingue per il suo approccio strutturale alla migrazione; dall\u2019altro, secondo Keup, c\u2019\u00e8 il rischio di un\u2019erosione dell\u2019identit\u00e0 nazionale e della coesione sociale, mentre le difficolt\u00e0 abitative e burocratiche, insieme al nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, mettono alla prova la sostenibilit\u00e0 del modello. In un\u2019Europa alle prese con dibattiti complessi sull\u2019immigrazione, il Granducato rimane un laboratorio interessante, ma non privo di contraddizioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>di Jacopo Romanelli (per gentile concessione di<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/it.insideover.com\/migrazioni\/lussemburgo-il-modello-migratorio-che-leuropa-ignora.html\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/it.insideover.com\/migrazioni\/lussemburgo-il-modello-migratorio-che-leuropa-ignora.html\" target=\"_blank\"> INSIDEOVER<\/a>)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un collega giornalista italiano, interessato ai temi d&#8217;attualit\u00e0, viene nel Granducato per capire se il modello migratorio lussemburghese pu\u00f2 essere d&#8217;esempio per altre nazioni. 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